Politica

Giachetti: "Entro fine gennaio nuova legge elettorale in Aula"

Il deputato ha interrotto sabato lo sciopero della fame. Ora è fiducioso: "Il timing indicato da Renzi è perfettamente plausibile"

L’auspicata riforma elettorale, fino a oggi, gli è costata 14 chili e l’isolamento da parte dei vecchi vertici del partito. Roberto Giachetti, vice presidente della Camera del Pd, ha interrotto sabato lo sciopero della fame contro il Porcellum «nella speranza che si passasse dalle parole ai fatti». Renzi nel suo discorso ha posto la riforma elettorale come primo obiettivo. Siamo ancora solo alle parole o si sta per passare ai fatti? «Penso che se la politica non vuole precipitare nel baratro e continuare a perdere credibilità, la riforma elettorale sia imprescindibile. I numeri per farla ci sono sia alla Camera sia in Senato». Il nuovo segretario del Pd ha parlato di riforma in aula entro fine gennaio. È una tempistica realizzabile? «Abbiamo già votato per la procedura d’urgenza per portare in aula appena possibile la proposta di legge. Questa procedura prevede un mese di tempo, quindi il timing indicato da Renzi è perfettamente plausibile. Per l’intero percorso costituzionale, se tutto fila liscio, ci vorrà un anno e mezzo. Io sono fiducioso». Prevede conseguenze per il governo? «Se si tireranno indietro, facendo cadere il governo, sarà soltanto colpa loro. Stanno cercando alibi, provano a buttare la palla in calcio d’angolo. Quagliariello sono sette mesi che ripete la stessa frase sulla necessità di una proposta di legge che comprenda anche titolo V, bicameralismo e riduzione dei parlamentari. La realtà è che vogliono solo prendere tempo, ma noi non accettiamo ricatti». Nella sua battaglia per la riforma elettorale si è sentito isolato all’interno del suo partito? «Sì, sono stato denigradato e insultato dai vertici della vecchia dirigenza. Solo Matteo e qualche deputato mi sono stati vicini. La Finocchiaro mi ha definito “intempestivo”, altri hanno detto che cercavo solo visibilità». Cuperlo presidente del Pd, non le sembra una mossa da vecchia politica? «In linea di massima penso che chi perde debba aspettare il suo turno. In un momento come questo, però, sono d’accordo con la scelta di Renzi. Si tratta di un caso particolare, diciamo che questa è l’eccezione che conferma la regola». È rimasto sorpreso dalle percentuali raggiunte da Renzi nelle Primarie? «Innanzitutto non mi aspettavo una partecipazione così vasta. Ero convinto che Matteo avrebbe vinto bene ma non in questi termini. È evidente che c’è molta gente che vuole un cambiamento. Anche questo è un sintomo da non trascurare».

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