Politica

Angelino conquista l’Alfano-bis

Confermati tre ministri su quattro, ma si tratta ancora sul programma Il partito ottiene il «rallentamento» della riforma elettorale

Trentuno senatori. Bisogna partire da questo numero per capire perché Angelino Alfano è riuscito a vincere il lungo braccio di ferro con Matteo Renzi e ottenere la riconferma per sé e per altri due ministri. Perdendo per strada il solo Gaetano Quagliariello, vittima predestinata già da tempo. Trentuno senatori sono il numero «magico» che serve al nuovo premier per avere almeno i numeri della maggioranza che sosteneva Letta a palazzo Madama. Sperando poi di recuperare, strada facendo, qualche dissidente grillino o qualche esponente del Gruppo Autonomie e Libertà. Ma per avere il via libera dal capo dello Stato i senatori del Nuovo Centrodestra erano e alla fine sono risultati decisivi. Renzi ha trattato a lungo, ha fatto la voce grossa, ha minacciato di rivolgersi ad altri partiti ma alla fine ha dovuto cedere. Praticamente su tutto. Dall’altra parte Angelino Alfano, abituato a trattative estenuanti da quando era ancora in Forza Italia, ha avuto partita più facile. E alla fine ha portato a casa il risultato migliore. «Molto bene la squadra. Il Nuovo Centrodestra non poteva chiedere o desiderare di più. Per l'Italia. #avantitutta», ha scritto su twitter subito dopo la conferenza stampa di Renzi al Quirinale. Tweet al quale ha fatto subito eco quello di Beatrice Lorenzin, confermata al ministero della Salute: «Portiamo avanti il lavoro cominciato in questi mesi, con entusiasmo, impegno e determinazione. Per cambiare l'Italia». La trattativa decisiva fra Angelino e Matteo è quella che si è svolta nella notte tra giovedì e venerdì, proseguita anche nella mattina prima dell’annuncio della salita al Quirinale da parte del premier incaricato. Il segretario del Pd ha provato a dettare le sue condizioni, ha offerto addirittura quattro ministeri purché due fossero donne. Ma il «peso» non era quello che chiedeva Alfano. Anche se per affiancare Beatrice Lorenzin era già pronto il nome di Simona Vicari. Nelle telefonate notturne tra gli sherpa dei due leader i ministri offerti sono allora scesi prima a due, poi a tre ma sempre con incarichi che per Alfano non erano soddisfacenti. In mattinata l’ultimo aut aut di Renzi al leader del Ncd: d’accordo sulla riconferma per te, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin ma se vuoi gli Interni devi lasciare il posto di vicepremier. La risposta è stata un mezzo sì: va bene ma allora nel governo nessuno avrà quell’incarico. E così è stato. Ma la trattativa non è ancora conclusa. Perché il punto sul quale Ncd e il Pd stanno ancora lavorando è quello del programma. Un nodo cruciale visto che il Nuovo Centrodestra ha chiesto e preteso un contratto scritto. Nero su bianco per non avere sorprese. E su quello la discussione sta ancora andando avanti. Da ieri ci sono più tavoli aperti, ai quali partecipano esponenti diversi dei due gruppi, divisi in aree tematiche: sull’economia, sulla famiglia, sulle piccole e medie imprese, sul lavoro. L’accordo però ancora non è totale. Specialmente su alcuni temi. Come ad esempio il lavoro, sul quale Renzi e il Nuovo Centrodestra hanno visioni diverse: il segretario del Pd punta a una evoluzione della legge Fornero, proponendo un contratto unico. Alfano vuole invece abbattere tutte le rigidità in entrata e una riforma che si rifà alla legge Biagi. Posizioni lontane, al momento, anche sullo ius soli, il tema che potrebbe creare più attriti. Il Nuovo Centrodestra lo accetterebbe solo se ne parlasse a partire dal primo ciclo scolastico, il centrosinistra punta invece a darlo fina dalla nascita. Infine la riforma elettorale. Renzi sembra aver accettato la «road map» che gli ha proposto Alfano: una legge che deve andare di pari passo con la riforma del Senato. Quindi con tempi molto più lenti di quelli immaginati dal segretario del Pd.

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