Politica

Io, testimone di un’ingiustizia

di Emilio Fede

Caro Direttore, erano le 13 quando la notizia dell’assoluzione si è «infilata» nei notiziari televisivi già assediati dalla sciagura aerea nei cieli dell’Ucraina, la guerra di Gaza, i primi passi della Concordia. Assolto. Il presidente della Corte ha la voce chiara. Non si perde una parola nell’ascoltarlo. Assolto. Poi i commenti, le immagini di Berlusconi che lascia Cesano Boscone, dove svolge i servizi sociali. Appare solo la mano che saluta dal finestrino. Tanti anni di giornalismo vissuti in trincea. Tante vicende di cronaca giudiziaria raccontate. Tante condanne. Tante assoluzioni. Ma questa pronuncia di una sentenza è certo tra quelle che più mi hanno emozionato. Non soltanto per l’amicizia con Berlusconi lunga di oltre 25 anni. Ma per il rispetto della verità che io conosco, che ho testimoniato nel processo di primo grado sul caso Ruby e non sono stato creduto. A chi mi chiedeva come è possibile che un Capo del Governo intervenga per una ragazza come Ruby la risposta era ed è «atto di generosità per impedire la comunità» che poco consente alla riabilitazione, specie morale. Lacrime agli occhi. Certo. Poi una serie di sms: perfino al posto di Guardia di Arcore. A Confalonieri, Pier Silvio, Marina. A Francesca, che ha risposto «felicità pulita» e a Pasquale Straziota, capo ufficio legale. Felicità in aula dove gli avvocati Coppi e Dinacci erano nel groviglio di baci, abbracci. Facce serene anche quelle della Corte. Domani i riflessi del mondo politico. Quale prospettiva dopo la sentenza nei rapporti con il governo e nella stessa Forza Italia? Mentre seguivo questa festa mi è venuta in mente la frase che Berlusconi ha detto alla riunione di Forza Italia: «Vi chiedo di avere fiducia in me. Come ne avete avuta per tanti anni». I giornalisti erano tanti. Forse qualcuno non si attendeva l’assoluzione, ma lo sconto di pena. Berlusconi per tanti mesi ha sofferto quello che poco traspariva. Credo che più volte, sommessamente, lui buon cattolico abbia pregato. Con un pensiero rivolto alla mamma che alla decisione di entrare in politica gli aveva detto: «Se ti senti fallo, ma attento che ti faranno del male»

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