Politica

Renzi spacca il Pd. Ma Letta lo difende

Chiti, Fioroni e Civati critici su riforme e proposte di legge elettorale Il premier: il Paese non può aspettare. Alfano: ok al sindaco d’Italia

Le tre proposte di riforma di legge elettorale proposte da Matteo Renzi spaccano il Pd. I renziani, Giachetti in testa, lodano l’iniziativa del segretario, ma l’opposizione interna la critica. Il senatore Vannino Chiti parla di «serie perplessità», soprattutto sulla «riforma del Senato» ancora indefinita e sull’opportunità di indicare tre proposte «come se fossero equivalenti» e «senza assumersi, come principale partito italiano, la responsabilità di una scelta prioritaria». E sapendo che le opinioni di FI e Ncd sono divergenti, «il Pd farà proprio quello che è più lontano dalla maggioranza o quello che la unisce?». C’è poi il tema del «rafforzamento del governo parlamentare. Per dare efficienza europea alle istituzioni occorre rafforzare il ruolo del premier con l’introduzione, come in Germania e Spagna, della sfiducia costruttiva». Secondo il deputato e leader dei cattolico-popolari del Pd, Giuseppe Fioroni, prima di parlare di legge elettorale bisogna definire le alleanze. «È ineludibile una soglia di almeno il 40% reale per il premio maggioranza, così come sono indispensabili le preferenze. Senza questi requisiti non si rispetta la Costituzione - spiega - Non esiste una legge elettorale che faccia arrivare al 40% partiti deboli, occorre una coalizione. Da qui una domanda a Renzi: se Pd e Sel non bastano, cosa bisogna fare? Il tema delle alleanze è centrale e non può essere rinviato anche rispetto agli attuali alleati di governo». Sulle riforme, Pippo Civati chiede di definire meglio il ruolo del Senato delle Autonomie, perché risulta «difficile immaginare quali sarebbero le funzioni di un Senato composto da sindaci (quali poi?) e governatori, che hanno abbastanza da fare sul territorio» e «sono incompatibili col mandato parlamentare». Ma Renzi tira dritto e difende le sue proposte, modello spagnolo compreso, perché - spiega - «con il premio del 15% e lo sbarramento garantisce una maggioranza». E incassa il placet del premier Letta che giudica «buona» e «importante» l’iniziativa del segretario Pd: «Il Paese non può permettersi di stare un altro anno senza riforme e legge elettorale. E così anche sugli altri temi. Le soluzioni si troveranno. Bisogna arrivare rapidamente al dunque». Il vicepremier Alfano ribadisce la preferenza del Nuovo centrodestra per la legge dei sindaci e accetta i tempi di Renzi (ok alla Camera alla legge elettorale entro febbraio, «ci fidiamo non sia per anticipare il voto) perché ciò «rafforza» il governo. Tesi condivisa da Lupi. Grillo si chiama invece fuori: «150 abusivi in Parlamento» non possono fare le riforme. Sulla legge elettorale entro febbraio il M5S avrà una posizione «da discutere in Parlamento quando un Parlamento legittimo sarà insediato».

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