Alla fine la norma per il rientro dei capitali custoditi nei paradisi fiscali, in particolare in Svizzera, è arrivata al Consiglio dei ministri. I tecnici del Tesoro sono riusciti a scivere un articolato che consentirà di riportare in patria i tesoretti che molti cittadini italiani detengono all’estero senza averli dichiarati al fisco. Ma non si tratterà di una versione corretta a aggiornata dello scudo fiscale dell’era Tremonti. Il premier Letta ha infatti spiegato che «il decreto sul rientro dei capitali prevede un percorso che parte dall’autodenuncia e dal pagamento per intero delle imposte previste», quindi «non è uno scudo, non c’è più l'anonimato» sia per motivi etici sia per motivi funzionali. Non essendo più anonimi potranno essere utilizzati in Italia, facendo in modo che lo Stato incassi risorse per ridurre le tasse sul lavoro». Il rientro produrrà dunque gettito, anche se non è chiaro a che tipo di aliquota saranno assoggettati. La lotta all’evasione fiscale parte da oggi ma non è ancora completa perché la norma approvata ieri dal Cdm si aggancia ad altri due aspetti che renderanno molto più difficile la vita agli evasori internazionali e soprattutto alla grande criminalità che prospera anche celando nei paradisi fiscali i frutti dell’attività illecita. Il primo passaggio avverrà tra due settimane quando al Consiglio dei ministri approderà un pacchetto di norme contro la criminalità, una delle quali introdurrà il reato di riciclaggio. Le maglie saranno dunque pià strette per chi ha somme di denaro all’estero perché il loro utilizzo sarà molto più circoscritto e sanzionato penalmente. L’ultimo tassello sarà rappresentato dall’accordo con la Svizzera per la maggiore trasparenza dei conti correnti delle banche elvetiche. Il mantenimento dell’anonimato dovrebbe essere compensato con una trattenuta sui depositi dei correntisti italiani in Svizzera che sarebbe versata nelle casse dello Stato italiano. A quel punto tenere i soldi nelle banche della Confederazione elvetica avrebbe sicuramente minori vantaggi economici per il detentore. L’effetto sul quale punta il Governo è dunque quello di facilitare il ritorno di flussi finanziari cospicui verso il Paese e fare in modo che all’interno dei confini i soldi restino sotto forma di investimenti. Non si tratta ha spiegato Saccomanni, «di un condono, né di un’amnistia, ma di un meccanismo innovativo di collaborazione volontaria». Per il ministro è «un cambio epocale» in quanto non c’è «nessuno sconto sulle imposte dovute ma solo la riduzione delle sanzioni amministrative e la modifica delle penali». «I proventi del rientro dei capitali - ha concluso - saranno usati per coprire le spese in conto capitale, per il rimborso dei debiti della Pubblica amministrazione, per l'allentamento del patto di stabilità e così via. C'è una forte valenza di sostegno alla crescita e all'investimento». Il Consiglio dei ministri ha anche dato il via libera ufficiale al piano di privatizzazioni che durerà almeno un paio di anni. Il Cdm ha apppovato il collocamento sul mercato delle quote di Poste ed Enav. Delle due aziene saranno cedute quote «non di controllo» del gruppo guidato da Massimo Sarmi e della società per l'assistenza al volo. Con il pacchetto privatizzazioni, ha assicurato Letta, il debito pubblico italiano, quest'anno, scenderà «per la prima volta dopo sei anni di crescita». L’esecutivo intende inoltre dare parte delle azioni delle società ai dipendenti e il percorso verrà definito nei prossimi giorni. Dalla cessione del 40% di Poste il governo punta a ricavare tra i 4 e i 4,8 miliardi di euro mentre dal 49% dell’Enav circa 1 miliardo. Il ministro dell'Economia, Saccomanni, ha indicato in 10-12 miliardi il valore di Poste e in circa 1,8-2 miliardi quello dell’Enav, e ha auspicato che il collocamento sul mercato di Poste possa partire entro l’estate. Sul fronte fiscale il governo ha approvato un decreto che affronta molteplici questioni, a partire dalla agevolazioni. Letta ha ribadito che «il 31 gennaio non ci sarà il taglio delle detrazioni fiscali per famiglie e contribuenti» previsto dalla legge di Stabilità. «Il 31 gennaio se non fossimo intervenuti sarebbe scattato il taglio delle detrazioni fiscali per famiglie e contribuenti». Così ora il capitolo viene demandato alla delega fiscale all’esame del Parlamento che «sarà la sede della discussione sul riordino». Il premier ha poi affrontato il tema del costo del lavoro. «Abbiamo applicato il primo effetto del taglio del costo sul lavoro che prevede la legge di stabilità» rinviando i termini per il pagamento della prima rata dei contributi Inail per le imprese, ha annunciato. «Non vengono pagati dalle imprese 3 miliardi ma 2 . Quindi abbiamo dato un segno molto forte alle imprese italiane per spingere su fiducia e crescita e abbiamo deciso che verranno pagati a maggio. Questo vuol dire tre mesi di liquidità in più che significa una boccata d’ossigeno».
Letta come Silvio: sì al rientro dei capitali
Il Cdm dà l’ok allo scudo fiscale messo all’indice dalla sinistra al tempo del Cav. Via libera alla cessione di Poste ed Enav. Nessun taglio alle detrazioni fiscali
