«Vediamo se quello di Grillo è un bluff... Spero di no. In ogni caso Renzi deve andare a vedere se quella del leader M5S è una proposta seria o no». Un rapporto controverso, quello tra Pd e grillini, che parte dall’alba della XVII Legislatura, quando Bersani s’incartò nel tentativo di formare un governo democratico col sostegno pentastellato. Un rapporto difficile, incarnato in qualche modo da Pippo Civati, deputato Dem che più volte ha sottolineato la necessità di un dialogo parlamentare con i grillini ricevendo in cambio sberleffi da Grillo & Co. Oggi i tempi per costruire veramente un ponte - seppur limitato alla legge elettorale - col Movimento 5 Stelle sembrano essere maturi dopo l’apertura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio a Renzi. Onorevole Civati, come giudica la proposta M5S? «È sicuramente utile, un’apertura che si aspettava da un anno. La questione del rapporto tra Pd e M5S è stata al centro dell’inizio della legislatura. Grillo ha sempre rifiutato il dialogo, evidentemente ora capisce che di fronte ha una forza in campo sorprendente. Per mesi ha attaccato il Pd e il sottoscritto, mi hanno detto di tutto. Ma io ero solo quello più curioso nei loro confronti dal punto di vista politico. Per mesi ho auspicato che si scongelassero, ora finalmente si stanno scongelando». Cosa può significare l’apertura di Grillo sulla legge elettorale? «Un accordo accantonerebbe Berlusconi. Speriamo che Grillo confermi questa volontà di dialogo... Diceva che gli andava bene anche il Mattarellum...». Il problema è il rapporto tra Pd e FI? «No, il tema politico è diverso. Renzi vuole condividere le regole con le opposizioni. Io ho suggerito di verificare se era possibile instaurare un dialogo in Parlamento anche con i grillini prima di dire che non ci sono alternative al patto con Berlusconi. Renzi si rafforzerebbe con un’ampia maggioranza su riforme e legge elettorale che coinvolgesse anche Grillo. Trovo viceversa sbagliato reputare intangibile l’accordo col Cav. Bisogna trovare una maggioranza larga su legge elettorale e riforme, allarghiamo alle modifiche della minoranza, basta con le aperture ipocrite e parziali. Dobbiamo guardarci intorno cercando altre larghe intese. L’alternativa a Ncd c’è già e si è formata sul ddl Chiti con una parte di Pd, Sel, gli ex grillini e l’apertura su quel testo anche del M5S». Evoca un cambio di maggioranza al governo? «La mia era una suggestione. Io auspico solo un confronto politico più ampio, più forte e più utile. Sarebbe già tanto avviare una nuova consuetudine parlamentare, senza evocare cambi di maggioranza». Grillo propone un proporzionale puro «corretto», una cosa molto diversa dall’Italicum... «Mi auguro che Renzi allarghi l’orizzonte parlamentare, sperando che quella di Grillo non sia un’apertura tattica. Certo il doppio turno penalizza il Pd, obbliga alle alleanze. Il maggioritario ci avrebbe favorito». Riforme e senatori dissidenti. Come finirà? «Le autosospensioni sono un problema. Si parla di minoranza civatiana, ma su 14 solo 6 stanno con me. Per non parlare degli altri che non si sono autosospesi. Il leader sta drammatizzando lo scontro, strumentalizza una battuta infelice di Mineo... È prepotente. E anche l’elezione di Orfini alla presidenza dell’Assemblea... E con la prepotenza non si va lontano: crede che in futuro i 14 senatori voteranno contenti i provvedimenti del governo? Io non voglio fermare le riforme, voglio solo porre un tema politico. Prima si voleva cambiare l’articolo 138, ora il progetto è diverso. Sulla bozza Chiti c’è una larghissima convergenza, Renzi discuta, conceda modifiche, magari con un Senato elettivo, ma riducendo i costi e abolendo il bicameralismo perfetto. Passerebbe per un vero statista, rispettoso di tutto l’arco costituzionale. E lo stesso vale anche per la giustizia: Orlando ha aperto ai grillini, alla Camera i franchi tiratori hanno dato un segnale... È evidente la necessità di un Parlamento più libero e più liquido».
Civati: "Matteo vada a vedere il punto"
Il deputato del Pd da oltre un anno auspica un dialogo con i grillini: «Allarghiamo il dibattito parlamentare. Spero che il comico non bluffi»
