Politica

Sulla spending review decide il governo

Il premier chiarisce le modalità della sforbiciata e scarica il manager «Dal commissario solo un elenco, faremo una valutazione politica»

«La spending review la decidiamo noi e nessuno pensi di poter influenzare Palazzo Chigi». Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, parlando alla Camera nel corso dell’informativa sul Consiglio Europeo in programma oggi e domani a Bruxelles, chiarisce modalità, effetti e obiettivi della revisione di spesa, precisando un aspetto fondamentale: qualsiasi decisione sarà prettamente politica e non diretta conseguenza del lavoro effettuato da Cottarelli. Perché il commissario ha fatto un elenco di voci di spesa dalle quali recuperare risorse, ma alla fine toccherà al governo fare una proposta al Parlamento. Renzi lo dice chiaramente nel corso del proprio intervento a Montecitorio. «Presenteremo la spending rewiev alle Camere, la presenteremo nelle sedi parlamentari. Il commissario ci ha fatto un elenco, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no». Il presidente del Consiglio ostenta il guanto di velluto del saggio esperto di economia domestica, ma sotto si intravede il pugno di ferro del decisionista. Il premier parla direttamente a chi il messaggio deve coglierlo, cioè al Parlamento. Nessuno - lascia intendere - pensi di poter commentare o tantomeno influenzare i tagli che saranno decisi da Palazzo Chigi. È la maniera migliore per affrontare un’Europa il cui confronto basato sui numeri non lo spaventa per nulla. Anche perché sui tagli previsti dalla spending review «abbiamo ancora margine ampio» e il governo rivelerà le sue decisioni «dopo un’analisi politica, perché toccherà a noi, come parte politica, decidere cosa tagliare, dove vogliamo intervenire e dove no». In ogni caso, precisa ancora il presidente del Consiglio, «i dieci miliardi» destinati al taglio del cuneo fiscale hanno un «margine ampio» di copertura «che deriva» proprio dall’intervento sulla spending review e i tagli alla spesa pubblica. «Oltre all’intervento sulla spending review - ha specifica inoltre Renzi - abbiamo un margine ampio» di risparmio «dentro la finanza pubblica e lo illustreremo con il Def». Il viceminitro all’Economia Enrico Morando spiega dal canto suo a Radio Radicale che l’obiettivo del governo è varare una «operazione di revisione della spesa che realizzi un risparmio strutturale di più di 30 miliardi al 2016» e che «consenta nell’immediato di fornire le risorse necessarie per finanziare una parte importante del taglio del cuneo fiscale contributivo sul lavoro. Questa è la vera novità interna di risparmi dei cosiddetti tagli. Questa è la madre di tutte le riforme, se riesce questa il nostro castello di cambiamento dell’Italia sta in piedi, se dovesse fallire allora c’è il rischio che l’intero castello precipiti». Ma l’opposizione resta critica. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni attacca: «Il nuovo sogno italiano che Renzi continua ad alimentare nei suoi interventi si trasforma nei fatti nell’incubo della spending review di Cottarelli. Se verificate, infatti, le ipotetiche coperture trovate per realizzare quanto annunciato dal premier, saranno un massacro sociale». Anche Forza Italia mantiene una posizione caustica. «Cottarelli per il momento non ha fatto assolutamente nulla - dice il capogruppo alla Camera Renato Brunetta - Cottarelli si è messo a studiare una materia che non conosceva e sta facendo qualche grafico, qualche tabella e qualche slide. Ha prodotto zero dal punto di vista dei tagli, dei risparmi». Per Renata Polverini «le proposte di Cottarelli sono impraticabili: suggerisce al governo Renzi di tagliare la spesa della previdenza e dell’assistenza, dalle pensioni di reversibilità a quelle delle vedove e degli orfani di guerra, passando per gli assegni di accompagnamento e per l’elevazione dell’età contributiva delle donne. Si tratta di vero e proprio terrorismo sociale che solo un aspirante sicario del ceto medio può immaginare». Gabriella Giammanco si augura che «la retorica del fare non si sostituisca al fare».

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