Politica

Stato avaro. Ai creditori deve 100 miliardi

Dati Cgia sui pagamenti in ritardo alle imprese. Attesa media: 165 giorni. Le analisi della Confederazione di Mestre sulla crisi della nostra economia

Non sarebbero pari a 75 miliardi i debiti complessivi della pubblica amministrazione verso i fornitori privati. Secondo la Cgia superano i 100 miliardi di euro. Un dato che confuta quello fornito dalla Banca d’Italia nella sua relazione annuale e che però secondo l’associazione è più basso perché non rileva né le imprese con meno di 20 addetti, né quelle operanti nei servizi sociali e sanitari. «Se nell’importo individuato dalla Banca d'Italia includiamo anche i debiti in capo a queste categorie di azienda», osserva Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, «è verosimile ritenere che il debito complessivo sfori la soglia dei 100 miliardi di euro. Sebbene nel 2013 siano stati pagati oltre 23 miliardi di euro», spiega una nota, «la lentezza con la quale la nostra Pubblica amministrazione salda i propri fornitori rimane inaccettabile. Continuiamo a essere i peggiori pagatori d’Europa. Nonostante la direttiva europea 2011-7-Ue imponga alle P.a, di pagare le forniture commerciali entro 30 giorni, tranne alcune eccezioni riguardanti principalmente i servizi sanitari, per i quali il limite è di 60 giorni, in Italia la media è di 165 giorni. Se in questo ambito anche le Pubbliche amministrazioni di Grecia, Cipro, Serbia e Bosnia sono più efficienti della nostra, vuol dire che il lavoro da fare è ancora molto». La Cgia sottolinea anche che un deciso contenimento dei tempi di pagamento dovrebbe avvenire con l’avvio della fatturazione elettronica prevista nei prossimi giorni per ministeri, agenzie fiscali, enti di previdenza/assistenza e da giugno 2015 anche per le amministrazioni locali e per le altre amministrazioni centrali. In buona sostanza si prevede il divieto per la Pa di pagare le fatture dei fornitori che non vengono imputate in una piattaforma elettronica predisposta con la legge 244 del 2007 e regolamentata con il decreto ministeriale 55 del 2013. I mancati pagamenti da parte del settore pubblico sono una iattura anche per gli effetti secondari che creano. Sempre secondo un’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia su dati Intrum Justitia relativi a un’indagine effettuata nei primi tre mesi di quest’anno, un’impresa italiana su cinque è stata costretta a licenziare a causa degli effetti negativi dovuti ai ritardi nei pagamenti. «Nonostante il dato sia inferiore a quello registrato nei principali paesi Ue - segnala Bortolussi - è drammatico che in Italia, con un tasso di disoccupazione che ormai galoppa verso il 13%, molte aziende siano costrette ad espellere una parte del personale perché non vengono pagate con regolarità». Purtroppo, continuiamo a essere i peggiori pagatori d'Europa. Se mediamente la nostra Pubblica amministrazione (Pa) paga le imprese a 165 giorni (+ 107 giorni rispetto la media europea), nei rapporti commerciali tra imprese ci vogliono 94 giorni affinché il committente saldi il proprio fornitore (+ 47 giorni rispetto la media Ue). Anche nei rapporti tra privati (cioè cittadini/famiglie) e imprese, la situazione rimane difficile: sono necessari mediamente 75 giorni per essere definitivamente pagati (41 in più della media Ue). In tutti e tre i casi appena descritti, nessun altro Paese d'Europa fa peggio di noi. Si pensi che nel rapporto tra Pubblica amministrazione e imprese in Bosnia i pagamenti avvengono in 41 giorni, in Serbia in 46 e in Grecia in 155.   CASA. Nel 2014 Imu, Tari e Tasi costano 32,5 miliardi di euro Rispetto al 2013 quest’anno i proprietari di immobili dovrebbero pagare 4,6 miliardi di euro in più. Una buona parte di questo aumento va attribuito all’introduzione della Tasi che appesantirà il prelievo fiscale soprattutto sui proprietari di seconde e terze case e su quelli che possiedono un immobile a uso produttivo. Tra Imu, Tasi al 2 per mille e Tari, gli italiani pagheranno in tutto 32,5 miliardi. Alla stima della Cgia di Mestre si è aggiunta la Confedilizia che ha ricordato che il passaggio dall’Ici all’Imu «ha generato a carico di famiglie e imprese l'effetto di una patrimoniale straordinaria di 355 miliardi di euro», e che ora, con l’introduzione della Tasi, «sugli italiani graverà una patrimoniale pari al 25% del Pil». Su tutto il patrimonio immobiliare complessivo (case, uffici, negozi, capannoni) grava un carico fiscale che nel 2014 raggiungerà i 52,3 miliardi di euro. E rispetto all’anno scorso, questo importo è destinato ad aumentare di oltre 2,6 miliardi di euro (variazione pari al +5,4%). Al dato la Cgia è giunta, sommando i 9,3 miliardi di euro di gettito legati alla redditività degli immobili, gli 11,9 miliardi di euro da vendite e agli oltre 31miliardi di euro da possesso.   