Politica

La stangata delle Comunità montane

Con le Unioni dei Comuni e i Consorzi di bonifica sperperi per 12 miliardi A Latina la società di bonifica è fallita lasciando un buco di 50 milioni

Consorzi di bonifica, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Bacini imbriferi. Orientarsi nel ginepraio degli enti territoriali di secondo livello italiani è tutt’altro che semplice. E l’impressione è che, a ben guardare, non tutti siano utili alle pur nobili finalità istituzionali che ne determinarono a suo tempo la creazione. Questi mini enti locali costano ai contribuenti italiani tra gli 11 e i 12 miliardi l’anno. A tirare le somme è l’Upi, l’Unione delle Province Italiane. Perché ciascuno di questi enti di governo locale ha propri dipendenti, dirigenti, presidenti e via discorrendo. In poche parole, costano. E tanto. Senza voler generalizzare, di molti se ne potrebbe tranquillamente fare a meno. Risparmiando risorse preziose e rendendo più efficiente la burocrazia e l’amministrazione del territorio. CONSORZI DI BONIFICA In Italia sono 134. Si tratta di enti pubblici che curano l’esercizio e la manutenzione delle opere pubbliche di bonifica e controllano l’attività dei privati, sul territorio di competenza. Opere di questo genere riguardano la sicurezza idraulica (impianti idrovori, canali di bonifica), la gestione delle acque destinate all’irrigazione (impianti e reti irrigue), la partecipazione a opere urbanistiche, ma anche la tutela del patrimonio ambientale e agricolo. Ciascun consorzio ha un direttore generale e una pletora di altri dirigenti. UNIONI DI COMUNI Sono 339 questi enti locali di secondo livello costituiti da due o più Comuni per l’esercizio congiunto di funzioni specifiche a esso delegate. L’ambito territoriale dell’Unione - dotata di autonomia statutaria - coincide con quello dei Comuni membri. Ha un presidente - eletto tra i sindaci dei Comuni aderenti - una Giunta e un Consiglio, scelti tra i membri degli esecutivi e dei Consigli comunali. COMUNITÀ MONTANE In Italia sono 266 - istituite con la legge 1.102 del 1971 - e sono unioni di comuni montani. Si tratta di un ente pubblico ad appartenenza obbligatoria, costituito con provvedimento del presidente della giunta regionale tra comuni montani e pedemontani, anche appartenenti a province diverse. Lo scopo è la valorizzazione delle zone montane, per l’esercizio di funzioni proprie, conferite, o per l’esercizio associato di funzioni comunali. Ogni Comunità ha un Consiglio formato da tre consiglieri per ogni Comune membro e una Giunta con assessori che variano da 2 a 4 a seconda del numero degli abitanti. La prima spending review varata il 14 agosto 2011 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha previsto che i costi di questi enti siano a carico delle Regioni. Le 23 Comunità Montane del Lazio costano 7,8 milioni di euro, di cui 4 per il personale. BACINI IMBRIFERI Alzi la mano chi sa che cosa sono. Per spiegarlo serve ricorrere alla filologia classica. Il termine «imbrifero» deriva dalla parola latina imber (pioggia) e indica una zona che raccoglie le acque piovane che alimentano un fiume. In Italia sono 41 e la loro istituzione risale al 1953 con la legge numero 959. Raccolgono i Comuni compresi in ciascun bacino. IL CASO LAZIO Mettere ordine a questo coacervo normativo non è facile. Le leggi si sono accavallate nel corso dei decenni, alcune sono in contrasto tra loro, altre creano sovrapposizioni di competenze e funzioni, creando un vero e proprio corto circuito burocratico e amministrativo. Per non parlare dei costi. Un dato per capire meglio. Secondo i dati dell’Upi, il costo per il funzionamento delle 107 Province abolite dal Ddl Delrio - l’unico su cui si potrà tagliare - è di 78 milioni. L’operatività dovrebbe comportare il taglio di tremila consiglieri (2.159 quest’anno, 751 fra 2015 e 2016) per un totale di un miliardo di euro di risparmi, una volta a regime, ma per ora i conti parlano in realtà al massimo di circa 500 milioni: 111 per indennità e gettoni, 318,7 per l’annullamento delle prossime elezioni (che tuttavia si terranno comunque causa concomitanza con le europee) ed eventuali altri risparmi legati alla sospensione dei compensi per giunte e consiglieri prorogati fino a fine 2014. Gli enti territoriali di secondo livello costano dodici volte tanto. Nel Lazio, oltre a Regione, 5 Province e 378 Comuni insistono altri 11 livelli di governo territoriale: 82 Università Agrarie, 21 Unioni di Comuni, 23 Comunità Montane, 10 Consorzi di Bonifica, 12 Enti Parco, 38 Riserve e Aree protette, 39 Distretti Sociosanitari, 8 Gal, un Bacino Imbrifero (quello del Nera-Velino), 5 Consorzi Industriali, 4 Consorzi Intercomunali, 5 Ato Rifiuti, 5 Ato Acqua. Si tratta di 271 enti pubblici, 230 dei quali ritenuti inutili dall’Aiccre, la sezione italiana del consiglio dei comuni delle regioni d’Europa. Le 21 Unioni dei Comuni raccolgono 108 Comuni, 84 dei quali stanno anche in una delle 23 Comunità Montane, nelle quali figurano amene località balneari come le isole dell’arcipelago pontino Ponza o Ventotene, o quella di Terracina, Fondi e Sperlonga. Esse raccolgono 248 Comuni. La legge regionale che vuole abolirle giace da mesi in commissione, ma essa prevede che le Comunità Montane diventino Unioni di Comuni. Ma lo sono già. Fantascienza giuridica. Per non parlare dei Consorzi di Bonifica: quello di Latina è fallito di recente, un default da 50 milioni di euro a carico della Regione. C’è poi il caso delle 82 Università Agrarie: il solo piccolo Comune di Leonessa (Rieti) ne ha sei, tra cui Terzone San Paolo e Terzone San Pietro. Sacrofano due: Sacrofano e Possidenti Bestiame Sacrofano. Enti che svolgono lo stesso compito dei Comuni, ma restano. Per venire a capo di questo ginepraio il Consiglio delle Autonomie Locali presieduto da Donato Robilotta ha proposto una semplificazione individuando 27 ambiti territoriali ottimali oltre ai cinque Comuni capoluogo cui assegnare tutte le competenze e al cui interno non vi siano altri enti di secondo livello. Si passerebbe da 13 livelli di governo a uno solo, eliminando 271 enti. Troppo facile?

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