È durata meno di un mese l'apertura del Movimento 5 Stelle verso Renzi sulla riforma elettorale. Il post dello scorso 15 giugno, arrivato dopo la «legittimazione del voto delle europee», in cui Grillo e Casaleggio auspicavano un incontro con il premier, è già un lontano ricordo: «Se Renzi ritiene che la legge M5S possa essere la base per una discussione comune, batta un colpo. Il M5S risponderà». Il problema è che il premier il colpo non lo ha battuto, almeno nei termini attesi dai grillini pronti a tornare in trincea dopo la decisione di lunedì del Presidente del Consiglio di annullare l'incontro in calendario con la delegazione M5S sulla riforma elettorale in mancanza di una risposta scritta alle 10 condizioni indicate dal Pd. Era facile prevedere, quindi, una reazione-ultimatum della coppia Grillo-Casaleggio che è puntualmente è arrivata ieri con il solito post cofirmato sul blog. «Il M5S ha messo alla prova la velocità di Renzie e ne ha constatato la lentezza da bradipo. Da settimane è stata data la nostra disponibilità a convergere sulla legge elettorale. Il M5S ha risposto alle richieste del Pd in tempo reale, il Pd ha fatto ammuina». Non solo. «Renzie è imbattibile a menare il can per l'aia dietro a un apparente decisionismo. È necessario invece concludere il confronto al più presto». Un confronto rallentato dal premier che non ha risposto alle pressanti richieste di incontro da parte del Movimento 5 Stelle per dedicarsi a chiudere l'accordo con Forza Italia sul nuovo Senato. Una decisione che non è passata inosservata, almeno a giudicare dai toni utilizzati nel post di ieri. «Abbiamo constatato sulla nostra pelle che fuori dal patto di ferro tra Pd-Forza Italia il governo non intende toccare nemmeno una virgola di questo testo. Gli italiani devono sapere che le regole del gioco le stanno scrivendo in due, Renzi e Berlusconi, e tutti gli altri sono tagliati fuori senza possibilità di toccare palla. Se non verrà confermata una data di incontro con la nostra delegazione in settimana insieme a eventuali rilievi alle nostre risposte ne prenderemo atto e lasceremo che la trattativa si sviluppi con la benedizione del Colle tra il notopregiudicato, e forse da venerdì anche notocarcerato, e il bradipo fiorentino». Queste le parole dei due fondatori del Movimento 5 Stelle che hanno concluso il post lanciando un ultimatum: «Aspettiamo una risposta entro 24 ore». Risposta di Renzi che da Palazzo Chigi fanno sapere potrebbe arrivare domani, o al massimo martedì, intanto ieri si è registrata la pronta replica del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: «Risponderemo senza problemi nelle prossime 24 ore, il Pd incontrerà M5S e il tavolo resta aperto. Prendo atto di questa fretta, ma segnalo che negli ultimi mesi abbiamo lavorato». Mentre la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani ha usato toni decisamente più duri: «La tattica di Grillo appare sempre più chiara: chiedere il confronto per fermare le riforme. C'è una doppia linea nel M5S: quella ufficiale che chiede l'incontro e quella reale che vuole bloccare il processo delle riforme. Grillo si è tagliato fuori da solo con il suo splendido isolamento, poi ha tentato di rimettersi in pista all'ultimo minuto e ora non sa più che pesci pigliare». Sull'argomento è entrato anche il capogruppo alla Camera dei pentastellati Luigi di Maio che, dopo aver capeggiato l'ala trattativista del Movimento, ha fissato per martedi mattina, davanti a Montecitorio, una manifestazione di protesta del M5S contro la riforma in discussione al Senato: «Credo che sia una riforma che fa paura, qui si rischia una linea autoritaria. Una riforma elettorale senza preferenze, una riforma del Senato che non è elettivo quindi i cittadini non possono scegliere, si capisce che i grandi esclusi di queste riforme sono i cittadini. Faremo opposizione dura e faremo la manifestazione per attirare l'attenzione il più possibile su questo tema. Se la linea del dialogo significa che Renzi temporeggia invece di incontrarci e intanto si fa le riforme con Berlusconi, questa non è la linea del dialogo». Alla manifestazione di martedì non parteciperà Beppe Grillo, ma il segnale lanciato dai pentastellati è chiaro: Renzi non giochi su due tavoli, la cosiddetta «strategia dei due forni», teorizzata da Giulio Andreotti, che il premier dovrebbe conoscere bene.
Grillo&Co. contro il premier: "Sveglia bradipo siamo qui"
I due fondatori incalzano: aspettiamo una risposta entro 24 ore. L'accusa: Matteo ha voluto chiudere prima l'accordo con Forza Italia
