Un vero e proprio terremoto. È quello scatenato da Il Tempo che ieri ha raccontato gli sviluppi di una storia cominciata nel 2011 quando Rita Marino, storica segretaria di Gianfranco Fini, ha deciso di denunciare il Comitato dei Garanti e il Comitato di Gestione incaricati di gestire il patrimonio del disciolto partito di Alleanza Nazionale. Una vicenda che, secondo il pubblico ministero, doveva concludersi con una semplice archiviazione. Invece il gip Anna Maria Fattori non solo ha respinto la richiesta, ma ha anche predisposto «ulteriori indagini per il più completo accertamento dei fatti». Nell’ordinanza, datata 21 novembre, si parla di «bonifici sospetti» e «conti esteri». Abbastanza per scatenare la rabbia di chi ha creduto e continua a credere nella bandiera di An. Il giorno dopo, mentre sulla rete si riversa un misto di incredulità e rabbia, è la stessa Marino a commentare ciò che sta accadendo. «La mia - dice - non è assolutamente una denuncia politica. La verità è che non ci si è attenuti a ciò che era stato deliberato dal congresso. Il comitato di Gestione doveva gestire il patrimonio fino a liquidarlo». Sì, ma di quel Comitato faceva parte anche lei? «E sono stata l’unica ad esserne estromessa». Messa così sembrerebbe una «vendetta privata», ma la segretaria di Fini non accetta questa lettura: «L’errore principale è stato fatto all’inizio. Quando il congresso ha eletto il comitato di Gestione e quello dei Garanti non c’è stata una corretta definizione dei compiti. Così il secondo ha esautorato il primo». Sta dicendo che le spese «sospette» su cui sta indagando la magistratura sono state autorizzate dai Garanti? «Esattamente». E i conti esteri? «Non so cosa dirle, non mi occupavo dell’amministrazione». Ora, cosa succederà? «Io non sono così cattiva da pensare che sia stato fatto qualcosa di irregolare. Le indagini serviranno per capire meglio. E se tutto è in ordine, saremo tutti più tranquilli». Molto più duro Francesco Storace che scegli il suo Giornale d’Italia per sfogare la propria amarezza. «Se confermato quanto scrive Il Tempo - si legge in un corsivo pubblicato sul sito - la storia della Fondazione An rischia di fare impallidire la vicenda Lusi. Per parte nostra, sconcertati, chiediamo, come facciamo almeno da luglio scorso, che il presidente Mugnai e i suoi sodali pubblichino online ogni spesa sostenuta fino al centesimo, rendano conto del fiume di denaro transitato per le loro casse e raccontino se esistono addirittura conti esteri». «Noi - prosegue - in quella Fondazione non entreremo mai. Da mesi denunciamo sul nostro quotidiano assenza di trasparenza: ora quello che apprendiamo da Il Tempo sembra confermare i nostri dubbi. Il quotidiano ha anche ricordato la diffida - in verità più a mezzo stampa che giudiziaria - inviata da Mugnai a me e ai promotori della manifestazione dello scorso 9 novembre per sabotare invano la nascita del movimento per Alleanza nazionale. Lascino in pace il simbolo che non gli appartiene affatto e spieghino invece che stanno combinando con tutti quei quattrini». «Sciolgano la fondazione An - o tolgano il nome di un partito glorioso da quella macchina per soldi, come scrivemmo il 31 ottobre scorso - e non facciano altri danni - conclude Storace -. Il simbolo di An deve restare puro e non sporcato da manovre che finiscono nel tritacarne giudiziario».
Parla la grande accusatrice, An nel caos
Rita Marino: «La mia denuncia sui soldi del partito? Vediamo se escono fuori irregolarità»
