Caro Presidente del Consiglio, lo scrittore Paolo Coelho afferma che le decisioni debbono essere prese con coraggio, distacco e talvolta con una certa dose di follia. Ebbene, lei che ancora gode di un ampio consenso nel Paese e che soprattutto ha contribuito a «svecchiare» la nostra classe politica, adesso ha davvero l'occasione straordinaria per fare quello che nessun Governo della storia della Repubblica è riuscito a realizzare: una riforma della sicurezza seria, forte, importante che riduca almeno in parte le Forze di Polizia, valorizzando le professionalità e i Corpi esistenti, che diminuisca costosi apparati e elimini potenti burocrazie, che liberi energie e risorse necessarie per i nostri conti pubblici, da spendere per migliorare strutture e mezzi utilizzati ogni giorno dalle donne e dagli uomini in divisa, da spendere per dare un po’ di ristoro alle retribuzioni di chi è Servitore dello Stato e che troppo spesso viene trattato da servo. Il Sap e la Consulta Sicurezza, che rappresentano il maggior organismo per numero di iscritti del Comparto Sicurezza, sono mobilitati da mesi. Ad agosto abbiamo manifestato in Piazza del Popolo a Roma donando il sangue. Da settimane è in atto l'operazione «Piazza Permanente» con un camper che gira tutta l'Italia per raccogliere firme tra i cittadini e sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della riforma della sicurezza. Per tutto settembre saremo davanti a Montecitorio con il nostro presidio permanente. Io spero di essere un buon sindacalista e credo di essere una brava persona. Credo soprattutto di essere un poliziotto che ascolta il parere dei suoi colleghi: agenti, forestali, penitenziari, vigili del fuoco, carabinieri, finanzieri e militari che ogni giorno mi contattano con centinaia e centinaia di telefonate, mail e messaggi attraverso i social network esprimendo rabbia, frustrazione e sdegno perché si sentono traditi da chi aveva promesso loro solo quello che spetta: visto che i nostri stipendi sono bloccati da cinque anni, visto che di rinnovo contrattuale non se ne parla, è legittimo pretendere una retribuzione adeguata alla propria qualifica o al proprio ruolo? Perché un assistente o un appuntato devono guadagnare come un agente o un carabiniere scelto ? Perché chi ha responsabilità e incarichi deve essere «demansionato» economicamente? Perché un poliziotto con 17 anni di onorato servizio e con un ottimo fascicolo personale non deve percepire il suo assegno di funzione? Magistrati e parlamentari, per citare due categorie a «caso», hanno scatti automatici e aumenti ope legis, immuni da qualsiasi tetto stipendiale o blocco contrattuale. Caro Renzi, lei queste cose sicuramente le sa e se non le conosce faccia una bella reprimenda ai suoi collaboratori e a chi avrebbe avuto il dovere di tenerla informata, a partire dai ministri Alfano e Pinotti che rappresentano, oggi, una delle maggiori cause di scontento e indignazione per i circa 500.000 operatori in armi del Paese, civili o militari che siano. Noi non facciamo ricatti, stia sereno. La nostra protesta, come ha scritto anche qualche autorevole commentatore, rappresenta il campanello di allarme di una esasperazione che non deve essere sottovalutata. L'Italia non può permettersi una mobilitazione senza precedenti dei comparti sicurezza, soccorso pubblico e difesa. Eppure la strada sembra proprio questa, anche se prendiamo positivamente atto della sua volontà di incontrarci. Le dico una cosa: a questo punto, soltanto lei può sbrogliare la matassa. Parlare, ancora una volta, col titolare del Viminale per noi del Sap è inutile. Non ci interessa dialogare con chi non ha potere e forza politica di agire, con chi può al massimo promettere vanamente dicendo: «Mi impegnerò ad impegnarmi». Nelle sue dichiarazioni di questo giorni, stimatissimo Presidente, ho letto il «disappunto» per il fatto che siamo l'unico Paese al mondo con cinque forze di polizia. Mi permetto di correggerla. Ne abbiamo sette, considerando le polizie locali e provinciali, oltre naturalmente a Vigili del Fuoco e Guardia Costiera. Il suo «disappunto» per noi è manna dal cielo: da sempre il Sindacato Autonomo di Polizia ne fa una battaglia, al congresso dello scorso aprile che mi ha eletto Segretario Generale (il tema dell’assise era proprio l'unificazione!) ho ricevuto con piacere il suo messaggio che parlava di «una sfida difficile», aggiungendo che «sarà bello provarci assieme». Da mesi, con un battage sui quotidiani e centinaia di articoli, agenzie e servizi tv ho cercato di far capire a lei e al suo Governo che la strada per riformare la sicurezza non era e non è quella proposta da Alfano, cioè tagli ai presidi e minori assunzioni, ma necessariamente quella di una riforma della sicurezza che parta dalla riduzione dei Corpi in campo. Qualche tempo fa il suo ministro Madia ci aveva provato a lanciare un sasso nello stagno in tal senso, poi non se n'è fatto più nulla. Le abbiamo scritto più volte, caro Presidente del Consiglio. Le abbiamo fatto arrivare messaggi diretti e indiretti. Abbiamo lanciato anche una petizione on line, raggiungibile attraverso il sito internet www.poliziaunita.it, per sensibilizzare i cittadini. Il nostro camper, come dicevo prima, sta girando l'Italia proprio per far firmare le persone. Il 10 e l' 11 settembre prossimi saremo a Roma, a Montecitorio e in Piazza del Popolo, per raccogliere le adesioni dei cittadini della capitale. Io sono un romagnolo sanguigno, lei è un fiorentino appassionato: possiamo fare molta strada. La aspetto in piazza, a Roma, per firmare. Cambiamo verso davvero alla sicurezza. Sara bello provarci assieme. Gianni Tonelli Segretario Generale SAP
«Se avvia la riforma della sicurezza gli agenti saranno suoi fedeli alleati»
Caro Presidente del Consiglio, lo scrittore Paolo Coelho afferma che le decisioni debbono essere prese con coraggio, distacco e talvolta con una certa dose di follia. Ebbene, lei che ancora gode di...
