Politica

La Bce avverte Renzi. L'Ue aspetta i fatti

Matteo Renzi risponde ai tecnici europei e afferma: "Il governo terrà i conti in ordine perché lo chiede la dignità verso i nostri figli"

Matteo Renzi risponde ai tecnici della Bce. "L'Europa ha bisogno dell'Italia almeno quanto l'Italia abbia bisogno dell'Europa. Se voglio provocare posso dire che l'Europa ha più bisogno dell'Italia di quanto l'Italia abbia bisogno dell'Europa. E questa cosa qui me l'ha spiegata la signora Merkel. Senza di noi l'Europa è molto più debole. Noi siamo contribuenti attivi dell'Europa. L'Italia vuole tenere i conti in ordine non perché lo chiedono i vostri capi di stato o di governo ma perché lo chiede la nostra dignità verso i nostri figli. Ma questo non basta se non c'è un valore più grande, un valore morale, civile, spirituale che ha unito i popoli nel percorso dell'Unione europea. Il govenro italiano rispetta tutti gli impegni che ha con l'Europa. Il più grande non è solo un impegno economico ma quello di mantenere forte quella radice e quella tradizione che risale agli Stati Uniti d'Europa di Spinelli. Il primo impegno che vogliamo rispettare è che l'Europa sia l'Europa dei cittadini, dei popoli, delle speranze e non solo dei vincoli. Perchè questo accada è del tutto naturale che ognuno di noi faccia un sforzo. Che si esca da un'idea bisestile della politica europea". Ma fin qui, aggiunge Renzi, è mancato qualcosa: tutti noi non abbiamo consentito ai cittadini di sentirsi parte di un destino comune. L'Europa è la più grande scommessa politica del dopoguerra in tutto il mondo. Ma noi abbiamo smarrito il senso di questo progetto. Nel suo debutto in Europa da premier, Matteo Renzi aveva chiesto di smetterla con il refrain dell'Italia che va a Bruxelles “a prendere i compiti da fare a casa". "L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà”, aveva detto il neo-presidente del Consiglio. Ma per il governo, il monito a fare meglio sui conti pubblici rispetto a quanto non si sia fatto negli scorsi mesi, è arrivato lo stesso. E proprio all'indomani della presentazione del pacchetto di misure economiche per la crescita che prevedono un'inversione tendenziale rispetto alla logica dell'austerity, con tagli alle tasse per 10 miliardi di euro e investimenti per scuola, ricerca, e dissesto idrogeologico (anche se il ministro Padoan ha assicurato piena copertura). L'Italia non ha compiuto “progressi tangibili” nell'attuazione di misure di risanamento per ridurre ulteriormente il deficit come raccomandato dalla Commissione Europea, si legge oggi nel bollettino mensile della Banca centrale europea. Al centro dell'attacco, come è ormai usuale, c'è lo stato delle nostre Finanze. Già il 6 marzo Mario Draghi aveva dichiarato: “Sarebbe un disastro tornare indietro sul risanamento dopo così tanti sacrifici e così tanto dolore”. In quell'occasione si era presentato addirittura il pericolo di un buco nei nostri conti pubblici. L'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, si era affrettato a fugare ogni dubbio su una possibilità del genere. Renzi e Padoan avevano escluso la necessità di manovre correttive. Il nuovo titolare dell'Economia aveva sottolineto la totale comunità d'intenti tra il governo italiano e la Commissione europea chiarendo che per lui è scontato che  “non dobbiamo tornare oltre il 3%” nel rapporto deficit-pil. Ma le raccomandazioni della Commissione avevano chiesto all'Italia di intervenire per portare il rapporto più in basso, al 2,6%. Oggi quindi la Bce scrive: “La raccomandazione della Commissione del novembre 2013 indicava la necessità di ulteriori misure di risanamento per assicurare l'osservanza del Patto di stabilità e crescita (cioè per conseguire l'obiettivo di medio termine di un bilancio strutturale in pareggio nel 2014 e assicurare progressi sufficienti verso il rispetto del criterio per il debito durante la fase di transizione)”. E quindi l'affondo: “Finora, tuttavia, non sono stati compiuti progressi tangibili per quanto riguarda la raccomandazione della Commissione”. “In prospettiva”, prosegue Francoforte, “è importante effettuare i necessari interventi affinché siano soddisfatti i requisiti previsti dal meccanismo preventivo del Patto di stabilità e crescita, soprattutto per quanto riguarda la riconduzione del rapporto debito/Pil su un percorso discendente, come segnalato anche di recente dalla Commissione Europea nel contesto dell'esame approfondito sull'Italia”. I compiti ci sono, e la pagella pure. C'è però anche un'apertura all'ottimismo: “In Italia, Spagna e Malta, secondo le previsioni economiche dell'inverno del 2014 formulate dalla Commissione europea, il saldo strutturale migliorerà in qualche misura più di quanto atteso lo scorso autunno”. In ogni caso, però, senza raggiungere “in nessuno dei tre Stati i livelli indicati dal Patto di stabilità e crescita”. Sono state riviste al rialzo, comunque, le stime di crescita complessiva nell'eurozona, dove iniziano a vedersi i primi, deboli segnali di uscita dalla crisi. La Bce per il 2014 preve una crescita annua del Pil in termini reali dell'1,2%, contro l'1,1% previsto a dicembre. Confermati il +1,5 nel 2015 e il +1,8 nel 2016. La Commissione Ue è meno drastica, "accoglie con favore" le misure annunciate ieri dal presidente da Renzi, ma per una valutazione più completa aspetta di conoscere maggiori dettagli sulle riforme "nelle prossime settimane". Intanto, ha detto il portavoce del vicepresidente Rehn, "facciamo appello al governo italiano perché  rispetti gli impegni del patto di stabilità e crescita". In particolare Bruxelles esprime parere positivo sulla "intenzione di ridurre il cuneo fiscale", che insieme con le altre misure annunciate sul mercato del lavoro "appare appropriata nel suo avere effetti immediati, considerata l'elevata disoccupazione giovanile".

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