Politica

Medicina del lavoro e le gare al ribasso

Premiare la qualità quando si parla di salute eppure spesso si preferisce il prezzo inferiore

Da anni ormai è invalsa l’abitudine da parte di Enti e Società, anche piccole, di espletare gare al ribasso per le prestazioni previste dalla legge ex 626/del 94, oggi DL 81/106 (Medicina del Lavoro). Se si controllano gli albi pretori delle pubbliche amministrazioni o i bollettini specializzati in gare, si vede che ci sono aggiudicazioni anche con ribassi del 50% del valore della base d’asta di partenza. Anche se il DL 163/2000 all’art. 85, comma 3bis, prevede che gli enti aggiudicatari sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro. Concetto inutile e inapplicabile perché qualsiasi aggiudicazione può essere giustificata in mille modi. È vero anche che tali attuali procedure di aggiudicazione delle prestazioni sanitarie per la medicina del Lavoro sono possibili anche in seguito all’introduzione dell’art. 2, comma 1, lettera a della legge n° 248/06 (norma attuativa del D.L. 223/06 - c.d. «decreto Bersani» che di fatto ha abolito i minimi tariffari ma in ogni caso in contrasto con l’articolo 2233 del Codice Civile, che recita: «In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione», anche questo concetto di fatto inapplicabile, nonché con quanto disposto dall’art. 26. Comma 6 del D. Lgs 81/2008: «Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatari sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture. (…)». Fortunatamente in Italia esistono delle società di servizi che garantiscono adeguate coperture nella Medicina del Lavoro e non si piegano alla logica di mercato di sconti favolosi. Purtroppo molte piccole società invece sbaraccano sui prezzi pur di sopravvivere. È ovvio che grandi società con buona organizzazione interna e con migliaia di dipendenti sono di fatto obbligate a servirsi delle società specializzate in materia, così in questo modo hanno un solo rapporto con la società stessa che organizza e gestisce tutte le incombenze, molte, per una corretta attività, basti pensare che, unica al mondo, il DL. 81/106 ha 306 articoli da osservare. Si immagini un grande ente o una grande società che deve contrattualizzare decine e decine, in qualche caso anche centinaia di Medici Competenti, medici che devono essere gestiti, pagati, coordinati con un grande spreco di costose risorse interne, di tempo, di fatto utilizzando appunto decine di dipendenti con un costo elevato. La pratica delle società di servizi specializzati in medicina del lavoro molto in uso all’estero. Purtroppo in Italia i rappresentanti dei Medici, che qualche volta rappresentano solo loro stessi, non sono molto d’accordo con questa avanzata intuizione. Peraltro in Svizzera i medici del lavoro (in Italia devono avere titoli specifici, negli altri Paesi europei lo svolgimento di queste attività è meno problematica), sono pagati a forfait e non sulla base di tariffe a visita e sul numero delle singole prestazioni da effettuare. Si crea in questo modo la figura del consulente globale molto più appetibile di quella di semplice Medico competente. In sintesi, oltre a miglioramenti della legge 81/106, e ad una drastica riduzione del numero degli articoli ivi contenuti, un paese moderno dovrebbe attrezzarsi in modo che valide società di servizi, validate anche in modo diverso dalla certificazione ISO, possano svolgere il proprio qualificato lavoro nel paese. Sarebbe doveroso che si vietasse qualsiasi forma di ribasso delle prestazioni sanitarie in modo che le stesse società possano contrattualizzarsi al meglio con i medici competenti, con un ulteriore opportunità anche delle possibilità di lavoro per gli stessi. Oggi per formare un Medico Competente ci vogliono, oltre i 6 anni di Università, altri (oggi) 5 anni di Specializzazione con pochissimi posti, visti i pochi fondi disponibili per pagare gli specializzandi, creando in questo modo una sorta di monopolio della professione. Negli altri paesi, invece, il percorso verso la professione del Medico Competente è meno disastrato e problematico.

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