Politica

I candidati alle Europee mollano Renzi

Il premier da sindaco d'Italia a esecutore delle logiche di palazzo Il gran rifiuto di Emiliano Faida tra Crocetta e Raciti

Le Europee complicano i rapporti già tesi all'interno del Pd. Due ritiri importanti, due sindaci del Sud, evidenziano scelte che sembrano prese secondo logiche tipiche del palazzo. Matteo Renzi, impegnato tra Def e riforme istituzionali, paga qualche distrazione (?) che costerà voti alla formazione democratica. Il caso Michele Emiliano. Il ruolo di capolista nella circoscrizione Sud era stato promesso, in un primo momento, al sindaco di Bari. Poi la decisione di schierare 5 donne, in continuità con le posizioni prese da Renzi sia nel partito che nell'esecutivo. Il premier, in questo caso, entra in contrasto con le sonore dichiarazioni che rilasciò in molti casi in passato. Quando pronunciava la sua vicinanza e massima attenzione alla classe dei primi cittadini italiani. Una mutazione che per certi versi assume le forme del tradimento. Emiliano, inizialmente, ha preso male la retrocessione. Poi ha abbozzato e sembrava accontentarsi del secondo posto. Tanto per le europee vale il sistema proporzionale e non è detto che sia il capolista a prendere il massimo delle preferenze. Ieri sera ha invitato alla calma i membri della segreteria del Pd della Puglia, che gli avevano chiesto di rinunciare alla candidatura per dedicarsi alle regionali del 2015. Ma in mattinata ha cambiato idea: "Ho detto a Renzi che è inutile mandarmi in Europa. Io non disobbedisco al partito, ma non è una mia esigenza". Poi su Twitter @andrfiore ho accettato di fare il capolista perché me lo ha chiesto Matteo, adesso che la scelta è diversa la mia candidatura é superflua — Michele Emiliano (@micheleemiliano) April 10, 2014 Il ritiro di Giusi Nicolini. La questione è emersa durante l'ultima direzione nazionale del partito. Il governatore Rosario Crocetta ha criticato lo spodestamento di Nicolini in favore di Caterina Chinnici (capolista nella circoscrizione Isole). Nicolini non ci sta e decide di rinunciare all'avventura europea. "Domenica scorsa, dopo lunga riflessione e insistenti inviti -ricorda il sindaco di Lampedusa - ho accettato di candidarmi come capolista con il Pd nella circoscrizione Sicilia - Sardegna alle prossime elezioni europee. La ragione che mi ha spinto a farlo è semplice: ho ritenuto che fosse una scelta dal forte valore simbolico, un riconoscimento per Lampedusa e la mia comunità, l'affermazione della centralità del Mediterraneo in Europa. Ieri, però nella direzione nazionale del Pd che discuteva e approvava le liste, sono prevalse altre logiche, che privano di significato la mia candidatura. Per questo, rinuncio a concorrere a fare il parlamentare europeo, perché l'impegno personale sui temi incarnati da Lampedusa posso continuare a onorarlo da sindaco, così come ho fatto dal giorno del mio insediamento". Le tensioni "in casa" Renzi non mancano. E, dopo gli ultimi passi indietro, viene da chiedersi se il presidente del Consiglio abbia definitivamente appeso al chiodo la difesa dei sindaci italiani di cui si era eretto integerrimo rappresentante. Ne viene fuori un istinto "autodistruttivo". Il premier non favorisce le donne alle Europee (dove ci sono le preferenze e la capolista non ha quindi la certezza matematica di essere eletta) e allo stesso tempo volta le spalle i suoi ex colleghi. Il Pd viaggia tra mille fratture verso il 25 maggio con Renzi che rischia di scontentare tutti.

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