Politica

Fiorito: «Cambiano la legge? Vuol dire che avevo ragione io»

Parla l'ex capogruppo del Pdl al Consiglio regionale del Lazio

Ex capogruppo del Pdl al Consiglio regionale del Lazio, Franco Fiorito è stato il protagonista indiscusso del Laziogate che ha travolto la Giunta Polverini nel settembre del 2012. Fiorito, l’articolo 39 del Ddl Boschi ha abolito i rimborsi elettorali per i gruppi politici presenti nei Consigli regionali. Cosa ne pensa? «È la prova che avevo ragione, perché se c’è bisogno di eliminare una legge vuol dire che era sbagliata e permetteva di fare determinate cose. L’abolizione dei rimborsi elettorali testimonia che la persecuzione che ho dovuto subire è stata inspiegabile e che dopo di me nelle Regioni è rimasto tutto uguale. Ha fatto bene il Senato a intervenire per eliminare una prassi che era senza dubbio scandalosa ma non illegittima. Quindi sarebbe anche da rianalizzare quello che mi è successo». Crede ancora che abbia pagato solo lei per tutti? «È evidente che la quantità di soldi che ci veniva attribuita era fuori da ogni logica, da ogni norma, ma faceva parte di una previsione legislativa del tutto legittima. Io sono stato punito proprio perché ai gruppi venivano dati questi soldi che adesso il Senato vieta. Tutto ciò rafforza quello che ho detto per anni: era una prassi che faceva comodo a tutti. È bene che sia stato fatto questo intervento legislativo che ritengo molto positivo, se fosse stato fatto prima probabilmente sarei stato più felice. Se lei guarda il bilancio degli ultimi anni delle Regioni scoprirà che hanno ricevuto esattamente gli stessi soldi del passato senza che nessuno sia stato indagato o punito». Conseguenze per i Consigli regionali? «Probabilmente tutta l’attività economica che ha sorretto i partiti e i gruppi terminerà. In un momento del genere è bene che sia stata presa questa decisione. Il dispendio economico non è ben visto dai cittadini ed è inutile, perché non sono soldi che producono veramente qualcosa di buono». Il testo è stato approvato in prima lettura, prevede qualche cambiamento? «Credo che sulla base del Ddl Boschi dovrebbe essere variata la norma sull’autonomia delle Regioni. Essendo questa norma di rango costituzionale, è evidente come le Regioni siano state esautorate di un potere. Vedremo se non si tratta solo di uno spot e se riusciranno a portarla a termine. A questo punto io avrei abolito anche i rimborsi dei gruppi parlamentari che sono quelli che ricevono più soldi». In Parlamento si parlava di norma «anti Batman». Che effetto le fa essere uno dei simboli della malapolitica? «Invece credo proprio che sia una norma pro Batman. Dimostra che quella di prima era una pratica legale e adesso è stata abolita. Io ero inserito perfettamente nell’ambito della legge e non ne sono mai uscito. Tra l’altro nel processo è stato dimostrato che nessuno di quei soldi è stato speso per scopi personali. Ripeto: alla luce di questa norma andrebbe rivista anche la mia situazione». Nel dibattito sulla legge elettorale un nodo centrale sono le preferenze. Lei viene spesso chiamato in causa dai detrattori di questo sistema per le sue 27.000 preferenze. «Generalmente parlano male delle preferenze tutti quelli che non hanno voti. Non avendo più interesse a candidarmi non ho un’opinione precisa. Credo comunque che sia sempre meglio far decidere i cittadini rispetto alla nomenclatura dei partiti. La legge attuale produce un Parlamento di bassissimo livello e aumenta il distacco tra la politica e i cittadini. Oggi se vuoi parlare con un deputato non sai neanche dove trovarlo». Crede che la strada intrapresa da Renzi sulle riforme costituzionali sia quella giusta? «Secondo me agli italiani di queste riforme non importa assolutamente nulla. Renzi pensava di portarle a casa abbastanza facilmente per acquisire punti ma così non è stato. Il bilancio sull’attività di governo mi sembra molto deludente, basta vedere i dati economici degli ultimi giorni. Il voto per Renzi alle europee è stato un voto di speranza, che però è stata già ampiamente disillusa».

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