Dal ciuffo al burqa

La sinistra italiana s'ispira al peggio dei dem Usa

Chevallier: «Prendiamoci i mezzi di produzione». Pacini, Majorino e Virginia Libero pronti a imitarli

Festeggiano, nel lato sinistro del campo italiano, e niente di nuovo. Per dirla con l’indimenticabile battuta di Arturo Parisi, che perdono in Abruzzo ma in compenso vincono in Ohio. E siccome stavolta in Ohio hanno vinto davvero, allora siano hamburger (vegani) e Coca Cola, anzi Mecca Cola per carità.

È l’onda blu, i dem «stravincono contro Trump e gli oligarchi», scrive la segretaria Elly Schlein. «La voglia di cambiamento ottiene la maggioranza alla Camera e al Senato. La speranza delle persone è più forte dell’arroganza di questa destra al potere». La deputata Laura Boldrini nota che «la clamorosa sconfitta di Trump alle elezioni di medio termine sono un’altra lezione per tutte le destra autoritarie, sovraniste e illiberali». E ancora, Ilaria Salis, che non poteva mancare al coro degli esultanti, sottolinea: «Sconfitta cocente per Donald Trump, alleato -padrone degli pseudo patrioti italiani ed europei». Questa esultanza in parte è di prammatica, in parte invece sottolinea una dinamica politica che può preoccupare. Sì, perché l’effetto collaterale degli errori di Trump non è il ritorno al potere dei democratici «clintoniani», e quella macchia blu che si è allargata alla Camera al Senato e nel puzzle dei governatori americani in realtà con i parametri cromatici europei sarebbe più rossa che mai. E vede l’abbraccio di due pulsioni, una che guarda al socialismo reale, l’altra invece alla demolizione dei principi occidentali di cui gli Stati Uniti sono baluardo. E l’istantanea di questo è l’esultanza di Abdulrahman Mohamed El-Sayed, americano di origini egiziane, vincitore del collegio senatoriale in Michigan il quale ha salutato la sua vittoria così: «Oggi possiamo passare da ‘Inshallah’ ad Alhamdulillah’». Espressioni che appartengono alla lingua e alla cultura araba, la prima è «se Dio vuole», la seconda invece «Dio sia lodato». E ancora, in questo puzzle, non possiamo non ricomprendere Darializa Avila Chevallier, eletta alla Camera nel XIII collegio di New York, che ha all’attivo una serie di tweet ahinoi significativi.

Nel 2019 scriveva: «Prendiamoci i mezzi di produzione», evocando dunque il marxismo. Nel 2020, infurianti le proteste dopo l’uccisione dell’uomo di colore George Floyd durante un’operazione di polizia, sottolineava la necessità di «porre fine alla polizia in quanto tale. Mai più polizia, in nessuna forma». Poi in seguito disse di essere maturata politicamente, ma in ogni caso quelle frasi rimangono agli annali. E ancora, la star di quel mondo lì, Alexandria Ocasio Cortez, sulla ribalta ormai da anni e riconfermata anche l’altroieri (New York, Camera). «Il capitalismo non è sempre esistito e non esisterà per sempre nel mondo», affermava nel 2018. O ancora a domanda precisa a una radio di New York, rispondeva affermativamente sull’abolizione del Department of Homeland Security, nato nel 2002 per svolgere attività di prevenzione contro il terrorismo. Ha qualcosa di analogo questo racconto? Sì, e ne troviamo una ricca antologia in Italia. È nelle parole di Alessandro Majorino, esponente PD e candidato sindaco che ha definito i militari in presidio a Milano dopo i disordini del 17 ottobre come «inutili» in quanto «danno una pessima immagine della città». O ancora nelle posizioni dell’assessore municipale, sempre di Milano, Lorenzo Pacini, salito agli onori delle cronache per aver affermato, in tv, che in fondo i devastatori di Milano hanno «dato lavoro ai vetrai». E che dire della leader dei giovani Dem Virginia Libero, pupilla di Schlein, e quel «noi organizzeremo i disertori», in tempi in cui le politiche di difesa sono centrali? Ecco l’inquietante modello che prende corpo negli Stati Uniti, un socialismo reale da importazione su cui non c’è da stare tranquilli.

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