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Benvenuti al gran bazar Italia

I ricchi sultani di Qatar, Emirati, Arabia e Oman padroni in casa nostra. A Roma razzia di hotel di prestigio. Moda e tecnologia i nuovi obiettivi

L’ultima preda che hanno messo nel mirino sono gli Aeroporti di Roma. Una partecipazione minoritaria, di circa il 25%, per la quale il Fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti sarebbe disposto a mettere mano al portafoglio. Una notizia filtrata nel corso dei colloqui che il premier Letta ha concluso ieri nei paesi del Golfo, ufficialmente smentita da Atlantia, la holding che controlla gli scali romani, ma che testimonia il clima da «compra Italia» che si registra nei Paesi pieni di liquidità e in cerca di buone opportunità a prezzi di saldo. In ogni caso la partecipazione sarebbe sinergica al prossimo arrivo nel capitale di Alitalia del vettore di Abu Dhabi, Etihad. Comunque vada, non è un mistero che l’Italia eserciti un forte appeal sui compratori mediorientali. Nel 1976 la Libyan Arab Foreign Bank entra nella Fiat con il 9,09%, quota destinata a salire subito al 13,04% e in seguito trasferita alla Lafico (Lybian Arab Foreign Investment Company). I libici rimangono dieci anni: il 24 settembre del 1986 escono con 2,12 miliardi di dollari in tasca dagli iniziali 400 milioni. Nel 2000 il fondo libico Lia ritorna in Fiat, acquistando il 2%, quota oggi ridotta. Il flirt dei libici con l’Italia continua negli anni successivi con altri colpi. Nel 2002 la Lafico si riaffaccia a Torino, bussa agli Agnelli, e rileva il 5% della Juventus, una quota cresciuta fino al 7,5%. Poi, dopo il crollo del regime del Colonnello Gheddafi, nel 2012 la Consob rende evidente la riduzione delle quote sino all’1,5%. I libici sono ancora lì. Così come hanno a oggi il 2,9% di Unicredit, il 2,01% di Finmeccanica e pur non dichiarandolo ufficialmente quote sotto il 2% di Eni. Fin qui Tripoli che nel terzo millennio cede il passo ai nuovi ricchi: le monarchie del Golfo. Nel 2005 il fondo di AbuDhabi, Mubadala Development company, acquista dal Lingotto il 5% di Ferrari, poi ripreso nel 2010 dalla Fiat. Nel 2006 compra il 35% di Piaggio Aereo, quota non più ceduta e salita al 41%. Nel 2010 si muove anche la consorella Aabar Investment (società di investimento della compagnia petrolifera di Abu Dhabi, la Ipic) che entra nell’azionariato di Unicredit (con una partecipazione del 6,5%). Gli sceicchi dell’Italia amano anche il lusso e la moda. Nel 2011 il Paris Group di Dubai, dell’uomo d’affari Abdulkader Sankari, acquisisce la maison Gianfranco Ferrè. Nel luglio 2012, la celebre casa di moda Valentino viene ceduta, insieme al marchio M Missoni, alla società Mayhoola for Investments del Qatar per 700 milioni di euro. Non soddisfatto del marchio l’emiro, Hamad bin Khalifa al-Thani, acquista per 100 milioni di euro uno spazio commerciale in Piazza di Spagna per creare un boutique multipiano targata Valentino. Ancora il Qatar mette le mani, nel 2012, sulla Costa Smeralda per una cifra intorno ai 600 milioni di euro. Nel pacchetto ci sono 4 alberghi, porto, negozi, ville, terreni inedificati. Nel complesso alberghiero, un anno dopo, l’emiro al-Thani apre o una succursale del marchio Harrod’s (sempre di sua proprietà). La prossima preda è la maison Versace. Il fondo del Qatar sarebbe pronto a sborsare soldi con la joint venture fondata con il Fondo Strategico italiano (di Cassa depositi e Prestiti) per mettere le mani sul 20% della casa di moda valutata 850 milioni di dollari. Altra passione degli emiri sono gli alberghi e il mattone. Soprattutto a Roma nelle vie più famose della Dolce vita. L’hotel Eden a via Ludovisi se lo è preso il gruppo Dorchester del Sultano del Brunei. L’albergo Regina Baglioni è passato nella proprietà del fondo sovrano del Qatar e lo stesso braccio finanziario dell’emiro sta cercando di acquistare Excelsior e Grand Hotel dall’americana Starwood. Non solo. Le trattative sotterranee parlano di cessioni da parte del gruppo Boscolo che, oltre al grande albergo a piazza della Repubblica, possiede l’Aleph a via San Nicola da Tolentino. In prima fila ci sarebbe l’Abu Dhabi Investment Authority. Sempre nell’immobiliare è da segnalare l’arrivo dell’attivissima Qatar holding nel progetto di sviluppo di Porta Nuova a Milano dove ha preso il 40% del progetto di riqualificazione urbana da due miliardi di euro insieme a Hines sgr. Infine il calcio. Sempre con il Qatar pronto a convincere a suon di soldi il presidente Cellino a lasciargli il Cagliari. Emissari di Berlusconi sarebbero volati negli Emirati Arabi per incontrare ricchi e potenti dell’Adug (Abu Dhabi United Group, società che ha interessi anche nel settore turistico e immobiliare) interessati ad acquisire quote del Milan. Puntualmente, infine, spuntano arabi interessati a Roma, Lazio e Pescara. Finora senza seguito.

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