Prove tecniche di centrodestra ieri sul palco di Atreju. Chiamati a confrontarsi i leader di Fdi-An e Lega, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, il consigliere politico di FI Giovani Toti e il coordinatore nazionale di Ncd Gaetano Quagliariello, in un dibattito dal titolo quanto mai esplicativo «Costruire l’alternativa per non morire renziani». Quattro big di un centrodestra sempre più diviso e frammentato, con posizioni inconciliabili su tanti temi, dall’appoggio al governo Renzi all’euro, da Mare Nostrum all’indipendenza del Veneto. Differenze che sono emerse in maniera evidente anche nel corso del dibattito, dove non sono mancate battute, frecciate e critiche. Un dato è certo: il percorso per ricostruire il centrodestra è ancora molto lungo e complesso. Il più ottimista in questo senso è stato sicuramente Giovanni Toti. «Bisogna sforzarsi per dialogare e trovare i punti su cui siamo d’accordo per poi lavorarci. Su questo palco ci sono posizioni molto diverse ma nessuno vuole consegnare il Paese a Renzi per i prossimi 20 anni. Non credo sia difficile trovare una ricetta comune, perché sono molte più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono». Un concetto non condiviso da Giorgia Meloni che è stata molto chiara: «Il centro-destra non si può riassemblare, si deve rifondare, partendo dai contenuti, scegliendo le primarie come modello e non alleandosi o ammiccando al governo Renzi. Chi lo sta facendo sta pagando un prezzo molto alto, basti pensare che è stato abolito il reato di immigrazione clandestina e si è votata la legalizzazione delle droghe leggere». Una tesi sposata da Salvini: «Se devo scegliere tra l’irrilevanza politica e la coerenza con le mie idee, scelgo la coerenza. E’ giusto dire che per tornare uniti bisogna fare degli sforzi, ma io con il Nuovo Centrodestra non ho proprio nulla in comune». Quagliariello ha invece rivendicato l’alleanza con Renzi «L’Italia era in difficoltà e abbiamo deciso che era necessario fare queste riforme per portare il Paese fuori dalla crisi» e attaccato la Lega sul tema dell’indipentismo che «distrugge il valore della nazione» e del federalismo «le classi politiche regionali hanno fallito, è emersa tanta corruzione, quindi lo slogan Roma ladrona lo rimandiamo indietro». In cima alla lista dei contrasti la riforma elettorale, a partire dalle soglie di sbarramento e dalle preferenze: «In una democrazia deve scegliere il popolo, abbiamo visto chi hanno portato in Parlamento le liste bloccate» - ha sottolineato la Meloni che ha avuto parole dure nei confronti di Renzi «avversario dei lavoratori a partita Iva, dei pensionati, delle Forze dell'Ordine, degli studenti e degli imprenditori vessati dallo Stato». Sulla stessa lunghezza d’onda Salvini «Renzi è molto pericoloso, ti fotte con simpatia», che ha annunciato battaglia sui matrimoni gay e non ha escluso un’alleanza con FdI ed elezioni anticipate: «il Premier ha visto che l’economia non cresce e i cittadini li puoi fregare qualche mese, poi si arrabbiano». Scontro totale anche sull’euro con FdI e Lega da una parte, Ncd dall’altra e in mezzo Forza Italia: «Io non sono per uscire dall’euro perché penso che avremmo più svantaggi – ha spiegato Toti - L’euro non mi sta simpatico, ma ho molti dubbi».
Un centrodestra unito. Contro Renzi
Il più convinto è il forzista Toti: «Non consegniamo il Paese alla sinistra» Ma i motivi di divisione sono sempre più di quelli che uniscono
