Oscar Farinetti no. Alessandro Baricco e Andrea Guerra sono invece più di un’ipotesi. Rimasto a Firenze in attesa di ricevere l’incarico di formare il governo da Giorgio Napolitano, Matteo Renzi lavora alla formazione dell’esecutivo, in costante contatto con Graziano Delrio . Del governo guidato dal segretario del Pd non farà parte Farinetti. A rivelarlo è lo stesso patron di Eataly, dato da molti come papabile responsabile dell’Agricoltura. «Non farò il ministro, ognuno deve fare il proprio mestiere - smentisce Farinetti - Forse gli italiani hanno le scatole piene di imprenditori in politica». Quanto a Renzi, «il Paese sta morendo, serve una rivoluzione. Viva i coraggiosi» e sulle priorità del nuovo governo Farinetti non ha dubbi: «Contratto unico di lavoro, diminuire il costo del lavoro, incentivare l’export e fare un piano della scuola». Cioè il «Jobs act» e le altre «ricette» del segretario del Pd. Ma Renzi prima di trasferisi a Palazzo Chigi dovrà fare i conti con la formazione della squadra. Mentre al Quirinale si svolgono le consultazioni, lui a Firenze incontra in mattinata - prima di andare allo stadio ad assistere a Fiorentina-Inter - lo scrittore Alessandro Baricco e l’ad di Luxottica Andrea Guerra . Un «sondaggio» in vista di una possibile chiamata rispettivamente per il ministero della Cultura e per quello dello Sviluppo economico. Ma Baricco, pur dicendosi disponibile a collaborare con Renzi, avrebbe rifiutato la proposta di guidare il Collegio Romano. Allo stadio, invece, Renzi ha incontrato Diego Della Valle e si sarebbe parlato della poltrona dello Sviluppo economico anche per il patron di Tod’s. Intanto si fanno sempre più insistenti le voci che vorrebbero Roberta Pinotti (Pd) alla Difesa, sponsorizzata da spinte interne al ministero stesso perché «è una persona preparata e conosce il mondo militare». Una scelta che sposterebbe Federica Mogherini agli Affari comunitari. Ma i tempi per la formazione del governo Renzi potrebbero allungarsi. Perché tutto ruota attorno ad Angelino Alfano : Ncd ha ingaggiato un braccio di ferro sul programma di legislatura, ponendo come condizione imprescindibile per appoggiare Renzi la scrittura di un patto programmatico stringente. «Si guarderanno anche le virgole», alludendo a un patto di governo alla tedesca (in Germania Cdu e Spd hanno messo nero su bianco un accordo dettagliatissimo) su riforme ed economia. Alfano è determinato a conservare tre ministeri: se stesso all’Interno restando vicepremier, Maurizio Lupi a Infrastrutture e Trasporti e Beatrice Lorenzin alla Salute. Bisogna poi compensare la perdita delle Riforme, che passeranno da Gaetano Quagliariello alla renziana Maria Elena Boschi . Alfano chiede almeno sei sottosegretari, tra i quali sarebbero blindati Gioacchino Alfano e Giuseppe Esposito , vicepresidente del Copasir. Tutto ruota attorno ad Alfano quindi che il segretario Pd non vorrebbe come vicepremier e vedrebbe bene agli Esteri al posto di Emma Bonino . Al governo Renzi vorrebbe Marianna Madia e Dario Franceschini (Cultura) e ai Rapporti col Parlamento uno tra Paolo Gentiloni e Roberto Giachetti . Conferma in vista per Andrea Orlando all’Ambiente. Per i ministeri economici in lizza Lucrezia Reichlin , Lorenzo Bini Smaghi e al Lavoro Tito Boeri o Guglielmo Epifani . Caldo anche il nome di Fabrizio Barca , mentre Paolo De Castro si sfila: «Sto bene in Europa, non m’interessa fare il ministro. L’ho già fatto».
Matteo sogna Baricco e vede Guerra
La Cultura offerta allo scrittore. L’ad di Luxottica o Della Valle allo Sviluppo. Alfano alza la posta: vuole tenere l’Interno e confermare Lupi e Lorenzin
