Politica

Il Salvatore e l’Esattore

di Gian Marco ChiocciIl Salvatore (dei romani più che del sindaco Marino) si chiama Enrico Letta. Non nasce in una grotta come Gesù Cristo, al quale in altri tempi avrebbe imposto anche l’Imu sulla...

Il Salvatore (dei romani più che del sindaco Marino) si chiama Enrico Letta. Non nasce in una grotta come Gesù Cristo, al quale in altri tempi avrebbe imposto anche l’Imu sulla prima stalla. L’uomo ormai tira a campare a forza di tasse e figuracce. Con l’ultimo decreto «Mille Marchette» il Salvatore ha salvato Roma dopo che il testo omonimo, denominato appunto «Salva Roma», era stato cestinato da Giorgio Napolitano che incredibilmente l’ha poi ri-avallato dopo che lo stesso era decaduto a fiducia incassata. Un’iniziativa rischiosissima, quella del Quirinale, che offre il fianco a quanti invocano l’impeachment visto che la reiterazione è vietata dalla Costituzione, e così facendo Napolitano rischia di sottoscrivere un decreto riproposto sulla carta carbone di quello appena ritirato. In questo gioco delle tre carte, incomprensibile ai comuni mortali, il governo del Salvatore ha approvato una norma che più che salvare Roma salva il suo sindaco da una figuraccia. Marino infatti era già alle prese con uno straordinario e innovativo piano strategico per far fronte alla voragine di bilancio: aumentare le tasse ai suoi concittadini. Anziché far camminare l’immobile macchina amministrativa e procedere con l’accetta al taglio degli sprechi comunali, il Nostro Marino s’era industriato per aumentare l’Irpef dello 0,3 per mille (dallo 0,9 all’1,2). Al fine di raggiungere il record italiano di pressione fiscale aveva chiesto al governo di prevedere una norma ad hoc per consentirglielo. Letta, in imbarazzo, ha ovviato donando all’amico Ignazio qualche centinaio di milioni di euro. Una parte andrà a coprire i buchi di bilancio, un’altra, purtroppo, non ridarà dignità alla città (leggete l’inchiesta del Tempo sui parchi abbandonati) ma andrà a rimpinguare le casse per la «nuvola» dell’archistar Fuksas, il faraonico centro congressi accanto al Palazzo dei congressi dell’Eur: doveva costare 270 milioni e ne costerà alla fine 150 in più. Ps: siamo ovviamente tutti felici per l’impegno del governo nel far venire in Italia la signora Shalabaieva, consorte di un personaggio rincorso dalle polizie di tutto il mondo per accuse gravissime. Se qualcuno si fosse attivato con lo stesso impegno per far tornare anche i Marò o gli ultimi tifosi laziali rinchiusi a Varsavia, saremmo stati ancora (e molto) più contenti.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.