BENZINA. Accise e Iva a livello record Su un litro di verde sono il 60% n In Italia il livello di tassazione sulla benzina è il più alto d’Europa. Il calcolo lo ha fatto la Cgia di Mestre alla fine di febbraio. A fronte di un costo medio alla pompa di 1,721 euro al litro, tra accise e Iva si pagano 1,041 euro. Quest’ultimo importo è pari al 60,5% del prezzo alla pompa. Nessuno in Europa può contare su un’incidenza del fisco così elevata. La media dell'Unione europea si ferma al 46,3% ben 14,2 punti in meno del dato medio italiano. La situazione migliora leggermente quando si aanalizziamo il gasolio per autotrazione. Con un prezzo medio al litro a 1,640 euro, in termini assoluti il «peso» del fisco raggiunge 0,916 euro, pari ad una incidenza del 55,8% sul prezzo alla pompa. In una situazione peggiore della nostra troviamo solo la Croazia, con una incidenza del 60,6, il Regno Unito, con il 57,7 e la Svezia, con il 57,3%.   FISCO. Allo Stato 364 miliardi di tasse Il 77% delle entrate totali Uno Stato vorace, che «divora» il 77% delle tasse, anche se il 57% delle uscite sono in capo a Regioni, Province e Comuni. Così quest'anno la spesa pubblica supererà gli 815 miliardi. La conferma arriva da una ricerca Cgia di Mestre secondo cui il 77% dell'ammontare delle tasse finisce allo Stato. Su 472,7 miliardi di imposte dirette, indirette e in conto capitale, nel 2012 (ultimo dato disponibile), 364,2 miliardi sono stati incassati dall'Erario, 78,9 dalle Regioni (16,7%), 23,8 miliardi ai Comuni (5%), 4,1 alle Province (0,9%) e 1,5 miliardi alle Camere di Commercio (0,3%). «Nonostante le riforme avviate in questi ultimi 20 anni - rileva Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia - siamo ancora alla metà del guado. Non apparteniamo più al club dei Paesi unitari, ma nemmeno a quello degli Stati federali. Sul fronte fiscale la quasi totalità delle nostre tasse finisce a Roma, ma la maggioranza dei centri di spesa è ubicata in periferia». La Cgia osserva, tra l'altro, come nei principali Paesi federali le entrate fiscali delle amministrazioni locali siano molto importanti.   IMPOSTE. Comuni avidi. Dal ’97 al 2013 tasse locali più care del 200% n Il federalismo fiscale è rimasto solo sulla carta. L’avidità di comuni, province e regioni non è stata minore di quella dello Stato centrale. Dal 1997 al 2013 c’è stato, infatti, un boom delle tasse locali, stimato in +200%, mentre quelle centrali sono aumentate solo del 35,9%. Per la Cgia, il trend delle tasse locali è esploso segnando un +200% circa (pari, in termini assoluti, a +72,8 miliardi di euro), con un gettito che nel 2013 ha sfiorato i 109,2 miliardi di euro. Quelle centrali, invece, sono aumentate solo del 35,9% (pari a +94,8 miliardi in valore assoluto), anche se nel 2013 le entrate di competenza dello Stato hanno raggiunto i 359,2 miliardi di euro. Tutti gli importi, sottolinea la Cgia, sono a prezzi correnti (ovvero, includono anche l'inflazione). L’anno di partenza di questa rilevazione, fa notare la Cgia, coincide con l'approvazione della prima legge Bassanini che diede avvio al federalismo amministrativo e alla semplificazione burocratica. «L'aumento delle tasse locali - sottolinea il segretario Giuseppe Bortolussi - è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni novanta del secolo scorso.   BUROCRAZIA. Ambiente, sicurezza e sanità Per le aziende fino a 97 controlli n Le Pmi italiane devono essere sempre pronte a far fronte a ben 97 possibili controlli. Lo calcola la Cgia di Mestre che ancora punta il dito, come fanno ormai da anni le associazioni di imprese, contro la selva di «troppe direttive, troppe leggi, troppi regolamenti» che «creano solo confusione, mettendo in seria difficoltà» non solo chi è obbligato ad applicare la legge, ma anche chi è deputato a farla rispettare». Sul fronte delle regole per ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro, artigiani e Pmi sono soggette a 50 possibili controlli che possono essere effettuati da 11 enti o istituti diversi. Poi ci sono le prescrizioni amministrative, con sei controlli affidati a tre diversi soggetti. Sui contratti di lavoro vigilano in quattro, con 18 diverse eventuali verifiche. E infine c’è il fisco, con sette enti competenti complessivamente per 23 verifiche.   BONUS RENZI. Servono 4 anni di contratti per avere in busta 80 euro n Analizzando alcuni tra i principali rinnovi contrattuali firmati tra le parti sociali in questi ultimi anni, si evince che per i lavoratori dipendenti con retribuzioni nette al di sotto dei 1.500 euro sono necessari mediamente 4 anni per beneficiare di un incremento di circa 80 euro delle rispettive buste paga. Importo, quest’ultimo, che, grazie al bonus Renzi, i lavoratori dipendenti con retribuzioni medio basse riceveranno in un colpo solo in questi giorni. L’analisi è stata condotta dall’Ufficio studi della Cgia, che ha preso in esame gli aumenti retributivi di 6 contratti di lavoro rinnovati negli ultimi anni. Operaio metalmeccanico dell’industria di 3° livello. Con questo contratto sono necessari 4 anni (dal gennaio 2011 al gennaio 2015) per ottenere in busta paga un aumento di 91 euro. Per un operaio dell’industria livello D2 con contratto chimico-farmaceutico sono necessari «solo» 3 anni per ritrovarsi con la busta paga più pesante di 80 euro. Un colletto bianco di 3° livello del commercio deve aspettare 4 anni e un mese per ricevere un aumento complessivo di 88 euro.

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