Politica

Euro e immigrati, Grillo fa il missino

Il comico chiude al Circo Massimo con una linea politica più vicina alla Lega «Al referendum sulla moneta unica il 70% sarà con noi. Ora a Genova a spalare»

Il sospetto era venuto fin dal venerdì, quando Beppe Grillo aveva detto che «preferisco uno come Berlusconi che lotta per le sue aziende e che è un nemico dichiarato che non i finti amici della sinistra che da vent’anni fanno solo i loro comodi». Ma alla fine della tre giorni del MoVimento 5 Stelle a Roma, con il numero delle presenze che è andato via via migliorando, la svolta politica del comico è diventata una certezza: no all’euro, stop all’accoglienza indiscriminata degli immigrati e durissima opposizione a Renzi. Se non sventolassero le bandiere bianche con il simbolo dei 5 Stelle, sembrerebbe di essere a un comizio di Fdi o della Lega o a un vecchio raduno missino. Se non fosse che i toni del comico sono ancora più forti di quelli mai sentiti altrove: la sinistra è la «peste rossa», il «fango che sta sommergendo questo paese». Ed è inevitabile il riferimento a quanto accaduto a Genova negli ultimi giorni: «Ho chiesto ai parlamentari di venire con me a Genova. Non andiamo più domani (oggi, ndr) perché c’è allerta 2, ma andremo martedì, andremo a spalare. Tanto i miei parlamentari sono abituati a spalare. Che sia merda in Parlamento o fango a Genova non fa differenza». Nel mirino finisce soprattutto il sindaco Marco Doria, che in fondo è uno degli alfieri della «rivoluzione arancione» che pure con il MoVimento 5 Stelle aveva avuto delle contiguità. Ma ora i tempi sono cambiati, e Grillo promette che quando con i suoi parlamentari sarà a Genova «per prima cosa chiederemo le dimissioni del sindaco». Il resto è un attacco durissimo a Renzi e Napolitano: «L’Italia sta andando a bagno, ringraziamo Renzi e gli consigliamo di affrettare a questo punto: non ha più mille giorni ormai». «Quando toccheranno le pensioni e gli stipendi pubblici e saremo col culo per terra - continua il leader dei Cinque Stelle - allora tutti capiranno cosa sta accadendo e, badate bene, che lo stanno già facendo». «Non ho nulla contro i massoni - l’ennesimo affondo - ma sono al governo. Se vogliono andare al governo, allora facciano un partito della massoneria». Ce n’è anche per il Capo dello Stato: «Se non ci fosse stato uno come Napolitano avremmo vinto le elezioni, invece c’è stato un inciucetto di notte con Berlusconi». Poi il ricorso all’ironia. La manifestazione è conclusa ma Beppe riprende in mano il microfono e lancia un’ultima provocazione: «Mi viene un’idea, già che siamo qui e siamo in tanti: perché non facciamo due passi per fare da testimoni a Napolitano?». A poco a poco gli stand si svuotano. Cinquanta volontari cominciano a ripulire il Circo Massimo: «Lo restituiremo a Marino meglio di come lo abbiamo trovato» spiegano. Alla fine il bilancio delle presenze, dopo il mezzo flop di venerdì, è più positivo. Non certo i 500mila annunciati dal blog del comico sabato sera. Ma probabilmente una cifra più vicina ai 200 mila stimati dal più realista Luigi Di Maio.

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