Che qualcosa nel rapporto con Silvio Berlusconi sia cambiato Matteo Renzi lo capisce con chiarezza quando si affronta il nodo preferenze e dall’ex premier arriva un secco no a tutte le ipotesi di modifica sul campo. Sono lontani i tempi in cui a Matteo veniva riconosciuto il merito di aver restituito centralità politica al leader di Forza Italia. Ora, in qualche modo, i rapporti di forza si sono capovolti. Quello in difficoltà, sommerso da dati economici che peggiorano giorno dopo giorno, è il presidente del Consiglio. Mentre dall’altra parte si siede colui che, grazie alla tenuta del gruppo azzurro al Senato, gli sta garantendo l’approvazione in tempi rapidi delle riforme istituzionali. E, ora, lascia trapelare anche la possibilità di un «soccorso» sui provvedimento finanziari del governo, a partire da settembre. E così, il terzo incontro tra Renzi e Berlusconi si chiude con un nulla di fatto solo in apparenza. Perché è vero che rispetto al modello originale dell’Italicum non viene certificato nessun cambiamento, ma a farsi più concreta è la marcia di avvicinamento di Forza Italia alla maggioranza di governo. Un assist che Renzi, in questo momento, non è più in condizione di respingere con sdegno. Berlusconi arriva a Palazzo Chigi in prima mattinata, accompagnato da Gianni Letta e Denis Verdini. Il primo nodo affrontato riguarda proprio il «tagliando» da fare sull’Italicum. E i presupposti sembrano positivi, perché dal leader di Forza Italia arriva una disponibilità di massima a ridiscutere delle soglie della legge elettorale. Sia quella necessaria ad accedere al premio di maggioranza senza il ballottaggio - che nelle intenzioni di Renzi dovrebbe salire dal 37 al 40% - sia quella necessaria ai «piccoli partiti» per entrare in Parlamento. L’idea è di abbassarla al 4% per le forze che si coalizzeranno, ma c’è anche chi ipotizza che si potrebbe arrivare persino al 3. Un modo, peraltro, per «irretire» il Nuovo Centrodestra a convincerlo a «tornare all’ovile» quando si terranno le prossime politiche. Lo stop inaspettato, però, arriva sulle preferenze. Sul tavolo ci sono tre ipotesi. La prima è il modello «Europee», respinto prevedibilmente da Berlusconi, ancora scottato dall’exploit di Raffaele Fitto lo scorso maggio. La seconda prevede il ritorno ai collegi uninominali, da sempre invisi al leader di Forza Italia. Ma la vera sorpresa arriva quando l’ex Cavaliere risponde no anche alla terza ipotesi, quella frutto della mediazione tra Luca Lotti, anch’egli presente all’incontro, e Denis Verdini. Si tratterebbe di un modello che prevede la presenza dei capilista «bloccati» e degli altri candidati eleggibili con le preferenze. Un’opzione che, si vociferava fino a martedì, poteva andar bene a Berlusconi consapevole che, con le percentuali attuali di Forza Italia, il partito eleggerebbe di fatto solo i capilista scelti da Silvio. Invece, arriva lo stop anche a questa ipotesi. Il clima si raffredda e Gianni Letta lancia l’ipotesi di un nuovo incontro a settembre. Potrebbe finire lì. Invece, complice la comunicazione imminente dei dati Istat sul Pil che certificano il ritorno in recessione, il discorso scivola sull’economia. Ed è a quel punto che Berlusconi, oltre ad offrire alcuni consigli sulle politiche da attuare per il rilancio, ipotizza anche che su alcuni provvedimenti di emergenza Forza Italia potrebbe non far mancare il suo sostegno al governo. Renzi, per una volta, ascolta il suo interlocutore con molta attenzione. Per adesso non si parla implicitamente di ingresso al governo, ma semplicemente di replicare il modello già adottato per le riforme. Qualsiasi passo in più sarebbe difficilmente digeribile sia per l’ala sinistra del Pd che per i «falchi» di Forza Italia. «Anche se - ragiona qualche deputato azzurro - basterebbero una o due poltrone da ministro per rabbonire anche i più duri». Ma a vedere l’ipotesi come una chimera è soprattutto il Nuovo Centrodestra. Non a caso, quando l’incontro tra Renzi e Berlusconi - durato oltre due ore e mezza - è da poco terminato, il primo a mettere le mani avanti è Roberto Formigoni: «Forza Italia si è pentita e si è aggregata al carro delle riforme; ora vorrebbe tanto, tanto, tanto aggregarsi anche al governo ma non ce la farà» è la nota velenosa dell’ex governatore della Lombardia. Tutto dipenderà da quanto la maggioranza di governo resterà compatta anche dopo l’estate. Altrimenti, è lo spettro agitato anche ieri da Renzi, si può sempre tornare al voto. E, su quest’ultimo punto, è stato Berlusconi ad ascoltare con attenzione. Senza, pare, riuscire a nascondere un sorrisino.
Silvio offre a Renzi il «soccorso azzurro»
Vertice sull’Italicum, Berlusconi apre sulle soglie ma stoppa le preferenze. Poi ipotizza l’appoggio esterno ai provvedimenti d’emergenza sull’economia
