Gli stipendi dei dipendenti della Camera e del Senato saranno ridotti. Non sarà più possibile superare i 240 mila euro lordi all’anno (almeno come base). Una misura che consentirà alle casse di Montecitorio di risparmiare 97 milioni di euro. Eppure il Parlamento poteva fare molto di più. Poteva tagliare, ad esempio, gli stipendi di deputati e senatori che negli ultimi anni hanno subìto soltanto una lieve sforbiciata. Non solo. Poteva anche diminuire in modo rilevante le spese: dalla stampa degli atti parlamentari ai benefici per gli ex. Tanti soldi, soprattutto per questi ultimi. Oltre 200 milioni di euro tra vitalizi, assegni di reversibilità e rimborsi di viaggi. Gli ex parlamentari che hanno conquistato il vitalizio sono quasi duemila. Nel 2012 l’amministrazione di Montecitorio ha pagato assegni per 135 milioni 880 mila euro. Ancora più soldi nel 2013 e nel 2014, rispettivamente 138.100.000 e 139.070.000 euro. Non sono più stati eletti eppure paghiamo agli ex anche le spese per i trasporti: 800 mila euro all’anno. Ogni tentativo di abbassare gli assegni è stato vano. Tre deputati del Pd hanno presentato una proposta di legge per introdurre almeno un tetto alla reversibilità in caso di pensioni d’oro. Ma niente. Stessa storia al Senato. Il «trattamento dei senatori cessati dal mandato» è pari a 77 milioni e 200 mila euro all’anno. Rappresenta il 13,8% del bilancio di Palazzo Madama. E pensare che ci sono stati onorevoli che hanno ottenuto il vitalizio con pochi giorni di mandato (nel caso di un deputato radicale con solo 24 ore nel Palazzo, visto che si dimise, per protesta, il giorno dopo essere stato eletto). Ma di sprechi da tagliare ce ne sarrebbero parecchi. In campagna elettorale tutte le forze politiche avevano annunciato che avrebbero ridotto gli stipendi dei parlamentari di alcune migliaia di euro. Anche per fugare il dubbio che si possa puntare a entrare in Parlmento per interessi personali. Nessuno ha dato seguito alla promessa. Soltanto i rappresentanti del M5S si sono autotagliati lo stipendio da 12 a 3 mila euro al mese, destinando l’avanzo al fondo per finanziare le piccole e medie imprese. Intanto è polemica sui tetti per gli stipendi dei dipendenti della Camera. È stato un deputato di Scelta Civica a tuonare: «Molti dipendenti Camera continueranno a superare abbondantemente il famoso tetto dei 240 mila euro annui. Vale a dire che un commesso con qualche decina d’anni di servizio, guadagnerà ancora più del presidente del Consiglio dei ministri, più di un astronauta, di un primario di chirurgia oncologica o di un ingegnere» ha detto Andrea Vecchio. Poi ha attaccato i dipendenti: «Sono centinaia i protetti dalla politica, ridicolmente vestiti in livrea come dei camerieri, grottescamente remissivi e servizievoli con i cosiddetti onorevoli, che per questa loro mansuetudine bovina percepiscono buste paga da sogno senza avere alcuna competenza che le giustifichi. Anzi, i dipendenti Camera sono assolutamente improduttivi». Un giudizio che ha fatto infuriare la presidente della Camera Laura Boldrini: «Nessuna differenza di opinione può legittimare le parole che ho letto nella dichiarazione del deputato Andrea Vecchio». Per i 5 Stelle invece «il presunto tetto agli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato è in realtà un’illusione ottica. I 240 mila euro tanto sbandierati dai partiti si riferiscono solo a una delle tante voci che compongono la busta paga dei burocrati, alla quale si aggiungono l’indennità di funzione, l’incentivo di produttività e gli oneri previdenziali».
Camera e Senato, addio stipendi d’oro. Solo per i dipendenti
I privilegi di parlamentari ed ex restano. E c’è chi attacca: «I commessi? Inutili»
