Politica

Merkel contro Mogherini: non è esperta

La Cancelliera preferisce una francese commissario degli Esteri Ue. Braccio di ferro sulla candidata italiana. Nelli Feroci all’Industria

«Abbiamo bisogno di qualcuno con più competenze in politica estera»: così Elmar Brok, presidente della Commissione Affari esteri al Parlamento europeo e consigliere della cancelliera tedesca Angela Merkel, risponde a chi gli chiede della candidatura di Federica Mogherini ad Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, durante il pre-vertice del Ppe a Bruxelles. Federica Mogherini, romana, dal 22 febbraio 2014 Ministro degli Affari Esteri nel Governo Renzi, non è solo la figura scelta dal premier per il ruolo, ma anche la candidata del Partito Socialista europeo. Il Pse infatti ha ufficialmente candidato la premier danese Helle Thorning Schmidt alla presidenza del Consiglio Ue e Federica Mogherini per il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera. L’annuncio è stato dato ieri dal capogruppo di S&D Gianni Pittella, al termine del vertice del Pse a Bruxelles. Quella della Mogherini è una candidatura decisamente tormentata, che sta assumendo i contorni di un vero braccio di ferro e il nodo si scioglierà nelle prossime ore. Federica Mogherini si è trovata blasonatissimi sostenitori, ma anche feroci oppositori, come, appunto, il consigliere della Merkel. La pensa diversamente il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. La candidatura del ministro degli Esteri Mogherini, come Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, «è molto concreta», ha sottolineato Schulz, al termine della riunione dei leader socialdemocratici che ha preceduto il vertice di Bruxelles. «La conosco da tempo, è molto competente e non capisco chi la critica perché è troppo giovane: è come quando dicono a Juncker che è troppo vecchio», ha aggiunto. Secondo Schulz la distribuzione delle cariche fra le due principali famiglie politiche europee deve ancora essere negoziata con il Ppe, ma per i socialisti, che hanno un maggior numero di leader nel Consiglio, «è logico che si chieda per noi il posto del successore di Van Rompuy». Forte sostegno alla Mogherini anche e naturalmente dalla compagine governativa italiana. «La cosa certa è che l’Italia è in grado di guidare la politica estera europea - così Angelino Alfano, arrivando al vertice del Ppe - ogni veto, o stop all’Italia sarebbe inaccettabile. Questa è la posizione che sosterrò al vertice del Ppe». E ancora: «È decisivo affermare che la sinistra europea - ha aggiunto - ha votato Juncker, come presidente della Commissione, noi come Ppe dobbiamo mantenere impegni e dire sì alla guida italiana a politica estera europea. Sono certo che prevarrà la linea dei sì». Ma chi vorrebbero i tedeschi per l’importante ruolo di guida della politica estera? I possibili candidati: «La francese Elisabette Guigou, la bulgara Kristalina Georgieva e il polacco Radoslaw Sikorski», ha detto ieri Elmar Brok, consigliere della Merkel. Insomma i tedeschi sostengono una francese e il più importante quotidiano francese dà man forte. «L'ossessione di Renzi per imporre un italiano» come Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europa «è misteriosa». Lo scrive sul suo blog il corrispondente da Bruxelles di «Le Monde», Philippe Ridet, che, dopo aver ricordato come le critiche nei confronti di Federica Mogherini riguardino il suo essere considerata troppo filorussa, cita tra l'altro una fonte diplomatica secondo la quale «l'Italia non ha mai brillato per la sua politica estera». In realtà, secondo il quotidiano francese, «due spiegazioni possono permettere di comprendere l'intestardirsi di Renzi». La prima, sostiene Ridet, è che il presidente del Consiglio «non vuole sentire parlare, malgrado l'insistenza di molti suoi interlocutori di alto livello, di trovare un posto europeo al suo predecessore, Enrico Letta, perché teme che un giorno possa tornare da Bruxelles con un'aura di sucecsso e avido di rivincita nei confronti di colui che l'ha spinto all'uscita: in queste condizioni, con la nomina della Mogherini o di Massimo D'Alema, l'Italia si riterrebbe «servita», come si dice a poker, e passerrebbe la mano per gli altri posti, anche se sono di maggiore visibilità o peso politico. La seconda ragione che Le Monde intravvede nell'ostinazione di Renzi è che, «di fronte alle riforme che si annunciano più complicate e lunghe del previsto da mettere in atto, Renzi deve strappare qualche piccola cosa al più presto, per poter dimostrare agli italiani che hanno fatto bene a fidarsi di lui dandogli il 40,8% dei voti alle europee.

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