Politica

Berlusconi convoca i suoi e batte cassa

Oggi l’ufficio di presidenza: sul tavolo il via ai congressi e la raccolta fondi. Intanto, oltre ai 42 dipendenti del Pdl, anche gli ottanta di Fi sono a rischio

I parlamentari la invocavano da tempo. Ma l’agognata convocazione dell’ufficio di presidenza di Forza Italia per questa mattina alle 12, non dovrebbe sciogliere i nodi politici sul campo, ma essere dedicata per lo più alla questione che più preoccupa Silvio Berlusconi in questo momento: le casse (in rosso) del partito. L’ordine del giorno della riunioone recita «esame della situazione politica, campagna congressuale, elezioni regionali e ratifiche di provvedimenti statutari». Ma è senza dubbio il secondo punto quello che sta più a cuore all’ex premier. Perché con i congressi locali, che contestualmente dovrebbero rappresentare l’inizio della fusione tra il partito e i Club Forza Silvio, Berlusconi spera di dare una decisa boccata d’ossigeno ai conti azzurri. Non a caso si starebbe ipotizzando di anticipare a novembre le assise che inizialmente avrebbero dovuto tenersi non prima di gennaio. La situazione di bilancio, d’altronde, non permette temporeggiamenti. I primi a farne le spese sono stati i 42 dipendenti ex-Pdl che non sono stati trasferiti a Forza Italia. Oggi le rappresentanze sindacali dovrebbero avere un nuovo incontro con il ministero del Lavoro, ma sembra ormai certo che per loro non ci sia modo per evitare la cassa integrazione. Una circostanza che, peraltro, ha provocato anche un’accesa polemica tra i dipendenti in esubero e lo stesso Berlusconi, accusato, anche attraverso lettere pubbliche, di aver volutamente escluso il personale che faceva riferimento a Gianfranco Fini prima e ad Angelino Alfano poi. Ma a far escludere le ipotesi di discriminazione contribuisce il fatto che, a quanto pare, anche agli attuali dipendenti di Forza Italia sarebbe stato chiesto un corposo sacrificio economico. Gli stipendi di settembre non sono stati ancora pagati e anche quelli di ottobre rischiano di essere rimandati. Al punto che per circa la metà del personale in capo a Forza Italia (un’ottantina di persone) si fa concreto il rischio della cassa integrazione. Berlusconi, causa la nuova disciplina sul finanziamento ai partiti, non può più intervenire a rimpinguare le casse azzurre. E così si sarebbe alla disperata ricerca di altre soluzioni per evitare uno scenario così drastico. Su questo fronte è impegnatissima l’amministratrice straordinaria Maria Rosaria Rossi, in pressione su tutti i parlamentari che non hanno versato al partito la quota mensile (800 euro), e anche la rinuncia a un piano nel palazzo di piazza San Lorenzo in Lucina che ospita la sede nazionale dimostra come non si stia lasciando nulla di intentato. Berlusconi, inoltre, starebbe valutando la creazione di una fondazione ad hoc. Le spese per il personale pesano in ogni caso circa 7 milioni di euro l’anno. Difficile, se non impossibile, sperare di coprirli tutti. Sul fronte più propriamente politico, una telefonata con Matteo Renzi avrebbe finalmente sciolto il nodo dei candidati alla Consulta. Il Pd ha confermato Luciano Violante, mentre Forza Italia avrebbe rinunciato alla candidatura di Donato Bruno per puntare su un «tecnico», Ignazio Francesco Caramazza, avvocato generale dello Stato fino al 2012. La seduta comune del Parlamento andrà in scena questa mattina alle 9, resta da vedere se l’accordo con il Partito democratico terrà o le votazioni si concluderanno con la sedicesima fumata nera. Infine il Jobs Act. Berlusconi, nonostante la marcia indietro di Renzi sulla cancellazione dell’articolo 18 per i licenziamenti disciplinari, continua a sostenere la linea dell’«opposizione morbida» al governo. Una scelta che, peraltro, sta causando più di qualche malumore nei gruppi parlamentari, non solo quelli di stretta osservanza «fittiana». «Continua a trattarci male - si lamentano dai gruppi azzurri - senza capire che se Renzi ancora lo considera è solo perché ci siamo noi che gli garantiamo i voti. E appena non gli serviremo più, il premier si libererà anche di Silvio». Proprio per questo, nonostante l’«inedia» dell’ex Cavaliere, nell’ufficio di presidenza delle 12 i temi più caldi dell’attualità politica potrebbero comunque trovare spazio. A chiederlo saranno i vari Capezzone, Ravetto, Fitto. Che a fare la faccia buona mentre Renzi fa il bello e il cattivo tempo non ce la fanno più. E proprio Fitto ieri sera ha riunito in un albergo romano i parlamentari a lui più vicini. Ne erano segnalati una quarantina.

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