L’Arma azzurra in via di estinzione? Da più parti si elevano voci che lo vorrebbero, ignorando, però, quanto bisogna ringraziare per il progresso italiano proprio l’Aeronautica, che sin dagli esordi, all’alba del Novecento, è stata di enorme stimolo alla ricerca scientifica e ha sostenuto, di conseguenza, il progresso del Belpaese. Come del resto ai giorni nostri, che vedono l’Aeronautica come un efficace un moltiplicatore di programmi industriali e come una struttura che favorisce il primato dell’Italia nella ricerca spaziale. E non si può fare a meno di ricordare, a questo proposito, l’ultima impresa del maggiore dell’Aeronautica Luca Parmitano nella stazione spaziale internazionale, alla quale seguirà, proprio quest’anno, la missione della prima donna italiana nello spazio, il capitano Samatha Cristoforetti. Così appare sconcertante la frase della ministra della Difesa targata Partito democratico, Roberta Pinotti, che a proposito degli F35J, ha dichiarato: «Prima di parlare di ridurre e tagliare bisogna chiederci: vogliamo un’aeronautica?». «Mi sembra e spero che sia una pura provocazione. Una provocazione per far capire agli imbecilli che si oppongono al progetto degli F35 come stanno veramente le cose». Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica dal 2006 al 2008 e poi fino al 2011 capo di Stato maggiore della Difesa, commenta così a caldo le dichiarazioni della neo ministra. Solo provocazione? «L’Aeronautica ha vinto il conflitto dei Balcani e quello in Libia, dà supporto nelle emergenze nazionali. Purtroppo c’è una superficialità assoluta su alcuni argomenti. Leggevo Travaglio, che sostiene che gli Eurofigter costano meno degli F35J. Non è vero, costano molto di più. La crisi in Ucraina dovrebbe fare accendere una spia. Certo non è che si debba andar a menar le mani ma non si può disarmare quando c’è chi fa della forza militare un deterrente e lo utilizza». È da tempo, però, che la questione «costi della Difesa» è al centro delle polemiche. «Infatti ben venga l’impegno per un Libro bianco. Ci aveva provato l’allora ministro Antonio Martino affidando al generale Giannattasio il compito che però si rivelò solo un elenco. Serve un’analisi politica che stabilisca il ruolo internazionale, le capacità opertive, l’hard power e le esigenze dell’apparato nel suo insieme. Altrimenti ogni forza armata insegue i suoi sogni di gloria. Serve un Libro bianco politico non tecnico, ovvero non affidato ai tecnici. Parola di ex tecnico e quindi senza pregiudizi, perché un tecnico rischia una contaminazione sui problemi da esaminare». Quindi vanno bene i tagli? «L’ottimizzazione delle risorse fatta così come è stata avviata è alla cieca. Non si tiene conto di quale strumento serva al Paese. Riguardo all’Aeronautica la sua funzione è fondamentale, ma è meglio parlare di potere aereo, è difendere lo spazio aereo nazionale, supportare le forze di terra e in più disporre di tutte le capacità ausiliare come il soccorso. Per quanto riguarda la coperta nazionale gli Eurofighter vanno bene. Tornado e Amx vanno ammodernati. A coloro che sostengono che non servono gli F35 e meglio prendere gli Eurofighter si deve far capire che se mi serve un camion non acquisto un autobus». Le critiche però si soffermano sui costi... «Come dicevo, l’Eurofighter costa molto di più: stiamo sui cento milioni di euro. Un F35 a inizio produzione ne costa 90 e una volta in linea arriverà a costare 80 milioni di euro. Il costo di esercizio di un F35J, poi, è un terzo degli Eurofighter. C’è chi sostiene che quest’ultimo viene costruito in Europa e quindi è garantita l’occupazione. E’ vero, il progetto vede impegnati Spagna, Gran Bretagna, Gemania e Italia ma per ogni cento euro spesi dall’Italia ne rientrano solo 21. Con gli F35 siamo in pareggio. Ed è la sfida dell’industria italiana a far si che le commesse restino in Italia».
«Spero sia solo una provocazione Il controllo dei cieli è fondamentale»
Parla l'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica Vincenzo Camporini
