Politica

Renzi vede Letta: "Lavoreremo bene insieme"

Dopo aver presentato la segreteria il sindaco è andato a Palazzo Chigi, ma la coabitazione non sarà facile

Lo aveva promesso durante la campagna delle primarie. E questo pomeriggio Matteo Renzi, neosegretario del Pd, ha mantenuto l'impegno compiendo il suo primo atto formale: l'annuncio della nuova segreteria. Lo ha fatto in una conferenza stampa convocata per le 15.30 ma il cui inizio, senza apparenti, motivi è slittato di quasi mezz'ora. I maligni, in realtà, sostengono che il sindaco abbia fino all'ultimo limato la lista dei 12 che lo affiancheranno in questa avventura. Anche per cercare di accontentare tutti coloro che lo hanno sostenuto. In particolare Dario Franceschini e la sua componente Areadem. Il risultato è una segreteria composta in larga parte da fedelissimi, con un piccolo riconoscimento allo sconfitto Pippo Civati (nessun rappresentante dell'area Cuperlo). Dei fedelissimi fanno parte: Luca Lotti (Organizzazione) da sempre braccio destro del sindaco; Stefano Bonaccini (Enti locali) passato dalle file bersaniane a quelle renziane e coordinatore della campagna delle primarie di Matteo; Davide Faraone (Welfare e Scuola); Maria Elena Boschi (Riforme istituzionali); il "tecnico" Francesco Nicodemo (Comunicazione) blogger da sempre frequentatore della Leopolda; l'ex sindaco di Lodi Lorenzo Guerini (portavoce della segreteria) e Marianna Madia (Lavoro) che è recentemente passata tra i renziani dopo un glorioso passato veltroniano. Vicinai ad Areadem, e quindi a Franceschini, invece:  Federica Mogherini (Europa), la governatrice del Friuli Debora Serracchiani (Infrastrutture), Chiara Braga (Ambiente), Alessia Morani (Giustizia) e Pina Picierno (Legalità e Sud. Civatiano doc, infine, Filippo Taddei (Economia). Insomma Renzi ha graniticamente garantito il suo blocco di potere. Poteva estrarre nuovi nomi dal cilindro, ha preferito affidarsi all'usato sicuro. E poco importa che, come sottolinea, "l'età media sia di 35 anni", l'impressione è che l'appartenenza politica abbia avuto la meglio sul merito. Poco importa. Dopo aver sottolineato lo straordinario dato di quasi 3 milioni di partecipanti alle primarie, il neosegretario ha indicato i prossimi passi. Nessuna sfiducia al governo Letta e impegni concreti su 3 punti: lavoro, Europa e riforme istituzionali. Quindi ha lasciato il Nazareno per recarsi a Palazzo Chigi dove ha incontrato il premier. Alla fine del faccia a faccia un solo commento affidato ad una nota comune: "Abbiamo avuto un incontro lungo, positivo e fruttuoso che conferma il nostro comune impegno. Lavoreremo bene insieme". Chissà perché in pochi ci credono.

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