Politica

Bocchino, Pontone, Briguglio, Ronchi I vecchi amici gli voltano le spalle

Carlantonio Solimenec.solimene@iltempo.it La parola d’ordine è «no ai politici, sì alla società civile». Almeno ufficialmente. Perché, in realtà, a Gianfranco Fini non sarebbe dispiaciuto avere...

La parola d’ordine è «no ai politici, sì alla società civile». Almeno ufficialmente. Perché, in realtà, a Gianfranco Fini non sarebbe dispiaciuto avere accanto a sé, in questa nuova avventura, molti di quegli esponenti che lo accompagnarono nell’avventura - rivelatasi fallimentare - di Futuro e Libertà. E così nei giorni scorsi alcuni dei suoi fedelissimi, Roberto Menia in primis, hanno avviato una serie di contatti con i vecchi compagni di viaggio per assicurarsi la presenza - in platea, non sul palco - degli uomini che parteciparono allo strappo del 2010. Ricevendo, però, diversi no. Non ci sarà, ad esempio, uno dei personaggi più rappresentativi dell’ortodossia finiana, quell’Italo Bocchino oggi direttore editoriale del Secolo d’Italia. E proprio il nuovo ruolo in seno alla storica testata della destra tricolore, ottenuto in virtù dei buoni uffici con i «Fratelli d’Italia» Ignazio La Russa e Gianni Alemanno, ha sconsigliato a Bocchino di farsi vedere oggi al Palazzo dei Congressi, nonostante lui stesso nelle ultime settimane non abbia maki rinnegato l’amicizia con Fini. Anche Pasquale Viespoli, pur essendo stato contattato, diserterà l’appuntamento dell’Eur, così come Pippo Scalia, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, che in realtà divorziarono dal leader già nell’estate del 2011, ben prima della batosta elettorale. Il forfait di Ronchi era ampiamente prevedibile, avendo l’ex ministro fondato un proprio movimento politico e non essendo più in buoni rapporti con Fini. Mentre più in bilico era la posizione di Adolfo Urso, che sarebbe in un momento di gelo con Fdi-An soprattutto a causa delle posizioni anti-euro della Meloni, ma che al momento resta comunque fuori dall’orbita finiana. Hanno detto no all’ex presidente della Camera, infine, anche Carmelo Briguglio, riavvicinatori a Gianni Alemanno, e l’ex tesoriere di An Francesco Pontone. Anche Gennaro Malgieri, ex direttore del Secolo, avrebbe rifiutato l’invito, mentre Fabio Granata, ormai tra i verdi di Green Italia, non avrebbe trovato abbastanza stimoli per sobbarcarsi la trasferta dalla sua Sicilia. Più sfumate altre posizioni. Ad esempio quella di Mario Landolfi. Ufficialmente non aderisce alla nuova iniziativa finiana e oggi non sarà al Palazzo dei Congressi, ma - secondo alcune indiscrezioni - sarebbe stato tra i più attivi nel tessere la tela della nuova iniziativa, specie al Sud. Giorgio Conte, invece, non ci sarà ma solo per motivi professionali. «Per ora preferisco aspettare che si faccia maggiore chiarezza nel centrodestra - spiega - e mi auguro che l’assemblea di Fini serva ad unire e non a creare nuove contrapposizioni». Caso analogo quello di Giulia Bongiorno. Lei a Roma sarebbe venuta, ma per motivi di lavoro si è limitata a inviare un messaggio all’ex leader che probabilmente sarà letto in assemblea. Una partecipazione «a metà» che lascia immaginare anche un canale di collegamento con l’«Italia Unica» di Passera, dato che l’avvocato ha già aderito al movimento dell’ex banchiere. Donato Lamorte, invece, non avrebbe ancora sciolto la riserva, soprattutto per motivi di salute. C’è poi l’elenco di coloro che, come ha spiegato Egidio Digilio - nel CdA della Fondazione An - hanno sentito «il richiamo della foresta». Con lui e con Menia, ci sarà anche Enzo Raisi: «Ho creduto in Fini - spiega - e quindi la presenza alla sua manifestazione era doverosa, un fatto di coerenza. Un modo per dimostrare che le ragioni di Futuro e Libertà non sono morte con noi». Mossi dalla «curiosità» saranno presenti anche altri ex parlamentari come Claudio Barbaro (presidente dell’Asi) e Antonio Buonfiglio. «Andrò lì come una persona qualsiasi - spiega Barbaro - voglio vedere quale sarà la risposta della platea e quali saranno i contenuti che emergeranno». «Ci farò un salto - conferma Buonfiglio - perché Fini resta comunque l’unico personaggio di spessore della destra italiana». Adesione convinta, infine, da Giuseppe Consolo, Angelo Pollina (già consigliere regionale in Toscana), Francesco Macrì e Daniele Toto. Altri nomi resteranno in bilico fino alla fine. O, per lo meno, aspetteranno di conoscere l’esito dell’operazione per decidere se aggregarsi o meno alla nuova avventura finiana. Nelle praterie lasciate libere dalla destra italiana, ogni tentativo è guardato con grande attenzione.

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