Il giudice «non si tocca», il giudice deve restare fuori, il giudice è off limits. Nel difendere Pasquale Basile, sindaco di Scalea (Cosenza), arrestato un anno fa insieme all’avvocato Mario Nocito ed entrambi in prigione e sotto processo per associazione mafiosa, il legale del sindaco, Vincenzo Adamo, punta a dimostrare, fra le altre cose, che il rapporto fra il suo assistito e l’avvocato era in qualche modo in «buona fede» anche perché «intermediato» da un personaggio di spicco come il giudice Antonio Esposito, colui che ha condannato definitivamente Silvio Berlusconi. «Le frequentazioni dell’avvocato Nocito, tra le quali quelle del giudice Esposito, accreditavano agli occhi del mio assistito la figura del legale come persona affidabile», spiegò a Il Tempo , pochi mesi fa, l’avvocato Adamo. Anche per questa ragione i difensori degli imputati hanno provato ad avere tutte le intercettazioni audio del procedimento. Ma gli uffici della procura distrettuale antimafia gli hanno comunicato che il costo si sarebbe aggirato intorno ai 65mila euro. Spesa improba che ha indotto i richiedenti, che pure su quei file avrebbero voluto puntare, a rinunciare ad avere la possibilità di verificare se fra quelle registrazioni ci fossero altri (e quanti) colloqui fra il giudice Esposito e l’avvocato Nocito. I legali del sindaco Basile, inoltre, alla prima udienza del processo, sempre allo scopo di far rilevare che per il loro assistito «frequentare» Nocito era del tutto normale anche perché lo stesso intratteneva rapporti cordiali con molte persone stimate e con un giudice di Cassazione, chiedono che Esposito sia inserito nella lista dei testimoni. Niente da fare. Il tribunale di Paola, presieduto da Paola Del Giudice, ammette oltre cento persone ma esclude il giudice Esposito perché la sua presenza «non è rilevante ai fini del giudizio». Contemporaneamente consente la testimonianza di un «rispettato» commercialista chiamato in aula dagli avvocati difensori per la stessa identica ragione per cui era stata chiesta la versione di Esposito. Tra l’altro sia il giudice della Cassazione che il commercialista calabrese erano stati messi in contatto con Basile proprio da Nocito. La testimonianza di Esposito, insomma, per i legali del sindaco, si sarebbe potuta rivelare determinante. Ma Esposito, con l’avallo del giudice, se n’è potuto rimanere a casa. Il 3 giugno scorso è stato sentito in aula uno dei carabinieri che ha condotto le indagini, Luca Tufarulo. L’avvocato del sindaco Basile, nell’intento di chiarire se il suo assistito avesse «ceduto» ad alcune richieste avanzate da Esposito, chiede: «E Basile accontentò Esposito nella sua richiesta, sollecitata da Nocito?». A questo punto interviene il pubblico ministero Vincenzo Luberto: «Presidente, posso capire sempre il senso? Allora (…) no, però presidente, avvocato (…) se mi posso permettere, no, allora, presidente, noi abbiamo espunto dalla lista testi, e non sto facendo ostruzionismo, ma sto cercando di riportare le cose alla loro utilità. Noi abbiamo espunto dalla lista testi il presidente Esposito, abbiamo espunto dalla lista testi un’altra congedie di persone appartenenti all’ordine giudiziario, ora andare a, come dire, portata, al di là del divieto che c’è sulle intercettazioni, perché è un divieto di sostanza e cioè quello che entra alla vostra cognizione in relazione alle intercettazioni deve entrare col 268. Dopodiché la Cassazione fa una serie di obiter dicta circa il fatto che non è possibile vietare che si parli, ora… di un qualcosa se questo deve fungere da prodromo di un qualcos’altro». Ed è ancora il pm, dopo aver interrotto l’avvocato, ad aggiungere: «Al di là di questo, comunque, io sto ancora cercando di capire il senso del rilievo di questa… di queste domande al teste, perché che Nocito, e quindi qui vengo sicuramente, come dire, ad affermare quello che la difesa cerca di dimostrare, che Nocito avesse una serie di conversazioni, una serie di contatti, di dialoghi con persone degne di considerazione sulla scorta di quello che rappresentano dal punto di vista istituzionale, è un dato che c’è nel processo. Io quello che non capisco è indugiare con un maresciallo e chiedergli ma lei ha capito che quindi Nocito era una persona che aveva contatti persino con il presidente della Cassazione, che senso ha?». Interviene ancora il presidente Paola Del Giudice: «In effetti l’avvocato ha chiesto se aveva notizia il maresciallo che l’avvocato Nocito era una persona stimabile e l’avvocato… e il testimone ha risposto che non ha mai riflettuto su questo aspetto perché non gli interessava. Ora l’ulteriore domanda è se, diciamo, da queste conversazioni che riguardavano anche il presidente Esposito di una sezione della Corte di Cassazione se lei ha evinto, diciamo, la considerazione che Nocito godeva, questa è la domanda». Ma per il legale la domanda non è questa: «No, presidente, non è questa, mi dispiace. Senta, guardi, il punto è questo, la domanda che ho posto è strettamente legata ai rapporti Nocito e Nocito-Basile. Volevo capire se il maresciallo sapeva che… o meglio se aveva letto della sua analisi diciamo puntuale e di tutte le intercettazioni. E poi voglio dire anche una cosa, presidente, noi ci stiamo difendendo dai giudizi di questa informativa, giudizi, sintesi…». Il presidente interviene ancora: «Andiamo avanti», ma l’avvocato insiste: «Non poter fare domande a chi quei giudizi li ha espressi e poi dopo sono andati pari pari nella richiesta di misure cautelari, non so a chi devo a chi devo farle le domande». Già, a chi?
Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civileAntonio Esposito, l’intoccabile
Più di cento persone sul banco dei testimoni. Ma lui non c’è. Così il Tribunale di Paola lo ha tenuto fuori dal processo IL RITRATTO Ecco l’uomo che silurò l’odiato Cavaliere LE INTERCETTAZIONI Chiese un favore all’amico finito in
