«I deputati di Forza Italia andranno nel Ppe a contrastare la politica monetaristica di Juncker per far emergere la corrente Orban». Francesco Storace «non candidato che fa migliaia di chilometri per l’unico partito alternativa a sinistra e grillini», è convinto che Silvio Berlusconi in Europa possa portare «il grande ricatto» dell’Italia. Storace, ci spiega cosa intende per «grande ricatto»? «Leggo i sondaggi e poi vedo che invece la gente ricomincia a chiederci quali preferenze dare. Il che è significativo, perché invece significa che vogliono andare a votare e questo è intrigante. Secondo me alla manifestazione di domani (oggi, ndr) al PalaCongressi ci sarà tantissima gente. E questo è un segno positivo, perché vuol dire che nella giornata finale c’è un ricompattamento. E io spero che avvengano alcune cose in queste ore che possano convincere ancora di più gli indecisi a dare il loro sostegno a Forza Italia». Ovvero? «Anzitutto la rappresentanza di un popolo di moderati che non significa rassegnati, ma anzi "incazzati". Ecco, se Berlusconi scandisse questa parola, probabilmente si comprenderebbe ancora di più. In fondo anni fa lui definì quelli di sinistra dei "coglioni". Diciamo che potrebbe andare avanti lungo quel filone». Sia più preciso. «Il vero problema per l’Italia è come condizionare i grandi partiti europei. Ci sarà un derby tra Popolari e Socialisti, con pochi deputati di differenza. Mai come in questo momento, Berlusconi, che non si è scordato di chi gli ha ordito il "complotto", può far pesare la forza del suo movimento per rimettere in discussione il fiscal compact, per far sì che ci sia una politica che più che al 4% pensi al 3% e ai vincoli imposti all’Italia, ovvero alla cifra del patriottismo e non a quella dell’egoismo. Il succo è convincere la Bce a stampare di nuovo moneta e a emettere un po’ di soldi per le tasche degli italiani e delle imprese. Se tutto questo poi lo dice nel giorno dell’anniversario di Giorgio Almirante (oggi, ndr) mi fa ancora più piacere». Andrete sempre a confluire nel partito di Juncker e quindi della Merkel, no?. «Sì, ma nel Ppe ci sono due linee: c’è quella monetarista della Merkel e c’è quella sovranista di Viktor Orbàn, il leader magiaro». Insomma, combattere il «nemico» da dentro? «Come ho scritto oggi (ieri, ndr) su Il Giornale d’Italia Online , è quello che secondo me avverrà di qui a qualche tempo. Perché ci sono due competizioni diverse in Italia: l’altra è quella dei piccoli partiti che sgomitano per arrivare al 4%, cioè per salvare sé stessi. Ma anche se un piccolo partito prende tre deputati, vorrei capire cosa fa di fronte ad altri 760. Non credo che non ci sarà più l’euro. Anche se Salvini fa il deputato europeo, l’euro continuerà ad esserci». Si mette ad attaccare la Lega Nord? «Ma non è attaccare qualcuno. Io a Salvini faccio tanti auguri: diventerà di nuovo deputato europeo, senza averci spiegato cosa ha fatto per 5 anni, però l’euro resterà tale e quale a prima. Il problema è come cambiare le politiche dell’euro, e con Berlusconi si può fare il grande ricatto al Ppe: resti partito di maggioranza con i miei deputati se stai alle mie condizioni». In questo momento però sembra un po’ fuori dalla battaglia fra Renzi e Grillo, o no? «È chiaro che è un momento di difficoltà. Lui fa la campagna elettorale con le mani legate. Non è facile la campagna elettorale di Berlusconi. Io faccio sempre l’esempio di Bari, con la convention di Fitto in video comizio: a chi hanno negato il diritto, a lui o al suo popolo di vederlo dal vivo? Stanno negando ai cittadini il diritto di stare accanto ai loro leader». Lei è un uomo di destra. In Forza Italia ci sono tanti «moderati». Non può far credere che le stanno bene tutti... «Personalmente voterò Antonio Tajani, perché un uomo di destra vota sempre il capolista. Poi Fabio Armeni, ex assessore regionale, e Alessandra Mussolini, per dimostrare che il bene dell’Italia va oltre qualsiasi divergenza anche personale».
Storace: «Nel Ppe per combattere il nemico dall’interno»
