Politica

Pazienti senza giustizia

di Ivano Giacomelli, Segretario nazionale Codici

È una crudele falsità pensare che l’incremento delle denunce dei casi di malasanità sia finalizzata solo a ottenere un risarcimento economico del danno. Gli addetti ai lavori sanno bene che la responsabilità penale dei medici è difficilmente dimostrabile, perché è creata una condizione di prova praticamente impossibile. L’aumento dei casi archiviati dai giudici è la conseguenza di tutto questo. La gente denuncia casi di malasanità, errori nelle diagnosi, ritardi nelle prestazioni. Il problema è che queste situazioni non vengono rubricate come reati. La Cassazione ha infatti fornito un ombrello di protezione alla classe medica. Ha posto come condizione, per definire la responsabilità del medico, che sia certo l’effetto causale della sua condotta professionale sulla salute del paziente. Quando una persona muore in ospedale, spesso nel certificato di morte, viene usata la dizione generica «arresto cardiocircolatorio». È ovvio che diventa impossibile individuare una responsabilità a monte da parte del medico. Il canone stabilito dalla Corte di Cassazione crea profonde ingiustizie: la gente paga con la vita errori, ritardi, imprudenze e ai camici bianchi viene assicurata una sorta di impunità, anche se l’errore è dimostrato. A parte nei casi in cui è provato un atteggiamento volontario doloso, non si riesce a stabilire una responsabilità del medico.

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