Politica

Pd, Cuperlo si dimette

Il presidente scrive a Renzi: "Allarmato dalla tua concezione del partito". La risposta del segretario: "Le critiche si fanno e si ricevono. Non possiamo far precipitare tutto"

Il Pd nella bufera. Nel giorno in cui la prima vittima dell'avvento dell'era Renzi alla guida dei democratici si lascia andare a sorprendenti congratulazioni sul patto raggiunto per la legge elettorale - “Riconosco che ha fatto un ottimo lavoro”, ha detto l'ex viceministro dell'Economia Stefano Fassina - è il presidente del partito a sbattere la porta in faccia al segretario. Dopo la plateale uscita di scena dalla direzione di ieri pomeriggio, nella quale si è dato il via libera alla proposta di Renzi sull'Italicum, la lettera inviata oggi da Gianni Cuperlo al sindaco di Firenze è la rappresentazione plastica delle contraddizioni e delle spaccature che tormentano il Pd. Ancor di più: è la reazione eclatante maturata dopo giorni di malumori e mal di pancia lievitati fino all'esasperazione; la presa d'atto, si dirà, della incompatibilità ai vertici di dirigenza tra i rappresentanti di due modi opposti di intendere il ruolo, i valori e le modalità di gestione del Pd. “Mi dimetto perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l'omologazione, di linguaggio e pensiero”, scrive Gianni Cuperlo a Matteo Renzi. “Mi dimetto - aggiunge - perché voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere. Mi dimetto perché voglio avere la libertà di dire sempre quello che penso. Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità”. Aveva criticato – e aveva dissentito, infatti – sulla scelta di collaborare con Silvio Berlusconi sancendone una “rilegittimazione politica che ha creato smarrimento negli elettori” democratici, sulla proposta elettorale che ne è uscita fuori “non convincente perché non garantisce né agli elettori il diritto di scegliere i loro rappresentanti, né una sicura governabilità”, e sul metodo adottato in direzione, di fatto un prendere o lasciare messo sul tavolo da Renzi, perché “non funziona così un partito”. Quando il sindaco di Firenze, politico schietto e avulso da ipocrisie e da perbenismi nell'uso delle sue parole, gli ha rinfacciato che la richiesta di insistere sulle preferenze era inopportuna, “inaccettabile”, se a farla era lui che è stato eletto “nel listino bloccato”, Cuperlo se ne è andato. Ha lasciato i dalemiani e i dissidenti alla sola scelta che rimaneva possibile azzardare senza la sua guida: l'astensione. E oggi, con l'annuncio dato alla riunione di minoranza e con la lettera, che ha pubblicato anche sulla sua pagina Facebook, manda il suo saluto al segretario col quale non si sente più di condividere la guida del Pd, a queste condizioni. Era stato Renzi, all'indomani delle primarie dell'otto dicembre ad insistere perché il secondo classificato accettasse la carica onorifica della presidenza. Dopo il bisticcio, si era pensato a un chiarimento pacificatore nelle prime ore. Ha prevalso la contrapposizione netta. La partita si sposta adesso in parlamento, dove la minoranza cuperliana, c'è da credere, non farà sconti né passi indietro sull'eliminazione delle liste bloccate nella proposta di legge elettorale e avvierà la sua battaglia emendativa per inserire le preferenze. Anche se Matteo Orfini, leader dei giovani turchi, ha detto che appoggerà il segretario questa volta. La risposta di Renzi non si fa aspettare, e segue la stessa strada epistolare. “Caro Gianni - scrive il sindaco nella lettera inviata come controreplica all'ex presidente - rispetto la Tua scelta. Conosco la fatica che hai fatto nell'accettare la mia proposta di guidare l'Assemblea del Pd, dopo le primarie. Con franchezza e lealtà, non me l'hai taciuta. Non volevi farlo, ma hai ceduto alla mia insistenza”. E aggiunge che “la stessa franchezza e lealtà mi ha portato a criticare - nel merito - il tuo intervento di ieri. In un Partito Democratico le critiche si fanno, come hai fatto tu, ma si possono anche ricevere. Mi spiace che ti sia sentito offeso a livello personale. Ti ringrazio per il lavoro che hai svolto nel tuo ruolo e sono certo che insieme potremo fare ancora molto per il Pd e per il centrosinistra. Ci aspetta un cammino intenso che può finalmente cambiare l'Italia”. Traccia quindi questo cammino: “Se l'accordo reggerà avremo superato il bicameralismo perfetto, modificato l'errore del Titolo V, ridotte le indennità e i rimborsi dei consiglieri regionali, garantito il bipolarismo e il premio di maggioranza, introdotto il ballottaggio, ridotta la dimensione dei collegi, eliminato il potere di veto dei piccoli partiti che ha ucciso l'esperienza del centrosinistra con Prodi. Si poteva fare meglio? Sì, certo. Ma fino ad ora non si era fatto neanche questo. E rimettere in discussione i punti dell'accordo senza il consenso degli altri rischia di far precipitare tutto. Sono certo che questo non sia il tuo obiettivo e che - pur con funzioni diverse - ripartiremo insieme”. Ma per ora, come il treno che da Firenze lo ha portato a Roma, va dritto, solo al comando, per la sua strada. A mille all'ora.     Ecco la lettera pubblicata sulla pagina Facebook dell'ex presidente Pd     post di Gianni Cuperlo.

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