I più ottimisti gli attribuivano duecentomila preferenze. Raffaele Fitto ha fatto molto meglio: 284.547 schede con il suo nome. Un dato che vale il titolo di secondo più votato in Italia dopo Simona Bonafè. E che è ancor più significativo visto il tracollo di Forza Italia. Ora l’ex governatore della Puglia nega una resa dei conti interna: «Portare il tema sulle contrapposizioni personali sarebbe sbagliatissimo» dice. Ma, al tempo stesso, non nasconde la preoccupazione per il risultato nazionale: «È il momento del confronto e della discussione interna per capire dove abbiamo sbagliato». Onorevole Fitto, si aspettava questo trionfo personale? «Avevo percepito le difficoltà del partito e ho deciso di metterci la faccia. È stata una campagna faticosissima, ma mi è servita a riprendere il contatto con la gente. Tutti parlavano delle piazze di Renzi e Grillo, ma anche io nei miei comizi ho incontrato migliaia di persone. I voti presi mi caricano di responsabilità e il dato deve aprire anche una riflessione sul valore del consenso personale. Fare incetta di preferenze nei momenti in cui il partito è forte è facile. In altri casi non è così scontato». Al nord, con altri capilista, il dato è stato molto negativo. «All’inizio della campagna elettorale ho voluto una manifestazione unitaria con tutti gli altri capilista. Portare ora la discussione sulle contrapposizioni personali sarebbe sbagliatissimo. Più utile, invece, è esprimere un ringraziamento a Berlusconi per la campagna generosa e dedicarci a una seria analisi dei nostri errori». Appunto, quali errori? «Inutile ora fare elenchi. Bisogna ripartire dai luoghi e dalle modalità di una discussione che serva a capire cosa è accaduto, senza che il confronto sia necessariamente traumatico e polemico. La lealtà si declina anche dicendo cosa si pensa». Luoghi e modalità del confronto: non è sufficiente il comitato di presidenza? «Al di là del luogo fisico, ci vuole il confronto. L’importante è parlare, non dove e come». Le attribuiscono la scissione con Alfano. È un errore su cui riflettere? «L’errore non è stato nostro. Io ho sempre affermato quello che pensavo senza abbandonare il partito. Chi se ne va quando è in disaccordo fa uno sbaglio. Trovo, piuttosto, che da Ncd facciano un esercizio azzardato quando celebrano il loro 4% come un gran risultato, omettendo che in quella percentuale c’è anche l’Udc. Altro che successo. Detto questo: vogliamo riaggregare l’area moderata? Perfetto, stabiliamo come. Sapendo, però, che stiamo tutti nell’area moderata. Mentre Alfano negli ultimi mesi, tenendo in piedi il governo, ha contribuito alla celebrazione di Renzi». Per il premier Forza Italia non ha saputo sfruttare elettoralmente il patto sulle riforme. Allargando il discorso: vi è convenuto uscire dal governo? «All’epoca siamo usciti, oltre che per la vicenda personale di Berlusconi, per divergenze programmatiche. Per dire: noi avevamo soppresso l’Imu e il governo Letta-Alfano lo ha ripristinato con la Tasi. Ora Renzi ha vinto le elezioni, gli faccio i complimenti ma al tempo stesso lo invito a dimostrare di avere le risposte ai grossi problemi economici che si paleseranno». Per altri avete pagato proprio l’appiattimento su Renzi. «Dico la mia: noi dobbiamo tenere il punto sulle riforme. Farle tutti insieme è un fatto di civiltà in democrazia. Il governo è un’altra cosa. Secondo il mio punto di vista le politiche di Renzi non sono positive. Quando le riforme passeranno dagli annunci all’attuazione emergerà in modo chiaro l’aumento della pressione fiscale». Ci sarà un’altra fuga di senatori da Forza Italia? «Non penso e comunque non do rilevanza politica alla transumanza di qualche eletto per mere scelte personali». Il futuro di Forza Italia: Marina o le primarie? «Condivido quanto va ripetendo da mesi Berlusconi: qualsiasi leadership dev’essere legittimata con il consenso popolare. Ben vengano tutti i contributi, Marina è un’imprenditrice di grande livello. Ma non possiamo pensare al futuro del nostro movimento senza le primarie». Si dimetterà davvero da deputato per andare in Europa? «L’ho detto e lo confermo. Nella Ue affronteremo una serie di questioni fondamentali per l’Italia: Il fiscal compact, che così com’è non può assolutamente entrare in vigore dal gennaio 2015, e lo sforamento del 3% del rapporto deficit/Pil. Da uomo del sud, inoltre, non potrò che impegnarmi per un migliore utilizzo dei fondi comunitari, che vanno concentrati su opere strategiche e non dispersi in mille piccoli rivoli, e per una politica sull’immigrazione. Sulla quale, finora, la Ue è stata inconsistente». Così come sui Marò... «La vicenda di Latorre e Girone è una ferita aperta. Tutti i miei comizi sono cominciati con l’immagine dei marò sugli schermi. Purtroppo, il loro dramma è la dimostrazione plastica dell’incapacità delle istituzioni nazionali ed europee».
Fitto, Mr 284mila voti: «Nessuna faida ma ora confronto e poi primarie»
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