Jean-Claude Juncker ha rivolto stamattina a Strasburgo l'ultimo discorso agli eurodeputati ai quali ha chiesto la fiducia prima del voto che ha ratificato la sua indicazione alla guida dell'esecutivo Ue da parte dei capi di stato e di governo, decisa nel consiglio del 27 giugno scorso. Juncker ha ottenuto 422 voti favore. Diventa così il nuovo presidente della Commissione e succede a Barroso. Al lussemburghese, esponente del Partito popolare europeo, servivano 376 voti per raggiungere la maggioranza assoluta richiesta. Sulla carta, i voti a favore dovevano arrivare dai gruppi Ppe (221 eurodeputati), S&D (191), Alde (67), per un totale di 479. Complice lo scrutino segreto, qualche voto è mancato. Ma il risultato è ben al di sopra del minimo richiesto ed è il frutto di un'ampia convergenza tra popolari e socialisti sul suo nome. Contro hanno votato 250 europarlamentari. Quarantasette gli astenuti, dieci i voti non validi. Nel suo discorso programmatico Juncker ha promesso «un ambizioso pacchetto di azioni per l'occupazione, la crescita e gli investimenti» integrando il bilancio dell'Ue e la Banca europea per gli investimenti (BEI) e destinando «nei prossimi tre anni, fino a 300 miliardi di euro a ulteriori investimenti pubblici e privati nell'economia reale». Questi investimenti aggiuntivi dovranno essere incentrati sulle «infrastrutture, in particolare la banda larga e le reti energetiche, nonche´ le infrastrutture nei trasporti in agglomerati industriali, sull'istruzione, sulla ricerca e l'innovazione e sulle energie rinnovabili, e sull'efficienza energetica». Per quanto riguarda l'impiego dei bilanci nazionali, Juncker ha detto che «per sostenere la crescita e l'innovazione dobbiamo rispettare il patto di stabilità e crescita, sfruttando nel miglior modo possibile la flessibilità delle attuali norme del patto». Sull'austerità, il candidato ritiene che si debba «a medio termine, riequilibrare le modalità con cui i paesi della zona euro in difficoltà ottengono un sostegno condizionato ai fini della stabilità. In futuro dovremmo poter sostituire la troika con una struttura che abbia maggiore legittimità democratica e debba rispondere maggiormente del suo operato, imperniata sulle istituzioni europee e soggetta a un maggior controllo parlamentare a livello sia europeo sia nazionale». E poi Juncker ha aggiunto che «in futuro, qualsiasi programma di sostegno e di riforma implichi non soltanto una valutazione della sostenibilità di bilancio, ma anche una valutazione dell'impatto sociale». Tuttavia Juncker si guarda bene dal dare una tempistica precisa di queste misure. Sul tema dell'immigrazione, Juncker ha detto che «è mia intenzione promuovere una nuova politica europea sulla migrazione legale» con «un Commissario con una competenza speciale per la migrazione, incaricandolo di collaborare con tutti gli Stati membri e con i paesi terzi maggiormente interessati». Nel suo discorso il candidato alla presidenza della Commissione ha anche parlato di «mercato unico del digitale connesso che potrà generare una crescita in Europa di 250 miliardi di euro» e di «una nuova Unione europea dell'energia». Poi ancora di reindustrializzazione: «Dobbiamo riportare al 20% entro il 2020 l'incidenza del settore industriale nel PIL dell'Unione rispetto all'attuale 16% scarso». Sul lavoro Juncker ha detto che «la libera circolazione dei lavoratori è uno dei capisaldi dell'Europa » e si è detto a favore di «un salario minimo garantito in tutti i 28 Paesi Ue». Infine la promessa di «non immolare sull'altare del libero scambio con gli Usa le norme europee in materia di sicurezza, salute, protezione sociale e protezione dei dati oppure la nostra diversità culturale» nel contesto dell'accordo di libero scambio Ue-Usa, «la creazione di un registro obbligatorio dei lobbisti, valido per tutte e tre le istituzioni» e una ferma affermazione che «è semplicemente ingiusto che, in base alle norme attuali, la Commissione sia giuridicamente obbligata ad autorizzare l'importazione e la trasformazione di nuovi organismi anche se una netta maggioranza di Stati membri si oppone».
Juncker è il nuovo presidente della Commissione europea
422 a favore su 376 necessari. Priorità crescita e occupazione: "300 miliardi in 3 anni"
