Sono ventitré i provvedimenti di grazia concessi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso del suo primo settennato, dal 15 maggio 2006 al 22 aprile scorso. I dati sono forniti dal Quirinale, tuttavia senza i nomi dei beneficiari. Ricavarli, però, non è impossibile. Così si scopre che i privilegati della clemenza presidenziale vanno da Ovidio Bompressi - la prima grazia di Napolitano - al colonnello Usa Joseph Romano. Partiamo da Bombressi. L’ex esponente di Lotta Continua fu condannato come autore materiale dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi commesso a Milano il 17 maggio 1972. La grazia concessa da Napolitano col parere favorevole dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella, fu uno dei primissimi atti compiuti dall’ex Pci da Capo dello Stato. Il 18 maggio 2006, a tre giorni dal proprio insediamento, Napolitano comunicò l’intenzione di istituire l’Ufficio per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia dedicato alla trattazione delle pratiche di grazia e commutazione delle pene. Una decisione maturata alla luce della sentenza numero 200 dello stesso 18 maggio 2006 della Corte Costituzionale che, sul potere di grazia, affermò che il Capo dello Stato ne è il titolare unico non solo formale e può decidere a propria discrezione anche in caso di eventuale dissenso del Guardasigilli, in quanto «organo super partes , rappresentante dell’unità nazionale ed estraneo al circuito dell’indirizzo politico-governativo». Così la Consulta risolveva il conflitto di attribuzione sollevato dal predecessore di Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi nei confronti dell’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. Napolitano nel primo settennato ha utilizzato questo suo potere con estrema parsimonia. Nel dicembre 200 ha graziato Salvatore Piscitiello (78enne in pensione condannato a 6 anni per aver ucciso nel 2003 il figlio autistico, esasperato dalle continue violenze nei confronti dei familiari) e Ivan Liggi (agente della Polstrada condannato a 9 anni e 8 mesi per l’omicidio di un automobilista nel 1997 che a Rimini tentò di fuggire a un controllo). Nel luglio 2007 graziò poi Josef Felder, Egon Kufner, Helmut Moritz, Gottfried Tschaikner e Luigi Larch, esponenti del gruppo di altoatesini condannati per una serie di attentati compiuti negli anni ’60. Nell’ottobre 2001 la clemenza presidenziale raggiunse Calogero Crapanzano, maestro di scuola elementare in pensione che nel 2007 uccise il figlio autistico dal quale veniva picchiato. Nel febbraio 2012 fu la volta di Pietro Milazzo, sindacalista Cgil con numerose denunce a carico. A dicembre dello stesso anno il caso del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi per diffamazione, pena commutata in pecuniaria. Nell’aprile 2013 l’ultima grazia a Joseph Romano, colonnello dell’Air Force One condannato nel 2012 per il rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar. Napolitano è il Capo dello Stato ad aver concesso meno grazie nella storia della Repubblica con soli 23 atti di clemenza (6 per pena detentiva temporanea, 2 per pena detentiva accessoria, 10 per pena accessoria, uno per reato militare, uno per pena detentiva temporanea e pena pecuniaria e tre per commutazione della pena in pecuniaria) a fronte di 2688 richieste esaminate (1603 rigettate, tra cui quella chiesta dal criminale pluriergastolano Renato Vallanzasca, e 1062 archiviate).
A questi ventitré sì
Napolitano nega la grazia al Cav ma l’ha data a condannati per reati gravi Da Bompressi a terroristi altoatesini fino allo 007 americano di Abu Omar
