Avete presente quegli incontri di boxe in cui il campione affronta lo sfidante quasi con indolenza e quello fa tanto casino ma colpisce solo l’aria? Matteo Renzi contro Beppe Grillo è durato quanto due riprese di boxe. Tre minuti di studio, tre minuti di colpi caotici schivati dal giovane campione, con il vecchio pugile capace ancora di farsi voler bene dal pubblico pagante per l’impegno profuso, ma il titolo e con esso il potere restano a Renzi. Per vincere il match il quasi ex sindaco e quasi premier ha scelto la strada più breve: restare fermo. Fermo sulle sue posizioni, dritto sulla sua linea, senza chiedere nulla, senza cercare mai di compiacere la delegazione grillina. E ha prevalso. Attenzione, sono solo le prime due riprese. Il match sarà lungo e tosto, prossima tappa tra meno di cento giorni alle elezioni europee del 25 maggio. Ma intanto queste riprese d’assaggio erano importanti perché erano giocate fuori casa: lo streaming aveva ridicolizzato Bersani e per seppellire l’ex segretario era bastato un Vito Crimi qualsiasi. Stavolta era arrivato Beppe Grillo in persona, uno che ha capito molto se non tutto e sa che il suo unico vero competitor, colui che può fargli franare il terreno sotto i piedi, è quello che lui chiama l’Ebetino di Firenze e invece ebete non è per niente. È riuscito a far quello che Beppe prometteva: mandarli a casa. Da D'Alema al povero Letta la strada del Cannibale di Firenze, così dovrebbe essere chiamato Renzi almeno da chi (come chi scrive) lo conosce da più tempo, è lastricata di cadaveri politici abbattuti in tempo brevissimo. Ora resta sullo sfondo la grande sfida tra questi due «eversori» di sistema. Matteo Renzi e Beppe Grillo sono in realtà simili, si somigliano, per questo si odiano. Solo uno dei due può restare in piedi. E sfidare nella partita finale l'eversore più forte di tutti: Silvio Berlusconi.
Più deciso ha vinto Matteo
di Mario Adinolfi