Politica

Governo, il rimpasto si avvicina

Enrico Letta, dal Messico dove è in visita ufficiale, apre a una revisione della squadra dei ministri. Nunzia De Girolamo finisce nel mirino del Pd dopo lo scandalo sulla Asl di Benevento

Il primo assaggio del rimpasto di governo è in salsa messicana. Un antipasto che Enrico Letta serve per la prima volta, dopo giorni di prudente silenzio, al suo arrivo in America Centrale. Forse punto nell'orgoglio personale dalle dichiarazioni di Renzi che ieri aveva detto “Letta non si fida di me”, il presidente del Consiglio da Città del Messico, dove è in visita ufficiale in un ricco programma di due giorni di incontri economici e istituzionali, prima di tutto tiene a chiarire che lui “invece” si fida di Matteo ed è “convinto che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene insieme” perché “i problemi del Paese vengono prima di quelli personali”. Importante sottolinearlo, per rassicurare l'altro contendente, Angelino Alfano, parso irritato ultimamente dalla gara, se così può essere definita, tra i due leader del Pd costretti a coabitare, tanto che aveva ammonito: “Facciano quello che pare a loro nella vicenda interna al Partito democratico, purché non scarichino le questioni interne sull’Italia”. Ma poi, sotto il pressing dell'onda nuova del suo segretario, che pure insiste a dire di non essere interessato al rimpasto e “alle poltrone”, ma solo al bene del Paese, il presidente del Consiglio coglie l'assist  del ministro per gli Affari regionali, il renziano Graziano Delrio, che ieri si è detto possibilista su un ricambio nella squadra di governo, nel caso in cui "ci sarà un'agenda nuova”. E quindi si sbilancia per la prima volta Enrico Letta, perché una nuova agenda sembra irrinunciabile adesso: “Il cambio di passo? Siamo noi i primi a chiederlo ed è chiaro che quest’operazione può passare anche attraverso una revisione della squadra di governo”. Naturalmente tutto è rinviato a dopo il 16 gennaio, quando ci sarà la direziona nazionale del Pd. Così da avere il tempo necessario per limare le frizioni nella maggioranza, individuare i punti di incontro per il patto di coalizione, l'“Impegno 2014” a cui il premier lavorerà a ritmi serratissimi per le prossime due settimane, e che ha interrotto solo per la visita in Messico, dove è arrivato insieme a Scaroni dell'Eni, Conti dell'Enel e Pansa della Finmeccanica. Il governo messicano a dicembre ha abolito il monopolio statale sulle risorse energetiche: un provvedimento che permetterà anche agli stranieri lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio del Golfo. Letta incontrerà gli imprenditori messicani interessati a investire in Italia e quelli italiani che operano nel Paese guidato dal primo dicembre dal "Partito de la Revolucion Institucional". Una rivoluzione istituzionale, come quella che lo attenderà al suo rientro a Roma. Perché il ciclone Renzi, ormai è chiaro, non può restare ininfluente sulla via della nuova azione di governo. Agli impegni promessi da Letta, si sono sommate le proposte spiazzanti del nuovo segretario su mercato del lavoro, unioni civili, riforme istituzionali e legge elettorale soprattutto, sulle quali il sindaco di Firenze non è intenzionato a fare sconti, questo è chiaro. E in un governo indebolito da pastrocchi vari (si vedano gli scatti negli stipendi dei professori o la situazione dei marò in India) e dallo scandalo scoppiato in testa a Nunzia De Girolamo, sembra sempre più probabile che l'intento di Fassina - quello di ratificare il cambio avvenuto nel Pd con la vittoria di Renzi dentro la squadra di governo - da causa personale che lo ha portato alle dimissioni, diverrà regola generale che comporterà la caduta di altri esponenti di prestigio dell'esecutivo. Soprattutto sul ministro dell'Agricoltura sono puntati i riflettori adesso, dopo la bufera sulla presunta influenza che la De Girolamo avrebbe esercitato sulle nomine e gli appalti della Asl di Benevento. Le parole del ministro che emergono dagli atti dell'inchiesta della Procura di Benevento sono registrazioni fatte dall'ex direttore amministrativo della Asl della città, Felice Pisapia (che nell'indagine è destinatario di un provvedimento di obbligo di dimora), di un incontro privato del luglio 2012 in casa della De Girolamo stessa. Dichiarazioni mai smentite dalla ministra. Tra le frasi sotto accusa ha colpito particolarmente quel “mandagli i controlli e vaffa...” riferito all'ospedale Fatebenefratelli di Benevento, il cui bar è gestito da anni da una società amministrata dal marito della zia del ministro. L'altro appalto riguarda invece il servizio 118, denunciato dall'azienda Sanit che prima lo gestiva e non lo ha ottenuto nuovamente dopo una serie di peripezie. Il Pd ha rivolto un nuovo invito alla De Girolamo affinché faccia al più presto chiarezza sulla vicenda. “Presenteremo subito una interrogazione urgente”, hanno dichiarato i deputati del Pd e componenti della commissione Agricoltura Anzaldi e Taricco, insieme ai senatori Cantini e Moscardelli. Paolo Gentiloni ne ha chiesto la testa. Il marito, Francesco Boccia, Pd, ha detto: “Nella vita chi sbaglia paga sempre, ma è la magistratura a deciderlo fermo restando che l'intero mondo della politica dovrebbe farsi un serio esame di coscienza. Io appartengo a quella scuola antica molto rigorosa, rigorosa con tutti, con chi è accanto e con chi è di fronte”. Letta ha assicurato che al suo rientro approfondirà la questione. E forse anche quella di altri ministri. Non è escluso, insomma, che al nuovo piano di riforme per rilanciare l'azione di governo, il premier non decida di associare una squadra nuova, almeno in parte, che faccia da volano a un più forte “Letta bis”. Nel mirino del toto-nomi è finito Fabrizio Saccomanni, titolare dell'Economia, dopo l'attacco del renziano Nardella (“ci vuole un politico, non un tecnico” al Tesoro) e dopo che l'ex premier, Mario Monti, ha fatto sapere di non essere disponibile a sostituirlo. Così confermando le voci che vorrebbero una sua sostituzione. A rischio ci sono anche Flavio Zanonato, Sviluppo economico, ed Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, che aveva criticato le proposte di Renzi contenute nel suo Job Act. Annamaria Cancellieri, ministro della Giustizia, era sopravvissuta al turbine del caso Ligresti. Forse anche lei finirà tra i desaparecidos.

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