Politica

Quando Orlando tifava per separazione delle carriere e processo breve

Nel 2010, l’allora responsabile della giustizia della segreteria Bersani, Andrea Orlando, pubblicò su Il Foglio un intervento sui guai del sistema giudiziario italiano e sui possibili rimedi....

Nel 2010, l’allora responsabile della giustizia della segreteria Bersani, Andrea Orlando, pubblicò su Il Foglio un intervento sui guai del sistema giudiziario italiano e sui possibili rimedi. Riportiamo stralci di quell’analisi che, all’epoca, attirò sull’attuale Guardasigilli diverse critiche dallo stesso Pd. R iformare la giustizia è una delle priorità dell’Italia. (...) A qualunque intervento riformatore va premessa un’attenzione alla gravità in cui si trova oggi il sistema della giustizia civile italiano (...). Siamo disponibili a confrontarci in Parlamento sulle questioni più comunemente evocate dal dibattito: una verifica concreta dei giusti tempi del processo; una seria riflessione per la ridefinizione dell’obbligatorietà dell’azione penale; una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura. (...) La questione dei tempi del processo andrebbe affrontata riferendola sia all’ambito penale sia a quello civile. Si possono ipotizzare tempi massimi per la durata del procedimento (seppur senza prevedere prescrizioni processuali automatiche), ma questi dovrebbero essere parametrati distretto per distretto in rapporto alle risorse disponibili, al numero di magistrati in ruolo, al personale amministrativo e al numero dei procedimenti. Si potrebbe inoltre ipotizzare un percorso di convergenza pluriennale verso un range omogeneo a livello nazionale. Il che, rispetto al testo approvato dal Senato sul cosiddetto «processo breve», significherebbe eliminare le norme retroattive e legare i termini massimi indicati per i gradi di giudizio alla concreta situazione degli uffici giudiziari e a un serio piano di investimenti su strutture e personale. Infine vi è il tema dell’organizzazione della magistratura e dell’azione penale (...), sul quale però è importante ragionare. Il governo potrebbe prendere in considerazione una proposta di legge concernente l’elezione del Csm - a firma del senatore Pd Ceccanti - dalla quale si potrebbe partire dal giorno dopo dell’imminente rinnovo del Consiglio superiore della magistratura. Una proposta che prevede un sistema elettorale basato su collegi uninominali con ripartizione maggioritaria per risolvere un problema che effettivamente esiste: ridurre il peso delle correnti della magistratura associata. Non ci sarebbe invece molto da fare a proposito della separazione delle carriere, essendo già stata realizzata una sostanziale e sufficientemente rigida distinzione dei ruoli con la riforma ordinamentale, varata soltanto due anni fa. Tuttavia sono ipotizzabili norme che rafforzino il criterio della distinzione dei ruoli, precisino le incompatibilità e i limiti temporali di permanenza nei diversi uffici. Una specifica disciplina meriterebbe la limitazione all’elettorato passivo dei magistrati, di quelli che hanno svolto funzioni requirenti in particolare. Infine si potrebbe affrontare quella che, a mio avviso, è la questione centrale del sistema: l’efficacia dell’azione disciplinare. La linea d’azione dovrebbe essere quella di una distinzione maggiore di chi esercita questo tipo di giustizia domestica dal Csm con una sezione distinta o attribuendo il ruolo alla Cassazione: accrescendo così davvero l’autonomia di chi è chiamato a valutare dei colleghi. Anche in questo caso, però, la riflessione del legislatore dovrebbe partire dagli effetti prodotti dalle norme introdotte soltanto due anni fa. Sull’esercizio dell’azione penale, poi, sarebbe matura una riflessione sulla rimodulazione dell’obbligatorietà, attraverso l’individuazione di priorità che non limitino l’indipendenza dei pm. (...) Tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione. *oggi ministro della Giustizia

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