Caro direttore, ci perdoni se la disturbiamo ancora a distanza di soli due giorni. Avevamo letto con interesse l’intervista che il suo giornale aveva fatto al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ci aveva rassicurato soprattutto il passaggio in cui il ministro sottolineava l’importanza del nostro lavoro e la volontà del governo di non tagliare il comparto della sicurezza. «Finalmente un ministro che sa che dalla mattina alla sera lavoriamo, ben oltre le nostre competenze, per garantire serenità ai cittadini» avevamo commentato a caldo. Ma questa gioia, caro direttore, è durata soltanto un giorno. Infatti leggendo «Il Tempo» di ieri, abbiamo appreso dei tagli selvaggi al comparto delle forze dell’ordine. Nel documento da voi pubblicato si parla di «sinergie tra i corpi di polizia» perché si nota che in Italia costano di più che negli altri Paesi. Si cita anche la «sforbiciata per gli uffici territoriali del governo», tra cui le prefetture: 100 milioni in meno nel 2015, 400 nel 2016 «ma per Cottarelli possono essere di più». E tanto altro ancora. A questo punto abbiamo ripreso in mano l’intervista al ministro Alfano, che sulla sicurezza spiegava: «Noi non abbiamo tagliato. Adesso si apre una nuova fase per la sicurezza nella quale noi non arretreremo di un millimetro, non si tratta di un problema di finanziamenti, ma di un problema di efficienza del sistema». Ecco, direttore. Oggi noi operatori di polizia siamo perplessi e sgomenti, le nostre certezze scricchiolano, rispolverare il vecchio ritornello delle annessioni dei vari corpi ci allarma. Vorremmo che il governo ci rassicurasse sui tagli previsti affinché non penalizzasse, come ha detto proprio Alfano, «donne e uomini in divisa che fanno della difesa dello Stato la loro ragione di vita». Se passa questo piano, ci creda, la sicurezza è a rischio.
La sicurezza è bene comune
Un gruppo di carabinieri, poliziotti e finanzieri