Politica

Renzi ottimista: «Pronti a chiudere»

Il segretario Pd telefona a Berlusconi: trattativa sul premio di maggioranza per passare dal 35 al 37%. Sui collegi elettorali FI contraria alla delega al governo

Il rischio - per dirla con Matteo Renzi - è che la politica rimanga ancora una volta intrappolata «nelle sabbie mobili» e nessuno, né il segretario Pd né tantomeno Silvio Berlusconi, intende finire sulla lavagna dei «cattivi», responsabile dell’ennesimo fallimento. Ecco perché, nelle stanze di Pd e Forza Italia in cui si lavora alla legge elettorale si respira un «cauto ottimismo». In realtà, l’arrivo nell’aula della Camera della riforma del Porcellum (complice anche l’ostruzionismo del M5S sul decreto Imu-Bankitalia che ritarda i lavori della commissione Affari costituzionali) slitta di 24 ore. L’esame del provvedimento avrà inizio domani pomeriggio. Fino ad allora, viene spiegato, andranno avanti le trattative tra Dem e berluscones. Il pallino del gioco , nonostante le dichiarazione strategiche degli uomini chiave dei due schieramenti si affannino durante tutta la giornata, è saldamente in mano ai due leader. «Ormai siamo al gossip delle agende», sbotta Renzi quando gli si chiede se incontrerà il Cav, ma i contatti - anche se solo telefonici - si susseguono da mattina a sera. La giornata si apre con il ritiro da parte del Pd degli emendamenti che metterebbero in crisi l’accordo con FI. Il principale nodo da sciogliere rimane quello della soglia per accedere al premio di maggioranza. Il Pd preme perché venga alzata, assecondando un’indicazione che arriva dal Quirinale e che viene fatta «recapitare» anche a Berlusconi attraverso il «mediatore» Gianni Letta. L’intesa sarebbe vicina, nonostante sul tema tante rimangano le perplessità del partito di Berlusconi, contrario a quello che diventerebbe «un doppio turno di fatto». Il punto di mediazione raggiunto, frutto della consapevolezza comune di non poter «mandare tutto all’aria per un punto percentuale» rischiando «di perdere la faccia», riguarderebbe la possibilità di passare dal 35% al 37% (anche se FI insiste per non andare oltre il 36) intervenendo poi anche sul «peso» del premio, che passerebbe dal 18 al 16 o 15%. C'è poi fiducia, in ambienti Dem, sulla possibilità di inserire primarie facoltative per la scelta dei candidati, mentre dal canto suo Forza Italia porterebbe a casa l'emendamento «Salva Lega» con l'introduzione di uno «sbarramento territoriale» e la quota del 5% per la soglia di sbarramento per i piccoli partiti. Si discute ancora, invece, sull’eventuale delega al Governo per le tabelle che disegnano i collegi elettorali: gli azzurri non vedono di buon occhio il fatto di lasciare ad Angelino Alfano, titolare del Viminale, una «carta così importante», ma la mediazione potrebbe essere trovata a partire da una riduzione dei tempi a disposizione dell’esecutivo per la definizione dei collegi. Il segretario del Pd è fiducioso: «Berlusconi - spiega - oggi è a un bivio. Ci sono un paio di ipotesi di emendamenti, io confido che si possa chiudere rapidamente. Siamo veramente a un passo, è lì, siamo lì pronti a chiudere», azzarda. Sul fronte azzurro il bilancio della giornata è affidato ai capigruppo di Camera e Senato. «L`accordo tra Berlusconi e Renzi, l’accordo tra Forza Italia e Partito democratico - assicura Renato Brunetta - regge, tiene. Nonostante l’atteggiamento dei piccoli partiti (che hanno scritto alla presidente Boldrini richiedendo più tempo per discutere del provvedimento, ndr) nonostante l’ostruzionismo di alcune forze politiche irresponsabili, nonostante la voglia di qualcuno di rifugiarsi in pratiche da Prima Repubblica, andiamo avanti con questa importante riforma». «Ho l'impressione che l'accordo regga - gli fa eco Paolo Romani - Bene o male siamo vicini al 'fine tuning' delle cifre». Ci sarà tempo fino a giovedì pomeriggio per continuare a trattare sui numeri. Comune, in Renzi e Berlusconi, rimane la consapevolezza di «a un bivio». Da una parte la strada delle riforme, annunciata da 20 anni e mai presa. Dall’altra le «sabbie mobili», la palude della politica.

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