Non una parola sulla tassazione dei Bot. Il premier Matteo Renzi sta ben attento a non scivolare sul tema delle imposte sulle rendite finanziarie come ha fatto domenica, incautamente, il sottosegretario Delrio, scatenando una sollevazione non solo nell’opposizione. Anche nel Pd è emersa una certa insofferenza: partire con l’annuncio di nuove imposte è un passo falso che non ci si può permettere. Il Pd non può presentarsi sempre come il partito delle tasse. Anche al Tesoro sono rimasti spiazzati. «Un po’ di cautela non starebbe male» ha commentato il dirigente generale del Tesoro Maria Cannata, sottolineando che «un'eventuale modifica della tassazione impatterebbe sul piccolo risparmiatore e gli effetti sarebbero modesti sul fronte del gettito. Non so sul fronte della domanda perchè il piccolo risparmiatore è sensibile a queste cose». Comunque gli investitori individuali (retail, piccoli risparmiatori), rappresentano una componente abbastanza limitata e modesta dello stock di titoli di Stato. Tutti gli altri, cioè quelli istituzionali, già mettono i profitti dell'investimento nel loro reddito complessivo e vengono tassati indipendentemente della cedolare secca. Cannata ricorda anche che «è stata aumentata l'imposta sui dossier titoli. Non è vero che la tassazione sui titoli è solo del 12,5%. Indirettamente attraverso il bollo sul dossier titoli c'è un altro componente». Il dirigente ha comunque rassicurato sulle reazioni del mercato al cambio di governo. Nessuna preoccupazione («Sono tranquilla») per l’esito delle prossime aste: oggi Ctz e Btp, domani Bot e giovedì titoli a medio lungo termine. «Il mercato non ha considerato questo cambiamento di Governo tale da creare elementi di incertezza preoccupanti». Bot a parte, l’agenda di Renzi così come è stata illustrata per la fiducia, conti alla mano, costa ben 100 miliardi. Lo «sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione» vale 44 miliardi. Tra il 2013 e il 2014 il governo ha impegnato solo 47 miliardi su 91 miliardi stimati da Bankitalia. Costa molto il taglio del costo del lavoro che Renzi vorrebbe a due cifre. Uno studio de lavoce.info ha calcolato che la riduzione di dieci punti per i soli lavoratori under40, costerebbe almeno 27,5 miliardi. Secondo Confartigianato, estendendo il taglio a tutti, la cifra lieviterebbe fino a 34-35 miliardi. Il sussidio universale di disoccupazione costerebbe 18 miliardi. Per intervenire sull’edilizia scolastica servirebbero circa 3-4 miliardi.
Matteo presenta il conto: 100 miliardi
L’Agenda del premier costa cara ma non c’è traccia su chi dovrà pagare. Accantonato il nodo delle tasse sui Bot. Il Tesoro: «Serve un po’ di cautela»
