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Renata Polverini: «Io difendo l’articolo 18 anche se Forza Italia è contro»

«Non c’è alcun dubbio, voterò contro l’abolizione dell’articolo 18. Lo richiede la mia storia di sindacalista che si è sempre battuta per le tutele del lavoratore». Renata Polverini, un passato di leader dell’Ugl, poi presidente della Regione Lazio e ora deputata di Forza Italia, si sente particolarmente coinvolta nel dibattito sulla riforma del lavoro.     Il suo voto contro l’abolizione dell’articolo 18 sarà un voto diverso da quello di Forza Italia. Non sarà motivo di imbarazzo? «Sulla partita dell’articolo 18 l’unico partito che si è mantenuto coerente è Forza Italia che si è sempre battuto per la sua abolizione. Ma anche io sarò coerente con la mia storia. Ho proclamato ben 6 scioperi contro Berlusconi e alcuni di questi erano proprio a difesa del’articolo 18. Allora ero convinta come lo sono oggi, che sia l’architrave del diritto del lavoro».     Da allora però è passato del tempo e l’articolo 18 si è indebolito. «È vero. L’articolo 18 non è più quello sul quale proclamai uno sciopero contro Berlusconi. La riforma Fornero lo ha indebolito. Serviva un monitoraggio che non c’è stato. Mentre Renzi ha dato 80 euro io ho chiesto la stessa cifra ai lavoratori per ogni giorno di sciopero a difesa dello Statuto dei lavoratori. Sarebbe un tradimento cambiare posizione. Nemmeno Berlusconi mi capirebbe se assumessi una posizione diversa. Inoltre Forza Italia ha assunto posizione talmente a favore dell’abolizione totale dell’art.18 che oggi si trova a dover giustificare un voto perchè quell’impianto è mutato, perchè nel Pd è emersa una linea diversa. Quando si sta all’opposizione, a prescindere dai provvedimenti, bisogna farla».     Da ex sindacalista come giudica l’atteggiamento dei sindacati su questo tema? «I sindacati hanno fatto l’errore di non intercettare i bisogni delle nuove generazioni in presenza di norme che creavano una giungla contrattuale. Il sindacato si è mosso con lentezza a fronte dei mutamenti sociali. Non ha affrontato, ad esempio, la questione che le giovani generazioni saranno i poveri pensionati del domani con una previdenza molto più bassa dello stipendio e un’integrazione inesistente».     Che dire poi degli scontri tra Cgil, Cisl e Uil? «Negli ultimi anni il sindacato si è diviso ed è diventato più debole. Io vengo da una vecchia scuola che mi ha insegnato come nei momenti difficili bisogna stare uniti per essere più forti. Ciò che mi dà fastidio è sentir parlare di lavoratori privilegiati invece di creare tutele più moderne per le giovani generazioni. Stiamo scatenando una lotta tra generazioni».     L’articolo 18 è stato già depotenziato dalla riforma Fornero. Perchè allora tanto accanimento da parte di Renzi? «Nei fatti non c’è più, è stato lasciato solo per alcune categorie. Sui licenziamenti per cause economiche l’art.18 non c’è più perchè gli imprenditori non hanno difficoltà a motivarli. Vorrei aggiungere poi che l’Italia non è un caso anomalo. L’articolo 18 c’è anche in altri Paesi. Non vorrei che alla fine, da patria del diritto del lavoro diventiamo l’unico Paese che non garantisce il reintegro per motivi disciplinari».     E la flessibilità che fine fa? «Escludo che un imprenditore decida di assumere solo perchè sa di avere più facilità a licenziare. I posti si creano perchè aumenta la produzione a seguito di una maggiore domanda di beni. O Renzi mette in campo politiche che rilanciano i consumi o limitarsi a regolamentare il mercato del lavoro non porta da nessuna parte».     Quindi in alternativa al Jobs act cosa suggerisce? «Il governo dovrebbe impegnarsi ad alleggerire il peso fiscale su imprese e famiglie, a portare il costo dell’energia allo stesso livello dei nostri competitor, ad effettuare una riforma seria della pubblica amministrazione e non a semplici ritocchini. Vorrei sapere se Renzi ha in mente di fare investimenti pubblici rilanciando settori come l’acciaio in cui eravamo leader».     Vuol dire che questa discussione sull’articolo 18 è una perdita di tempo? «Esattamente. Fa parte del marketing di Renzi che vuole gettare fumo negli occhi per far dimenticare che finora ha solo fatto proclami ma nessuna riforma concreta».   E l’ipotesi di anticipare il Tfr in busta paga? «Un’altra cosa assurda. Siccome Renzi non trova le risorse, prova a usare quelle che le imprese accantonano o utilizzano per investimenti. Non capisco come pensa di giustificare questo ennesimo annuncio. Si verrà a creare il problema delle piccole e medie imprese che utilizzano quei fondi per non chiudere».

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