Come anticipato ieri dal premier Matteo Renzi, l'esecutivo ha dato il via libera al decreto Salva-Roma che eviterà il default della Capitale. Un tema caldo che in questi giorni ha creato una certa tensione tra il sindaco Ignazio Marino e il presidente del Consiglio. Proprio stamattina, in una lettera al nostro giornale, Marino aveva denunciato: «Sono un sindaco senza un euro». Ora la speranza è che il percorso parlamentare della norma non si trasformi in un calvario come accaduto ai due testi che lo hanno preceduto. Il testo. Al termine del Cdm il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha illustrato in conferenza stampa le caratteristiche del nuovo testo. «La somma trasferita tra il Commissario ed il comune di Roma resta uguale - ha spiegato - ma le modalità sono differenti, sono somme dovute al commissario che vengono anticipate invece che diluite per fare massa critica». «Il decreto - ha aggiunto - è accompagnato dall'obbligo di piani di rientro e di aumento delle entrate come già stabilito in un emendamento approvato a maggioranza. Verrà conservato il percorso di rigore». La reazione di Marino. Il sindaco della Capitale, ospite della trasmissione La vita in diretta, ha detto che “Roma con questo provvedimento non riceve un euro dalle tasse degli italiani. Erano soldi che vengono dalle tasche dei romani e che avevano il diritto di vederli restituiti”. Poi, sulla polemica con Renzi che di fronte alle dichiarazioni del sindaco (“Domenica blocco Roma”, aveva detto) aveva parlato di toni inappropriati, Marino si difende: “Diciamo le cose come stanno: non c'è stato nessuna attacco, ma una difesa orgogliosa, da sindaco della capitale, dei romani e delle romane”. Romani e romane ai quali assicura che non alzerà le tasse ulteriormente. Anche se la situazione finanziaria della Capitale è disastrata. Mancano perfino i soldi per sistemare le buche e gli interventi di manutenzione stradale sono ai minimi storici. “Anche io sono stanco delle buche a Roma e voglio davvero un grande piano di manutenzione stradale e scolastico nella nostra città”, ma, vista la situazione economica, “con cosa le riparo? Io non alzo le tasse ai cittadini, mi rimbocco le maniche e cercherò di ripararle. Anzi le riparerò”. Il decreto “Non lo chiamerei Salva Roma, sono soldi delle tasse dei romani e delle romane che erano stati messi in un conto separato nel 2008 e che adesso Roma chiede indietro per poter fare quei lavori che non sono più procrastinabili, ad esempio la riparazione delle buche stradali e la manutenzione del decoro urbano”. Poi il sindaco cerca di spegnere ogni ulteriore polemica con il governo dicendo, in merito alla necessità di un piano di rientro annunciato dal sottosegretario Graziano Delrio: “Mi entusiasma, è' quello che chiedo da diversi mesi. Desidero avere un piano di rientro preciso, perché non intendo fare come nell'ultimo mezzo secolo cioè spendere soldi che non ci sono. Voglio norme chiare per spendere quello che c'è. Ritengo - ha aggiunto Marino - che Roma debba avere riconosciuto un gettito superiore rispetto alle altre città perché è la Capitale”.
Dal governo via libera al decreto Salva-Roma
Dopo le tensioni di ieri il Consiglio dei ministri vara il testo che evita il default della Capitale. Delrio: «Anticipate la somme dovute al commissario»
