Politica

Italicum solo alla Camera, Berlusconi sblocca l'impasse

Sì di Forza Italia alla proposta D'Attorre che prevede di non applicare la legge elettorale a Palazzo Madama. Ncd premeva per legarne l'entrata in vigore alla riforma del Senato. Il Pd ritira gli emendamenti

Aveva ragione Renzi ad essere ottimista. L'intesa era davvero vicina. Nonostante il fuoco di fila degli emendamenti che, minacciosi, si ponevano da ostacoli sulla via spedita dell'Italicum verso la sua approvazione, il Pd e Forza Italia hanno rinsaldato il patto del Nazareno, rivisto adesso in senso "monocamerale". Non senza il "disappunto" di Silvio Berlusconi per l'incapacità dimostrata dal segretario democratico di tenere fede agli accordi precedenti. Cavalcando il pressing del Nuovo Centrodestra e della minoranza Pd, sulla legge elettorale approdata oggi in Aula alla Camera il Cavaliere ha fatto una nuova concessione. “Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del Presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati. Come ulteriore atto di collaborazione, nell'interesse del Paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell'assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l'efficacia alla sola Camera dei Deputati, accettando lo spirito dell'emendamento 2.3”. La nota è di Silvio Berlusconi. L'emendamento 2.3 a cui si riferisce è la proposta del deputato Pd D'Attorre di modificare l’Italicum in modo che sia applicabile solo per le elezioni a Montecitorio e non anche a Palazzo Madama. Questo perché il progetto di riforme istituzionali più ampiamente considerato (e concordato anch'esso con Berlusconi), prevede non solo una nuova legge elettorale, ma anche la riforma del Titolo V della Costituzione sulle competenze delle Regioni e soprattutto il superamento del Senato, che nei piani dovrà diventare una Camera delle autonomie non elettiva. Come aveva sottolineato Giuseppe Fioroni, sarebbe poco credibile dire di voler abolire il Senato e poi approvare una legge elettorale che contempli le modalità di elezione a Palazzo Madama.   Il nodo Lauricella. Altra ipotesi sul tavolo era quella dell'emendamento Lauricella, che prevedeva di posticipare l'approvazione della legge elettorale dopo la riforma costituzionale del Senato. Ipotesi che aveva trovato la convergenza degli alfaniani con i democratici più a sinistra. Invisa invece al Cavaliere, che da settimane è tornato a dire ai suoi di tenersi pronti per le elezioni. E su questo punto l'accordo col Pd ha rischiato di saltare in aria. Legare l'approvazione della legge elettorale alla riforma costituzionale del Senato, con i tempi biblici che quest'ultima comporta, significherebbe allungare sine die la vita del governo Renzi e mettere una pietra tombale sul possibile voto anticipato. Un emendamento di Scelta Civica, per garantire l'esclusione di nuove elezioni, prevede addirittura di posticipare l'entrata in vigore dell'Italicum al 2016. La proposta di portare al 2015 l'entrata in vigore della nuova legge elettorale sarebbe arrivata anche da Renzi, che così, in caso di assenso del Cavaliere, avrebbe mantenuto i patti con Alfano, alimentando però i dubbi di quanti credono nell'esistenza di un accordo segreto con Berlusconi per andare al voto tra un anno. Ma Forza Italia vuole subito la legge elettorale.   La scelta del Cavaliere. Ecco quindi la scelta del Cavaliere di fare una concessione che modifichi in parte il patto raggiunto con Renzi (ferme restando le clausole per la soglia di sbarramento al 4,5% e quella per accedere al premio di maggioranza al 37%), e aprire la strada all'emendamento D'Attorre. Una soluzione che potrà creare delle criticità per la sentenza della Corte Costituzionale sulla vecchia legge elettorale. Se tutto filerà liscio in Parlamento, è quasi certo che in caso di elezioni anticipate si andrà a votare con due sistemi elettorali distinti tra le due Camere: a Montecitorio con l'Italicum; al Senato con quel che resta del Porcellum dopo che la Consulta  lo ha "potato" in varie parti, trasformandolo di fatto in un sistema proporzionale puro. La decisione di Forza Italia è arrivata dopo un vertice convocato a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito, tra cui il plenipotenziario per le trattative con i democratici Denis Verdini, durante il quale non sono mancate critiche accese. "Mi sembra che abbia prevalso la ragionevolezza", è stato il commento del coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra, Gaetano Quagliariello.   La reazione di Renzi. Matteo Renzi si è detto convinto che la legge elettorale, a queste nuove condizioni, potrà arrivare entro venerdì. "A Berlusconi e a chi critica dico che è quello che ci siamo impegnati a fare: una legge elettorale che dia un vincitore certo, la riduzione del numero dei parlamentari e la riforma del titolo V. Su questo abbiamo fatto passi avanti per portare a casa il risultato, le polemiche di oggi non le capisco", ha detto il presidente del Consiglio in conferenza stampa a Tunisi dove è in visita. "Questa discussione sull'articolo 2 della legge (quello sull'elezione del Senato, ndr) è secondaria, è per addetti ai lavori - ha aggiunto - i cittadini devono sapere che andranno a votare solo per la Camera perché il Senato non ci sarà più".   Il Pd ritira gli emendamenti. In forse il Salva-Lega. E intanto, per agevolare una ancor più rapida approvazione del testo, il Pd ha annunciato che ritirerà tutti gli emendamenti alla legge elettorale tranne quello sulla parità di genere. Nel disegno complessivo dell'Italicum è confermata la delega al Viminale del compito di disegnare i collegi. Tra i nodi ancora sul tavolo, sui quali sta lavorando il comitato dei 9, ci sono ancora la clausola "Salva-Lega" e le candidature multiple. Per quel che riguarda il primo punto, si tratta di un escamotage che consentirebbe al Carroccio di entrare in Parlamento ottenendo il 9% per cento dei voti in tre regioni pur senza raggiungere il 4,5% su base nazionale. A quanto si apprende, l'emendamento a firma Forza Italia potrebbe essere sfrondato dal comitato dei 9 e non arrivare dunque in Aula. Sull'altro tema delle candidature multiple, si era stabilito un tetto massimo di 8, ma ora Ncd vorrebbe alzarlo a 10.   Ncd e minoranza Pd. Alfano comunque dice di non essere deluso per il nuovo accordo: "Dobbiamo superare il Senato. Quindi legge elett. solo per la Camera. Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe #avantitutta", ha scritto su Twitter il ministro dell'Interno. Dentro il Pd, velenoso è il commento di Pippo Civati: "Ma si è mai visto un sistema politico bicamerale con due leggi diverse per ognuna delle due Camere? Mi appello a Napolitano per sapere se va tutto bene". Mentre Gianni Cuperlo dice che si tratta di un bel passo avanti: "Stralciare le norme sul Senato e agganciare con più chiarezza la legge elettorale alla riforma costituzionale va nella direzione di dare al Paese una legge elettorale efficace e seria. Restano nodi non sciolti a cominciare dall'equilibrio di genere nella rappresentanza, dal limite di liste bloccate, da soglie diversificate e troppo alte nel caso dell'accesso al Parlamento di forze capaci di raccogliere milioni di voti nelle urne. Bisognerà lavorare ancora per migliorare il testo attuale nel rispetto dell'accordo politico che lo sostiene. Abbiamo posto un tema fondamentale e si è ottenuto un risultato a conferma che quando il Pd è unito i traguardi si fanno più vicini"

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