Politica

L’ora della vendetta. Scatta l’allarme ultras

Forze dell’ordine già pronte in tutta Italia Si temono scontri nelle trasferte dei romanisti

Per chi c’era, quella sera del 3 maggio scorso a Tor di Quinto non era mai finita. Quella maledetta finale di Coppa Italia è durata fino alla notte scorsa. Fino a quando Ciro Esposito è morto, fino a quando l’agonia del 24enne napoletano ferito a colpi di arma da fuoco dall’ultrà giallorosso Daniele De Santis, è terminata nel modo peggiore. Ieri mattina a Scampia, a casa di Ciro, non c’era nessuno. Ma il quartiere era, come tutta Napoli, una pentola a pressione. Gli inviti alla calma, i «nessuna vendetta» ripetuti dai familiari di Ciro e dalle istituzioni non bastano. Il «codice ultrà» - raccontano nei quartieri più caldi di Napoli - è stato violato: Ciro Esposito è il primo tifoso ucciso a colpi di arma da fuoco da un ultrà avversario nella storia del calcio italiano. E la tifoseria romanista, a detta dei rivali partenopei è «infame e assassina». Il tam tam dei gruppi napoletani rilancia questo messaggio: migliaia di ultrà di tutto il mondo, sui siti del settore e sui social network, ripetono in tutte le lingue la loro «fatwa» e esprimono solidarietà ai napoletani. A complicare la situazione sono stati gli striscioni inneggianti a Daniele De Santis esposti all’Olimpico lo scorso 11 maggio in occasione di Roma-Juve. Mentre la maggioranza dei tifosi giallorossi non applaudivano a quegli striscioni, alcuni settori delle due curve non prendevano le distanze da Daniele De Santis, il presunto assassino. Quelle scritte «Daje Daniele» e «Forza Daniele» sono state giudicate, dagli ultras napoletani, come un volantino di rivendicazione. I tentativi di stemperare la tensione si reggevano sull’idea che «Gastone» fosse più un pazzo isolato che un capotifoso. Un’idea respinta dai blog e dai siti di fede partenopea che ricordano come De Santis sia stato protagonista di episodi clamorosi nella curva sud dello stadio, a partire dal famoso derby capitolino rinviato, nel 2004, su pressione degli ultrà, per la falsa notizia della morte di un bambino. «Gastone» fu visto in mondovisione dialogare con Francesco Totti dopo essere entrato in campo. Ma in queste ore la tensione e le minacce si alimentano online. A qualche idiota che si lascia andare a commenti impropri sull’omicidio di Ciro, corrispondono tifosi di opposta fazione che minacciano ritorsioni e vendette. «Non finisce così», urlò una Curva A napoletana gonfia di dolore e rabbia tre giorni dopo quella maledetta finale. La tifoseria azzurra si divide anche se riesce complicato pensare a ciò che la polizia invece non esclude: un raid punitivo nella capitale. Il prossimo campionato, la prossima Champions League, rischiano di rivelarsi un calvario per i tifosi giallorossi. Dietro ogni trasferta potrebbe nascondersi un’insidia. In ogni stazione ferroviaria potrà esserci chi vorrà punirlo. I match contro il Napoli saranno a «trasferta vietata» per chi sa quanti anni. Così come le trasferte dei romanisti a Genova (sponda rossoblu): il Genoa e il Napoli sono uniti da un gemellaggio solidissimo. I partenopei sono legati anche a Catania e Ancona. Ci sarà però il Palermo: in queste ore il gemellaggio tra una parte dei tifosi siciliani e una parte dei romanisti sembra vacillare. In ogni caso, il Sud appare off-limits: i problemi potrebbero nascondersi durante il tragitto via bus o treni. Gli apparati di polizia confermano che anche da tifoserie storicamente ostili a quella napoletana giungono segnali di solidarietà e insulti e minacce verso i romanisti. Si sono espressi pubblicamente i laziali, che hanno offerto aiuto alla famiglia di Ciro durante la permanenza a Roma. Ma anche milanisti, livornesi, interisti. In Europa - racconta un vecchio ispettore della digos - non va meglio: una trasferta a Dortmund sarebbe un pericolo serio. Il gemellaggio tra il Napoli e il Borussia è recente ma già solido. L’est europeo è interamente a rischio: le tifoserie sono legatissime alla cosiddetta «mentalità ultras» (che vieta l’uso delle armi da fuoco) e particolarmente temibili. Bulgaria, Polonia, l’intera ex Jugoslavia via internet mandano segnali inquietanti. Allarmismi? Logiche perverse? I fatti sono questi e le forze dell’ordine lo sanno bene.

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