Forza Italia nacque nel 1994 per rompere alcuni storici steccati e affermare anche per l’Italia la necessità di un sistema bipolare, maggioritario e tendenzialmente bipartitico. Quella è da sempre la nostra stella polare e ci ha guidati in questi vent’anni di transizione resa travagliata dai trasformismi e dai funambolismi di una sinistra abituata più alle manovre di Palazzo e assai meno al confronto limpido, anche duro, ma che avesse nell’elettore l’arbitro unico per decidere il governo dell’Italia. La proposta di Matteo Renzi è apprezzabile sul piano del metodo. Il leader Pd supera di slancio la disputa bizantina se una riforma elettorale debba essere discussa nella maggioranza prima di offrirla al contributo delle opposizioni e mette un paletto preciso ai suoi alleati di governo: si discute con tutti e Renzi pensa a incontri bilaterali con i leader degli altri partiti. Quanto al merito della sua proposta, è evidente che il giudizio potrà essere dato soltanto sul testo concordato della riforma. È importante però osservare come il leader Pd confermi un’impostazione che è alla base di tutte le proposte elaborate nel tempo anche da Forza Italia: un sitema maggioritario, bipolare, con un meccanismo di voto che consenta, a urne chiuse, di conoscere la sera stessa chi sarà il premier chiamato a guidare l’Italia e la maggioranza che lo sosterrà. Funziona così nelle principali democrazie europee e in quelle anglosassoni, con i risultati che vediamo e che gli italiani ammirano e invidiano a quei popoli. Su queste basi, al riparo dalle furbizie tattiche di qualche protagonista, Forza Italia e Silvio Berlusconi sono pronti a dare un contributo leale e senza riserve per approvare in tempi rapidi la riforma della legge elettorale. La cui importanza è ormai un dato acquisito nella coscienza di ogni italiano: perché un meccanismo elettorale funzionante e chiaro è il presupposto essenziale per il buon governo dell’Italia. Anche per questa ragione il presidente Berlusconi ha espresso l’auspicio che una volta approvata la legge si possa concordare un «election day» per celebrare nello stesso giorno la festa della democrazia e votare, insieme alle europee, anche per il rinnovamento dell’Italia.
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