I terroristi sono altri. Non i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Giorone. Non sono i nostri italiani a dover essere considerati tali. Ma chi invece impugna un coltello e taglia la gola in pieno centro a Londra a un uomo. Lo lascia in terra nella speranza che muoia e che si dà alla fuga convinto di aver compiuto un gesto «voluto» dal suo popolo. A distanza di un anno e quattro mesi dall’accoltellamento, l’indiano Sigh Lakhbir è stato arrestato dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Ascoli Piceno con l’accusa di tentato omicidio con finalità di terrorismo. Lo straniero, non appena si è trovato di fronte i militari, che lo hanno ammanettato in esecuzione di un mandato di arresto europeo a fini estradizionali emesso dall’autorità giudiziaria del Regno Unito, si è sentito come sollevato. Tanto che non ha esitato a farsi mettere le manette ai polsi e a confessare di essere stato lui a impugnare il coltello il 30 settembre del 2012 in Old Quebec Street, nel West End di Londra, per colpire il generale indiano Kuldeep Singh Brar. Ma perché l’indiano ha confessato immediatamente? Per un semplice motivo. Era terrorizzato di poter finire nelle mani dei servizi segreti indiani, che lo avrebbero riportato nel suo Paese, rinchiuso in un carcere indiano e condannato a pene ben differenti rispetto a quelle che adesso rischia nel Regno Unito. Insomma, ha scelto di essere giudicato a Londra piuttosto che finire nelle maglie della giustizia indiana, della quale era terrorizzato. L’indiano, dunque, ha confessato di aver tentato di ammazzare il generale, che nel 1984 ha compiuto una strage, nella quale rimasero feriti parenti dell’arrestato. Nella popolazione Sikh, infatti, come lo stesso Singh Lakhbir ha ammesso, «non si dimentica» e chiunque, quindi, avesse incontrato il generale avrebbe «dovuto» ucciderlo. L’indiano è nato nel 1987, tre anni dopo la strage, ma la stessa famiglia lo avrebbe «indotto» a compiere il folle gesto in qualsiasi momento e in qualsiasi parte del mondo avesse incontrato il ferito. Sì, perché il generale è stato salvato dai soccorsi intervenuti immediatamente a Londra. Non solo. L’indiano faceva parte di un gruppo criminale composto da altri tre uomini e da una donna, che sono stati arrestati poco dopo dagli investigatori della divisione antiterrorismo del Metropolitan Police di Scotland Yard pochi giorni dopo l’attentato. Questi sono stati già condannati a pene che vanno dai 9 ai 14 anni dalla giustizia inglese. Quindi, lo stesso indiano preso ad Ascoli Piceno, rischia le stesse pene. E dunque, l’uomo accusato di tentato omicidio con finalità di terrorismo, ha «preferito» finire nelle maglie della giustizia inglese piuttosto che finire nelle mani dei connazionali e del Tribunale che sta giudicando i marò Latorre e Girone. Quella compiuta da Sigh Lakbir è stata una vera e propria vendetta contro il generale che tre anni prima che nascesse aveva compiuto la strage. Ma tra i Sikh certe azioni criminali non si dimenticano e quindi non esistono limiti di tempo: la vendetta è un piatto che va servito freddo. Adesso l’uomo accusato di tentato omicidio con finalità di terrorismo, dopo una lunga confessione, attende di sentire una sentenza che sarà decisamente inferiore rispetto a quella che avrebbe potuto ascoltare se si fosse seduto davanti ai giudici indiani. Coloro che ancora non si sono pronunciati sui nostri connazionali e che da due anni non decidono sulla loro sorte. L’indiano si trova adesso rinchiuso nel carcere di Fermo, dal quale dovrebbe essere trasferito a Londra entro 15 giorni, non appena verrà ratificata la rogatoria.
Altro che marò. Questo è un terrorista
Arrestato dai carabinieri del Ros un indiano ricercato da Scotland Yard. Nel settembre del 2012 ha tagliato la gola a un generale nel centro di Londra
