Politica

Renzi-Berlusconi: l'incontro all'ora del tè

Domani pomeriggio ore 16 nella sede del Pd, in Largo del Nazareno

L'appuntamento più atteso nella girandola di incontri che sta avendo per protagonista il segretario del Pd, Matteo Renzi, si terrà nel pomeriggio di domani (ore 16), in centro a Roma, nella sede del Pd. Si sceglie l'ora del tè perché in mattinata i due protagonisti hanno da fare. Uno, Silvio Berlusconi, è a Milanello dove presenterà il nuovo allonatore del Milan, Clarence Seedorf. L'altro, afferma di dover inaugurare delle case popolari a Firenze. La nuova legge elettorale. Mai come adesso la modifica della legge elettorale sembra essere a un passo. Il modello su cui il sindaco e il Cavaliere avrebbero trovato l'accordo è un sistema spagnolo modificato. Si tratterebbe di un proporzionale con il turno unico, circoscrizione piccole (con liste bloccate corte), ma con una ripartizione dei seggi su base nazionale. Sarebbe previsto un cospicuo premio di maggioranza al 15 per cento e la soglia di sbarramento circoscrizionale al 3 per cento, con il territorio diviso in 118 circoscrizioni, ognuna delle quali elegge 4-5 parlamentari. Una legge che favorisce i grandi partiti e che, soprattutto, impedisce alle piccole formazioni di porre veti e di risultare fondamentali per la vittoria. Questo sistema elettorale sarebbe stato studiato dal professor Roberto D'Alimonte, tanto che già in molto parlano di "D'Alimontum". Il retroscena. Allegato all'accordo sulla legge elettorale ci sarebbe anche la condivisione di un percorso di crisi che porterebbe alle elezioni prima dell'inizio del semestre di presidenza italiana a Bruxelles. La volonta' di Renzi, viene spiegato, "è quella di affrontare quell'appuntamento con un governo diverso, con propri ministri. Per Berlusconi ci sarebbe una immediata riabilitazione politica e la prospettiva di un parlamento 'non ostile' - anche se su questo punto mancano conferme in casa Pd - nel momento in cui si trovera' a scontare la pena della sentenza Mediaset. Il Cavaliere, inoltre, intende sfruttare la nuova legge elettorale e il ritorno alle urne per azzerare gli organigrammi del partito e ricominciare da zero, con forze giovani da schierare tanto in Italia quanto a Bruxelles. Sull'effettiva possibilità che l'asse Pd-Forza Italia sullo spagnolo possa realizzarsi in Aula alla Camera, tuttavia, pesa l'incognita del voto segreto, anche in virtù delle divisioni interne sia in Forza Italia che nel Pd. Non è un caso che ieri, nel corso della direzione Pd, il segretario abbia più volte stigmatizzato il rischio dei franchi tiratori al momento del voto in Aula, il 27 gennaio. Altra incognita è rappresentata dal Movimento Cinque Stelle. I grillini hanno recapitato il loro 'niet' alle proposte di Renzi per voce di Gianroberto Casaleggio e si dicono pronti a tornare al voto con la legge proporzionale risultata dalle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale. Così, non è escluso che i Cinque Stelle possano allearsi, al momento del voto in Aula, con i partiti più piccoli per stoppare il blitz sul modello spagnolo. Uno scenario, quello dell'asse Berlusconi-Renzi, che aprirebbe la strada a una maggioranza atipica nell'Aula di Montecitorio al momento del voto sulla legge elettorale. Eventualità che è vista come fumo negli occhi, non solo dagli altri partiti della maggioranza, ma anche all'interno del Pd. La minoranza del partito, con i bersaniani in testa, si dicono consapevoli che l'asse tra sindaco e Cavaliere segnerebbe "la fine della maggioranza", come spiegato dal deputato Alfredo D'Attorre. Un esponente della sinistra Pd rileva, inoltre, che l'accordo con Berlusconi "rappresenta ormai l'ultima via d'uscita dall'angolo in cui si è infilato Renzi dopo le motivazioni della Consulta". Il segretario, infatti, aveva ricevuto carta bianca dal premier, con il nulla osta da parte del Capo dello Stato, per condurre in prima persona le consultazioni sulla legge elettorale. Ma le motivazioni della Consulta lo hanno messo, pochi giorni dopo, nella scomoda posizione di condurre quelle consultazioni in presenza di una legge ormai proporzionale che nessuno, fatta eccezione per Renzi e per il Cavaliere, ha più interesse di cambiare. In questa condizione, Angelino Alfano può paventare sempre l'uscita dal governo, con il rischio concreto di andare ad elezioni con questa legge e affossare gli ultimi tentativi del sindaco di Firenze di portare a casa la riforma.

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