L’economia è ferma. Il Pil arriverà soltanto allo 0,2-0,3 per cento invece del previsto 0,8. La disoccupazione aumenta, quella giovanile ha raggiunto un livello drammatico, il 43 per cento. I consumi sono stagnanti. Gli 80 euro in più nelle buste paghe (anche se non di tutti) su cui Renzi ha puntato non hanno messo in moto la ripresa. Gli italiani non spendono. Basta vedere cosa sta succedendo in queste settimane con i saldi. In questo scenario c’è ancora un dato molto illuminante: la spesa pubblica è salita di 24 miliardi. Chissà cosa sta facendo il commissario di governo Cottarelli, che invece doveva tagliarla. Dunque è evidente che l’Italia sia ancora bloccata. E incombono il fiscal compact e il pareggio di bilancio, accordi europei che inevitabilmente diventeranno una camicia di forza. Come si fa a sostenere, in queste condizioni, che non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva? È indispensabile dire la verità agli italiani: la situazione peggiorerà. Lo segnalano tutti i dati che abbiamo. Le associazioni dei consumatori sono molto preoccupate. Vogliamo bene a questo Paese e vorremmo che riuscisse a rimettersi in movimento. Ma nella giusta direzione, che non è quella imboccata dal governo. Bisogna ridurre la spesa pubblica: eravamo a 820 miliardi ma continua ancora ad aumentare. Poi è necessario investire. Innanzitutto nella ricerca e nell’innovazione. Abbiamo 120 miliardi di riserve nella Banca d’Italia perché non recuperare 30-40 miliardi per puntare sulle nuove tecnologie, ovviamente coinvolgendo in questo percorso anche le imprese? Soltanto così potremo rendere più efficiente il nostro Paese.
Spese e imprese Paese al bivio
di Elio Lannutti, presidente Adusbef